TRENTAQUATTRO RACCONTI
Edizione italiana: Arnoldo Mondadori Edizione 1984

 

Questa antologia, edita nel 1984 e ristampata successivamente anche con altri titoli (es. Il grande mondo laggiù), raccoglie molti dei racconti che Bradbury ha pubblicato e che la critica considera tra i migliori.
    Ancora una volta l’autore dimostra come la sua attenzione si concentri da un lato verso l’analisi delle paure, delle speranze e dei sentimenti propri di ogni essere umano e dall’altro ad uno studio attento e puntuale della forma letteraria con la quale esprimere i suoi concetti, fino a giungere ad una espressività che è a mezza via tra la prosa e la poesia; d’altronde solo una forma realmente poetica è in grado di descrivere il mondo pervaso dai sentimenti e dai pensieri che Bradbury vuole e può illustratore.

 

CONTENUTO

Nel seguente elenco sono riportati i titoli (tra parentesi il titolo originale e la pubblicazione dalla quale è stata tratta l’opera) e gli incipit dei vari racconti della traduzione di Laura Grimaldi:
 

La sera (The Night - Dark Carnival ripreso in Dandelion Wine)

«Sei un bambino in una piccola città. Per essere esatti, hai otto anni, e si sta facendo tardi. Tardi per te, abituato ad andare a letto alle nove, nove e mezzo, anche se di tanto in tanto preghi mamma e papà di lasciarti in piedi un po’ di più per ascoltare Sam e Henry a quella strana radio tanto di moda in quest'anno 1927. Ma per lo più, a quest’ora sei ranicchiato sotto le lenzuola.
    È una calda sera d’estate. Vivi in una casetta su una straducola alla periferia della città, dove ci sono pochi lampioni …»

 

La ragazza che viaggiava (The Traveler - Dark Carnival) «Papà entrò in camera di Cecy poco prima dell’alba. Cecy era adagiata sul letto. Papà scosse la testa, indicandola, con l’aria di chi non capisce.
    "Se riesci a spiegarmi di che utilità è, lì sdraiata" disse "io mi mangio il cappello. Dorme tutta la notte, fa colazione e poi se ne sta sul letto tutto il giorno."
    "Oh, ma se invece è così utile!" spiegò la mamma, guidandolo lungo il corridoio, lontano dalla pallida figura adagiata. "Ma se è il membro più adattabile della Famiglia! E i tuoi fratelli di che utilità sono? Quasi tutti dormono di giorno, senza far …»

 

Il lago (The Lake - Dark Carnival) «Ritagliarono il cielo a mia misura e lo gettarono sul lago Michigan, misero sulla spiaggia gialla dei bambini con una palla che rimbalzava, un genitore scontento, e me che uscivo dalle onde per trovare questo mondo molto squallido e bagnato.             Corsi sulla spiaggia.     La mamma mi diede una botta con un asciugamano di spugna. "Sta’ fermo e asciugati" disse.
    Stetti fermo a guardare il sole che mi portava via dalle braccia le gocce d’acqua. Io le sostituii con la pelle d’oca.
    "Che vento!" disse la mamma. "Mettiti la maglietta."
    "Aspetta che mi guardo la pelle d’oca" dissi io.
    "Harold!"
    Mi …»
 
 
La bara (The Coffin - Dark Carnival apparso anche col titolo Wake for the Living) «Per un certo numero di giorni vi fu un gran battere e martellare; e vi furono consegne di parti metalliche e roba assortita che il signor Charlie Braling portò nel suo piccolo laboratorio con ansia febbrile. Il signor Braling era prossimo a morire, molto prossimo a morire, e fra un accesso squassante di tosse e uno sputo, sembrava avere una gran fretta di mettere insieme un’ultima invenzione.
    "Che stai facendo?" gli chiese il fratello minore, Richard Braling. Per un certo numero di giorni aveva ascoltato con difficoltà crescente e molta curiosità tutto quel battere e quel martellare, e ora cacciò …»
 
 
Il grande incendio (The Great Fire - The Golden Apple of the Sun) «La mattina in cui iniziò il grande fuoco, nessuno, in casa, poté spegnerlo. Era la nipote della mamma, Marianne, che era venuta ad abitare da noi mentre i suoi genitori erano in Europa, ad essere avvolta dalle fiamme. E così, nessuno poté rompere il finestrino della cassetta rossa, all’angolo, né tirare il gancio che avrebbe portato i pompieri e i lunghi tubi coi getti d’acqua. Fiammeggiante come un brandello di cellophane acceso, Marianne scese dabbasso, si lasciò cadere sulla sedia al tavolo della colazione con un grido e un gemito, e si rifiutò di mangiare una briciola.
    La mamma e …»
 
 
L’immensità (The Wilderness - The Golden Apple of the Sun ripreso in Martian Chronicles) «Oh infine il Buon Tempo era venuto …
    Era il crepuscolo, e Janice e Leonora imballavano alacremente, nella loro casa estiva, cantando mangiando poco e aggrappandosi l’una all’altra, quando era necessario. Ma non guardavano mai la finestra, dove la notte si addensava profonda e le stelle spiccavano fredde e lucenti.
    "Ascolta!" disse Janice.
    Un suono come di battello a vapore giù sul fiume, ma si trattava di un razzo nel cielo. E oltre quel rumore ... suono di banjo? No, solo i grilli, in quella notte estiva dell’anno 2003. Diecimila suoni alitavano attraverso la città e il tempo. Janice, a testa china, ascoltava …»
 
 
Rumore di tuono (A Sound of Thunder - The Golden Apple of the Sun) «La scritta sul muro sembrò baluginare, come sotto una pellicola d’acqua calda in movimento. Eckels si sentì battere le palpebre sulla fissità degli occhi, e in quella momentanea oscurità la scritta arse:
 
SAFARI NEL TEMPO, INC.
SAFARI IN QUALUNQUE ANNO DEL PASSATO.
VOI SCEGLIETE L’ANIMALE.
NOI VI PORTIAMO LÀ.
VOI SPARATE.

      Un muco caldo si raggrumò nella gola di Eckles, che inghiottì per mandarlo giù. I muscoli attorno alla sua bocca formarono un sorriso, mentre tendeva lentamente la mano nell’aria, e in quella mano sventolava un assegno di diecimila dollari verso l’uomo seduto alla scrivania.
    "Questo safari mi dà la …»

 
 
L’assassino (The Murderer - The Golden Apple of the Sun) «La musica si mosse con lui nei corridoi bianchi. Lo psichiatra superò la porta di uno studio: Il valzer della vedova allegra. Un’altra porta: Pomeriggio d’un fauno. Una terza: Baciami ancora. Lo psichiatra voltò in un corridoio che intersecava il primo: La danza delle spade lo inondò di suoni di cembali, tamburi, tegami, padelle, coltelli, forchette, tuono e lampi di stagno. Tutto si spense mentre lui entrava spedito in una saletta dove una segretaria sedeva, deliziosamente paralizzata dalla Quinta di Beethoven. Lo psichiatra si mosse davanti ai suoi occhi come una mano; lei non lo vide.
    La radio da polso …»
 
 
La strega d’aprile (The April Witch - The Golden Apple of the Sun) «Nell’aria, sulle valli, sotto le stelle, sopra un fiume, uno stagno, una strada, volava Cecy. Invisibile come nuovo vento di primavera, fresca come il respiro del trifoglio che si alza dai campi al crepuscolo, volava. Si tuffava soffice come un ermellino, si fermava tra gli alberi e viveva nei fiori disperdendosi in petali quando soffiava la brezza. Si appollaiava su una rana verde-melma, fredda come menta vicino a uno stagno lucente. Trotterellava in un cane sbilenco e abbaiava per sentire gli echi dei lontani fienili. Viveva nella nuova erba d’aprile, nei chiari liquidi dolci che salivano dalla terra muschiosa. …»
 
 
Il ragazzo invisibile (Invisible Boy - The Golden Apple of the Sun) «La Vecchia Signora afferrò il grande cucchiaio di ferro e la rana mummificata, calò un gran colpo e polverizzò la rana, poi parlò alla polvere mentre la schiacciava in fretta nei pugni forti. I suoi occhietti vitrei, grigi, di uccello saettarono verso la baracca. Tutte le volte che guardava da quella parte, nella finestrella una testa si abbassava in fretta, come se la donna avesse sparato una fucilata.
    "Charlie!" gridò la Vecchia Signora. "Vieni fuori di lì!" Sto preparando un filtro di lucertola per aprire quella porta arrugginita! Vieni fuori subito, e non farò tremare la terra, non farò ardere …»
 
 
L’aquilone d’oro, il vento d’argento (The Golden Kite, the Silver Wind - The Golden Apple of the Sun) «"A forma di maiale?" strillò il Mandarino.
    "A forma di maiale" disse il messaggero, e se ne andò.
    "Oh, che brutto giorno di un brutto anno" strillò ancora il Mandarino. "Quando ero bambino, la città Kwann-Si, era molto piccola. Ora è diventata tanto grande che costruiscono le mura."
    "Ma perché dalle mura lontane tre chilometri rendono il mio buon padre improvvisamente triste e arrabbiato?" chiese piano sua figlia.
    "Costruiscono le mura a forma di maiale!" rispose il Mandarino. "Capisci? Le mura della nostra città sono costruite a forma d'arancia. Quel maiale ci divorerà avidamente."
    Ah.
    Rimasero entrambi immersi nei loro …»
 
 
La sirena (The Fog Horn - The Golden Apple of the Sun apparso anche col titolo The Best From 20,000 Fathoms) «Là fuori, nell’acqua fredda, lontano dalla terra, aspettavamo tutte le sere l’arrivo della nebbia, e la nebbia arrivava, e noi alimentavamo il meccanismo d’ottone, accendendo il faro antinebbia nella torre di pietra. Sentendoci come due uccelli nel cielo grigio, il signor McDunn ed io mandavamo la luce a scrutare il buio esterno, rossa, poi bianca, poi di nuovo rossa, alla ricerca delle navi. E se le navi non vedevano la nostra luce, c’era sempre la nostra Voce, il grande urlo profondo della nostra Sirena per la Nebbia che vibrava fra gli stracci di foschia, facendo fuggire spaventati i gabbiani, simili  …»
 
 
La grande partita bianca e nera (The Big Black and Withe Game - The Golden Apple of the Sun) «La gente affollava lo stadio, in attesa dietro la rete metallica. Noi bambini uscimmo gocciolanti dal lago, strillando, corremmo fra i padiglioni bianchi, superammo l’albergo e sedemmo sulle gradinate, sulle quali si disegnò l’impronta dei nostri sederi bagnati. Il sole filtrava caldo fra le alte querce che circondavano il campo di baseball. I nostri padri e le nostre madri, in calzoncini corti e leggeri abiti estivi, ci sgridavano, costringendoci a stare tranquilli.
    Guardammo verso l’albero e verso la porta posteriore della vasta cucina, in attesa. Alcune donne di colore cominciarono a traversare la zona maculata d’ombra che ci divideva …»

 

Ricamo (Embroidery - The Golden Apple of the Sun) «L’aria del portico scuro nel pomeriggio inoltrato era pieno di bagliori di aghi, simili al movimento di un nugolo di insetti argentei nella luce. La bocca delle tre donne era serrata sopra il lavoro. I corpi si spingevano all’indietro e poi si chinavano in avanti, impercettibilmente, tanto che le sedie a dondolo si muovevano e mormoravano. Ogni donna si guardava le mani, come se all’improvviso vi avesse trovato il proprio cuore che batteva là.
    "Che ore sono?"
    "Le cinque meno dieci."
    "Fra un minuto devo alzarmi per sgusciare i piselli per la cena."
    "Ma ..." disse una di loro.
    "Ah, sì …»
 
 
Le auree mele del sole (The Golden Apple of the Sun - The Golden Apple of the Sun)           «"A sud" disse il comandante.       "Ma non esistono punti cardinali, qui nello spazio" disse il suo secondo.
      "Quando ci si sposta verso il sole" rispose il comandante "e tutto diventa giallo, caldo e lento, allora si va in un’unica direzione possibile." Chiuse gli occhi e pensò alla terra lontana, calda, fumante, mentre il respiro si muoveva dolcemente nella sua bocca. "A sud." Annuì lentamente a se stesso. "A sud."
    Il razzo era il Copa de Oro, chiamato anche il Prometeo e Icaro, e la sua destinazione era in realtà il cocente sole di mezzogiorno. Con grande allegria, l’equipaggio aveva impacchettato …»
 
 
La centrale (Powerhouse - The Golden Apple of the Sun) «I cavalli rallentarono fino a fermarsi, e l’uomo e sua moglie guardarono la valle sabbiosa e asciutta, in basso. La donna sedeva afflosciata sulla sella; non parlava da ore, non trovava una parola buona da dire. Era intrappolata da qualche parte fra la calda pressione buia del cielo dell’Arizona offuscato da nubi pesanti e la dura pressione granitica delle montagne spazzate dal vento. Qualche goccia di pioggia fredda le cadde sulle mani tremanti.
    Guardò suo marito con aria stanca. Lui cavalcava con scioltezza il suo cavallo, con tranquilla risolutezza. Lei chiuse gli occhi e pensò a com’era stata durante tutti …»
 
 
Addio (Hall and Farewell - The Golden Apple of the Sun) «Ma certo che se andava, non c’era altro da fare, il tempo era scaduto, l’orologio aveva concluso la sua corsa, e lui se ne andava molto, molto lontano. La valigia era pronta, le scarpe lucidate, i capelli spazzolati, si era lavato espressamente dietro le orecchie, ed ora non gli restava che scendere le scale, uscire dalla porta e imboccare la strada che portava alla stazione della cittadina, dove il treno avrebbe fatto una fermata solo per lui. Poi Fox Hill, nell'Illinois, si sarebbe allontanata nel suo passato. E lui sarebbe andato forse nell’Iowa, forse nel Kansas, forse persino in  …»
 
 
Il grande mondo laggiù (The Great Wide World over There - The Golden Apple of the Sun) «Era una giornata da essere fuori dal letto, da aprire le tende e spalancare le finestre. Era una giornata che rendeva il cuore più grande, con la sua calda aria di montagna.
    Cora, sentendosi come una ragazzina con un vecchio vestito sgualcito, si sedette nel letto.
    Era presto, col sole appena all’orizzonte, ma già gli uccelli spiccavano il volo dai pini e dieci miliardi di formiche rosse circolavano libere dai loro rifugi bronzei, vicino alla porta della baracca. Tom, il marito di Cora, dormiva come un orso in una nervosa ibernazione di coperte, accanto a lei. Il mio cuore lo sveglierà? …»
 

Il commiato (The Leave-Taking ripreso in Dandelion Wine)

«Era una donna con una scopa, o un panno per la polvere, o uno straccio per i pavimenti, o un cucchiaio. La mattina la si vedeva tagliare un tortino, canticchiando, a mezzogiorno mettere i dolci appena sfornati sulla finestra e la sera ritirarli, freddi. Faceva tintinnare le tazze di porcellana come un suonatore di campane svizzero, mettendole a posto. Scivolava per la casa con la regolarità di un aspirapolvere e, cercando, trovando, sistemando ogni cosa. Di ogni finestra faceva uno specchio che tratteneva il sole. Bastava che passasse due volte da qualsiasi giardino, con la zappa in mano, che i …»
 
 
L’esorcismo (Exorcism ripreso in Dandelion Wine) «Elmira Brown uscì dal bagno mettendosi dello iodio sul dito, che per poco non si era mozzata tagliandosi una fetta di torta al cocco. Proprio in quel momento il postino salì i gradini del portico, aprì la porta ed entrò. La porta sbatté. Elmira Brown fece un gran balzo.
    "Sam!" gridò. Agitò il dito coperto di iodio, per raffreddarlo all'aria. "Non sono ancora abituata all'idea che mio marito faccia il postino. Tutte le volte che entri a questo modo, mi terrorizzi."
    Sam Brown rimase dov’era, con la sacca della posta semivuota, e su grattò la testa. Si voltò a guardare …»
 
 
La macchina della felicità (The Happiness Machine ripreso in Dandelion Wine) «Domenica mattina Leo Auffmann si mosse lentamente per il suo garage, aspettandosi che un pezzo di legno, un rotolo di filo di ferro, un martello o una pinza saltassero su, gridando: "Inizia da qui!" . Ma tanto per cominciare niente saltò su, niente gridò.
    Una Macchina della Felicità, si chiese Leo, dev’essere qualcosa che puoi portarti in tasca?
    O, continuò, dev’essere qualcosa che porta te nella sua tasca?
    "Di una cosa sono assolutamente sicuro" disse ad alta voce. "Dev’essere brillante!"
    Piazzò un barattolo di vernice arancione al centro del bancone di lavoro, prese un dizionario e tornò in casa. …»
 
 
Chiamando il Messico (Calling Mexico ripreso in Dandelion Wine) «E poi il giorno quando tutt’attorno, tutt’attorno, si sentono cadere le mele, una a una, dagli alberi. Dapprima ce ne una qua e una là, e poi sono tre e poi quattro e poi nove e venti, finché le mele scrosciano giù come pioggia, cadono come zoccoli di cavallo sulla morbida erba verde scuro, e tu sei l'ultima mela sull'albero; e aspetti che il vento ti liberi lentamente dalla sua presa, lassù, vicino al cielo, e ti faccia cadere sempre più giù. Prima ancora di toccare l’erba avrai dimenticato perfino che esisteva un albero, o le altre mele, o …»
 
 
Il meraviglioso abito color gelato alla panna (The Wonderful Ice Cream Suit - A Medicine for Melancholy) «In città era un crepuscolo primaverile, e davanti alla sala da biliardo, dalla quale usciva un ticchettio soffocato, tre giovani messicani respiravano l’aria calda e osservavano il mondo. A tratti parlavano e a tratti non dicevano niente; guardavano le macchine scivolare via come pantere nere, sull’asfalto bollente, o fissavano i tram avvicinarsi come temporali e sprizzare scintille, prima di rombare via nel silenzio.
    "Ehi" disse alla fine Martinez, che era il più giovane, il più dolcemente triste dei tre. "Gran bella serata, eh? Proprio bella."
    Mentre osservava il mondo si fece molto vicino, e poi scivolò lontano, e poi si …»
 
 
Erano bruni con gli occhi d’oro (Dark They Were, and Golden Eyed - A Medicine for Melancholy) «Il metallo del razzo si raffreddava al vento della radura. Il suo coperchio fece pop, aprendosi. Dall’interno uscirono un uomo, una donna e tre bambini. Gli altri passeggeri si allontanarono bisbigliando sul prato di Marte, lasciando l’uomo solo in mezzo alla sua famiglia.
    L’uomo sentì i propri capelli svolazzare e i tessuti del corpo tendersi, come se fosse stato al centro di una centrifuga. Sua moglie, davanti a lui, parve quasi sul punto di svanire, inanellandosi come fumo. I bambini, simili a piccoli semi, avrebbero potuto essere seminati, in qualunque punto di Marte.
    I bambini guardavano l’uomo, …»

 

Il vetro color fragola (The Strawberry Window - A Medicine for Melancholy) «Nel sogno, chiudeva la porta dell’ingresso con i suoi vetri color fragola e color limone e i vetri simili a nuvole bianche e i vetri come acqua tersa in un ruscello di campagna. Ventiquattro pannelli di vetro disposti attorno al pannello centrale, con i colori della frutta e delle caramelle e delle granite. L’uomo ricordava suo padre sollevarlo in alto, quando era bambino. "Guarda!" E attraverso il vetro verde il mondo era di smeraldo e di muschio e di menta estiva. "Guarda!" Il pannello viola trasformava tutti i passanti in grappoli lividi. E finalmente il vetro color fragola immergeva perpetuamente la  …»
 
 
Profumo di salsapariglia (A Scent of Salsaparilla apparso anche col titolo A Scent of Summer) «Il signor William Finch rimase in silenzio per tre giorni, tutta la mattina e tutto il pomeriggio, nella soffitta ventosa e buia. Per tre giorni di quel novembre inoltrato, rimase, solo, a sentire i soffici fiocchi bianchi del Tempo cadere nell’infinito di cielo acciaio, dolcemente, silenziosamente, fino a ricoprire il tetto e impolverare le grondaie. Rimase in piedi, con gli occhi chiusi. La soffitta, investita da maree di vento nelle lunghe giornate senza sole, scricchiolava in ogni impalcatura e scuoteva vecchia polvere dalle travi, dalle strutture contorte, dai rivestimenti. Era una massa di sospiri e tormenti che dondolava tutt’ntorno a lui …»
 
 
L’estate di Picasso (The Picasso Summer) «George ed Alice Smith sbarcarono a Biarritz, in una giornata d’estate, e in un’ora corsero in albergo, e poi sulla spiaggia, e poi nell’oceano, e poi uscirono di nuovo per arrostirsi al sole.
    A vedere George Smith che si abbrustoliva, sdraiato, lo si sarebbe preso solo per un turista scaricato in Europa fresco fresco come lattuga gelata e già pronto da riportare a casa. Invece, era un uomo che amava l’arte ancor più della vita.
    "Ecco ..." George Smith sospirò. Un’altra oncia di sudore gli scorse giù per il torace. Butta fuori tutta l’acqua del rubinetto dell'Ohio, pensò, e poi bevi …»
 
 
Il giorno in cui piovve sempre (The Day It Rained Forever - A Medicine for Melancholy) «L’albergo sorgeva, simile ad un osso cavo ed essiccato, al centro esatto del cielo deserto, dove il sole ardeva per tutto il giorno sul tetto. Per tutta la notte, il ricordo del sole si muoveva in ogni stanza come il fantasma di un vecchio incendio nella foresta. Per molto tempo dopo il crepuscolo, poiché la luce significava caldo, le lampadine dell’albergo rimasero spente. I clienti preferivano cercare la strada a tentoni attraverso i corridoi, nella loro ininterrotta ricerca d’aria fresca.
    Quella sera particolare, il signor Terle, il proprietario, e i suoi unici clienti, il signor Smith e il signor Fremley, …»
 
 
Una medicina per la malinconia (A medicine for melancholy - A Medicine for Melancholy) «"Mandate a prendere delle sanguisughe. Salassatela" disse il dottor Gimp.
    "Non ha più una goccia di sangue!" gridò la signora Wilkes. "Oh, dottore, che malattia ha la nostra Camilla?"
    "Non sta bene."
    "Sì, sì?"
    "È gracile." il dottore si accigliò.
    "Continui, continui!"
    "È come una fiammella di candela pronta a spegnersi, non ci sono dubbi.
    "Ah, dottor Gimp" protestò Wilkes. "Andandosene, non fa altro che dirci quello che le abbiamo detto noi quando è arrivato!"
    "No, di più! Datele queste pillole, all'alba, a mezzogiorno e al tramonto. È un rimedio sovrano!"
    "Accidenti, ormai è imbottita di rimedi …»
 
 
Sulla spiaggia al tramonto (The Shoreline at Sunset - A Medicine for Melancholy) «Tom, nelle onde fino alle ginocchia, un pezzo di legno in mano, ascoltava.
    La casa, su verso la Coast Highway, era silenziosa nel tardo pomeriggio. I rumori degli armadi che venivano frugati, delle serrature delle valigie che scattavano, dei vasi fracassati e di una porta che si chiudeva con un tonfo definitivo, tutto questo si era smorzato.
    Chico, in piedi sulla sabbia chiara, scuoteva il setaccio metallico per setacciare il suo raccolto di monetine perdute. Dopo un po’, senza guardare Tom, disse: "Lasciala andare".
    Era così tutti gli anni. Per una settimana o per un mese, la loro casa aveva …»
 
 
Delirio (Fever Dream - A Medicine for Melancholy) «Lo misero fra due lenzuola fresche, pulite, appena lavate; sul comodino, sotto la fioca lampada rosa, c’era sempre un bicchiere di denso succo d’arancia appena spremuta. Charles non aveva che da chiamare, e papà o mamma cacciavano dentro la testa nella sua stanza per vedere quanto stava male. L’acustica della camera era buona; di mattina si sentiva il gabinetto farsi i gargarismi alla gola di porcellana, si sentiva la pioggia battere sul tetto o i topi frusciare dentro i muri segreti o il canarino cantare nella gabbia, da basso. Se si stava attenti, la malattia non era poi così male.
    Aveva …»
 
 
La città dove nessuno scendeva (The Town Where No One Got Off - A Medicine for Melancholy) «Attraversando di notte, in treno, gli Stati Uniti, si passa attraverso città e città dove non scende nessuno. O meglio, nessuno che non vi appartenga; nessuna persona che non abbia radici in quei cimiteri di campagna si prende mai la briga di visitare le loro stazioni solitarie o di ammirare i paesaggi, altrettanto solitari.
    Parlai di questo con un compagno di viaggio, rappresentante di commercio come me, sul treno Chicago-Los Angeles, mentre attraversavamo l’Iowa.
    "È vero" disse lui. "La gente scende a Chicago; scendono tutti là. La gente scende a New York, o a Boston, o a Los Angeles. La gente …»
 
 
Tutta l’estate in un giorno (All Summer in a Day - A Medicine for Melancholy) «"Pronti?"
    "Pronti."
    "Subito?"
    "Presto."
    "Gli scienziati lo sanno con sicurezza? Succederà proprio oggi, vero?"
    "Guarda, guarda. Vedi da te!"
    I bambini si ammassarono, come tante rose, tante erbe, tutte mescolate, e sbirciarono fuori per guardare il sole nascosto.
    Pioveva.
    Pioveva da sette anni; migliaia e migliaia di giorni composti di pioggia, pieni di pioggia da un capo all’altro, e del tamburellio e del risucchio dell’acqua, e della dolce caduta cristallina degli scrosci, e del rombo di temporali tanto violenti da rovesciarsi come maree su quell'isola. Un migliaio di foreste era stato schiacciato dalla pioggia ed era ricresciuto per essere schiacciato  …»
 
 
La fine del principio (The End of the Beginning - A Medicine for Melancholy apparso anche col titolo Next Stop, The Stars) «L’uomo fermò la falciatrice in mezzo al giardino, perché sentì che proprio in quel momento il sole era calato ed erano uscite le stelle. L’erba tagliata di fresco che gli si era posta sulla faccia e sul corpo scese lentamente a terra. Sì, le stelle erano là, dapprima deboli, poi sempre più brillanti nel terso cielo del deserto. L’uomo udì la porta a zanzariera del portico chiudersi, e sentì che sua lo guardava come lui guardava la notte.
    "È quasi l’ora" disse la moglie.
    Lui annuì, senza bisogno di controllare l’orologio. Nei minuti che passavano si sentì molto vecchio …»
 
 
 
 
 
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Fabrizio Mazza
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