
Il resoconto di un viaggio, ecco
cos’è Verdi Ombre, Balena Bianca.
Sì, un viaggio. Ma non è solo il viaggio in un paese, seppure
unico e straordinario come l’Irlanda; è un viaggio nell’inconscio
di una nazione, nella filosofia della sua gente e dei suoi miti. Ma ancora
non è tutto, è un viaggio nell’inconscio dell’autore, nella
sua necessità di esorcizzare un incontro spesso contrastato, quello
col mito del cinema John Huston.
E così
in un balenare continuo di figure incredibili e profonde, di atmosfere
umide ed irreali, di aneddoti concretamente inverosimili, si srotola l’esperienza
di un giovane scrittore con un paese piegato dalla miseria, ma fiero e
profondo; con un regista geniale e irrequieto, ma cinico e sadico.
Soprattutto
il rapporto con Huston è quello più contrastato, da un lato
il giovane Bradbury ne è affascinato e sedotto, dall’altro ne è
disgustato e indispettito. E così, molti anni dopo quell’esperienza
Bradbury si prende la soddisfazione di scoprire i vizi maniacali di Huston,
di metterli a nudo ed esaltarli ponendoli a disposizione del lettore come
in una vendetta postuma.
SINOPSIS
Nel 1953, convinto da John Huston,
Ray Bradbury sbarca in Irlanda per dedicarsi alla stesura della sceneggiatura
di Moby Dick.
Ma sbarcandovi
egli non scopre solo il verde paese delle piogge e delle nebbie; scopre
una realtà unica costituita da personaggi strani ed irripetibili,
da accattoni professionisti, preti beoni, “sedotte ed abbandonate”, nobili
decadenti; tutti immersi nella filosofia spicciola ed esistenzialista del
Pub gestito da Herb Finn, vero fulcro e centro dell’intera storia.
ETRATTO DA VERDI
OMBRE, BALENA BIANCA nella
traduzione di Chiara Vatteroni
“Finn, non hai
mai pensato …”
“Cerco di non
farlo”.
“Hai mai notato
che la vita assomiglia a quelle maschere che si vedono nei teatri … la
commedia da una parte, la tragedia dall’altra?”, dissi.
“In effetti
le ho viste al Gate prima del sipario e durante gli intervalli. E allora?”.
“Non ti sembra
che gli eventi di ogni giorno, oppure le espressioni dei visi di tutti,
assomiglino a quelle maschere: cambiano a ogni ora e sempre si trasformano?”,
dissi.
“Sei troppo
complicato. È semplice”.
“Davvero?”.
“Nei giorni
buoni, quando una risata ti divide la faccia come se ti avessero colpito
con un’ascia, entra dalla porta davanti del pub”.
“E quelli cattivi?”.
“Introduciti
di soppiatto da quella sul retro, in modo che nessuno ti veda. Nasconditi
nel cubicolo del filosofo, dove si allineano i doppi e i tripli whiskey”.
“Mi ricorderò
della porta sul retro, Finn”.
“Fallo. E smetti
di pensare. Serve solo ad aumentare le macerie. Recatosi una volta a Roma,
mio zio è morto a causa dei ruderi. Ha visto tanti edifici rovinati
che gli è preso un attacco di malinconia, è salpato per tornare
a casa, è entrato di corsa dalla porta d’ingresso ed è crollato
prima di raggiungere il bancone. Se solo avesse pensato di usare quella
sul retro, sarebbe sopravvissuto e avrebbe bevuto ancora”.
“Che zio era,
Finn?”.
“Te lo dico
un’altra volta. Intanto, tieni a posto le mani sudaticce e smettila di
tormentarti la mente. Hai mai pensato a tutti i professori d’università
che sono entrati qui con il mal di testa?”.
“Non ho mai
…”.
“I danni mentali
vengono quando cerchi le risposte. Non sei d’accordo?”.
“Mi piacerebbe
esserlo, Finn”.
“Vuoi che ti
dica quello di cui hanno bisogno quei professori? Di recarsi a un funerale.
Come quello a cui abbiamo appena partecipato. Sì! Dopo un sermone
bello lungo e qualche bevuta ancora più lunga, sarebbero felici
di essere vivi, andrebbero a casa promettendo di non leggere libri per
un mese o, se ne leggessero uno, di non credere nemmeno a una parola. Torni
a Dublino presto questo sera?”.
“Sì”.
“Allora prendi
questo cartoncino. È un pub nella parte settentrionale di Grafton
Street con una bella porta sul retro: lì la cura è più
rapida e i risultati durano più a lungo”.
Guardai il cartoncino.
“Le Quattro Province. A Dublino c’è un pub piacevole come il tuo?
Perché non me lo hai detto?”.
“Mi piacciono
le tue chiacchiere e temevo la competizione. Va’. Non è il migliore,
ma andrà bene quando la domenica dura una settimana intera, da mezzogiorno
al calar del sole”.
“Le Province”,
dissi, leggendo il cartoncino ad alta voce. “Quattro”.
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