IO CANTO IL CORPO ELETTRICO!
Edizioni italiane: Il corpo elettrico. Il meglio di Ray Bradbury, Longanesi, 1971
Piccola biblioteca Oscar Mondadori, 2001
Titolo Originale I sing the Body Elettric!
 

 

Ancora un’antologia da parte di Bradbury, ma è un’antologia fuori dal genere cui Bradbury ci ha abituati: solitamente, infatti, sembrano essere i particolari apparentemente insignificanti ad attrarre la sua attenzione, particolari che successivamente, dopo un’attenta analisi, svelano mondi misteriosi ed incredibili celati sotto un sottile strato di banalità.
    In questa antologia questa prassi è stravolta, no, non solo stravolta ma completamente ribaltata. Così è la straordinarietà ad apparire come normale o a trasformarsi in quotidianità. Ed infatti ci muoviamo con naturalezza e un briciolo d’inquietudine tra nonne elettroniche, neonati piramidali, creature marine misteriose e altro ancora. Ma alla fine ogni storia ci conduce inevitabilmente ove la logica del sentimento ci vuol far giungere.
    Infine c’è da evidenziare come non è solo l’originalità dei soggetti a dover essere apprezzata, ma soprattutto la capacità con cui Bradbury ci conduce in questi luoghi surreali, portandoci per mano con la sua straordinaria capacità poetica e letteraria, rendendo apparentemente plausibile anche la situazione più straordinaria.

 

CONTENUTO

Nel seguente elenco sono riportati i titoli (tra parentesi il titolo originale) e gli incipit dei vari racconti nella traduzione di Grazia Maria Griffini:
 

La macchina del Kilimangiaro (The Kilemanjaro Device)

«Arrivai con il camion al mattino prestissimo. Avevo guidato tutta la notte, perché nel motel non riuscivo a chiudere occhio e allora pensai che tanto valeva mettersi al volante: così raggiunsi le montagne e le colline nelle vicinanze di Ketchum e di Sun Valley proprio al levar del sole, ero contento di essermi concentrato con tutta l’attenzione possibile sulla guida.
    Entrai direttamente in città, senza gettare neppure un’occhiata a quella collina. Pensavo che sarebbe stato un errore, mi pareva molto importante non guardare dalla parte dove si trovava la tomba. O almeno, così pensavo io. Ed era alle mie intuizioni …»

 

Il terribile incendio lassù al castello (Terrible Conflagration Up at the Place) «Il gruppetto di uomini era rimasto nascosto nei pressi della casetta del custode per una mezz’ora o poco più, con una bottiglia di quel buono che passava da una mano all’altra, e quando, verso le sei, l’uomo era stato costretto con la forza ad andare a letto, si erano incamminati a passi incerti per il viottolo, con gli occhi fissi sulla grande casa, dove ogni finestra era illuminata da luci calde e accoglienti.
    "Ecco il castello" disse Riordan.
    "Diavolo, che cosa vuoi dire con quel ecco il castello?" esclamò Casey, aggiungendo poi a voce più passa: "è da quando siamo …»

 

Il bambino del futuro (Tomorrow’s Child) «Non voleva essere il padre di una piccola piramide azzurra. Peter Horn non aveva mai creduto che le cose sarebbero andate a finire così. Né lui né sua moglie avrebbero mai immaginato che un fatto simile dovesse capitare proprio a loro. Avevano parlato tranquillamente del bambino che aspettavano, avevano mangiato un vitto normale, dormito parecchio, erano andati a vedere qualche spettacolo e, quando per lei era venuto il momento di raggiungere l’ospedale con l’elicottero, suo marito l’aveva baciata e stretta tra le braccia.
    "Tesoro, tra sei ore sarai di nuovo a casa" disse. "Queste nuove macchine per il parto fanno …»

 

Donne (The Women) «Fu come se si accendesse una luce in una stanza verde.
    L’oceano ardeva. Una fluorescenza bianca, alzandosi, ondeggiò come un alito di vapore nel mare del mattino autunnale. Si levarono bolle dalla gola di qualche nascosta voragine marina.
    Come il fulmine in quella coppa verde rovesciata a riflettere il cielo, nel mare, possedeva una propria coscienza di essere. Qualcosa di antico e bello. Usciva indolente fuori dalle profondità marine. Una conchiglia, uno sprazzo, un’alga, una bolla, uno scintillio, un sussurro, una branchia di pesce. Sospesi nelle sue profondità c’erano alberi di corallo ghiacciato che avevano la forma tortuosa di un …»

 

Il Motel dei Polli Ispirati (The Inspired Chicken Motel) «Accadde durante la Depressione, nelle profondità della vuota anima della Depressione del 1932, quando viaggiavamo diretti all’ovest su una Buick del 1928, che la mamma, mio padre, mio fratello e io arrivammo a quello che successivamente si decise di chiamare il Motel dei Polli Ispirati.
    Era un motel, disse mio padre, che usciva dritto dritto dalle Sacre Scritture. E la straordinaria gallina che trovammo in quel motel non avrebbe potuto fare a meno di esibirsi con un motto, che usciva dalle suddette Scritture, incidendole sulle uova, più di quanto un santone invasato non possa evitare, nella sua estasi, di lasciarsi …»

 

A Gettysburg, sottovento (Downwind from Gettysburg) «Quella sera, alle otto e mezzo, sentì un crepitio secco che proveniva dalla sala del teatro in fondo all’atrio.
    Lo scoppiettio del ritorno di fiamma di un’automobile. No. Un’arma da fuoco.
    Un attimo dopo lo raggiunse il mormorio delle voci che si alzavano e si abbassavano come le ondate di un oceano sorpreso da un approdo che lo avesse bloccato. Si sentì sbattere una porta. Uno scalpiccio di piedi in corsa.
    Un usciere spalancò la porta del suo ufficio ed entrò in fretta, guardandosi rapidamente intorno come se non ci vedesse bene, pallido in viso, con la bocca che cercava …»

 

Sì, ci troveremo al fiume (Yes, We’ll Gather at the River) «Alle nove meno un minuto avrebbe sospinto l’indiano di legno indietro, nella oscurità tiepida e odorosa di tabacco, e girato la chiave nella toppa. Ma, pure senza saperne la ragione, restava ad aspettare perché c’erano tanti uomini sperduti che passeggiavano senza meta precisa e senza una ragione particolare. Qualcuno di loro era entrato dentro, a lasciar correre lo sguardo, sui sigari della tribù disposti ordinatamente nelle loro scatole marrone, poi avevano alzato gli occhi all’improvviso, quasi sorpresi di trovarsi lì e avevano detto, in tono evasivo "Sera, Charlie".
    "Così è" rispondeva Charlie Moore.
    Qualcuno di quegli uomini se ne era …»
 
 
Il vento freddo, il vento caldo (The Cold Wind and the Warm) «"Dio dei cieli, che è questa roba?"
    "Quale roba?"
    "Sei cieco, figliolo? Guarda un po’!"
    E Garrity, l’uomo dell’ascensore, aguzzò gli occhi per vedere quello che fissava il portiere dell’albergo.
    Lasciandosi alle spalle la mattinata di Dublino, calpestando con passo leggero la soglia della porta dell’Hotel Royal Hibernian e la passatoia dell’ingresso, un uomo alto, dalla figura flessuosa, sulla quarantina, era andato a fermarsi davanti al banco dell’ufficio della reception. Era seguito da cinque persone giovani, più basse di lui, flessuose e snelle, di una ventina d’anni, con un cicaleccio da uccellini canterini, le mani che si agitavano nell’aria mentre …»

 

Telefonata notturna (Night Call, Collect) «Non riusciva a immaginare come mai quella vecchia poesia gli fosse tornata in mente, ma diceva così:

    Immaginiamo e poi immaginiamo
    e immaginiamo ancora
    che i fili appesi ai pali neri distanziati
    del telefono abbiano assorbito
    quell’inondazione di miliardi di parole udite
    ogni notte tutta la notte e ne abbiano conservato
    il senso e ogni significato.

    S’interruppe. Cosa veniva poi? Ah, sì…

    Poi come un mosaico nella notte,
    le abbiamo messe tutte insieme e
    in una fase filosofica
    abbiamo cercato di formulare le parole
    come un bambino idiota.

    S’interruppe di nuovo. Come finiva? Aspetta…

    E così, bestia insensata,
    tesaurizzando tutte …»

 

Lo spettro della casa nuova (The Haunting of the New) «Erano anni che non tornavo a Dublino. Avevo fatto il giro del mondo, ero stato dappertutto a eccezione dell’Irlanda, ma adesso, non ero ancora arrivato da un’ora all’Hotel Royal Hibernian che il telefono si mise a squillare e al telefono: Nora, Nora in persona, che Dio la benedica!
    "Charles? Charles? Chuck? Sei ricco finalmente? E gli scrittori ricchi comprano, per caso, delle proprietà favolose?"
    "Nora!" dissi io ridendo. "Ma non mi sai dire neanche ciao?"
    "La vita è troppo corta per i ciao, e adesso non c’è tempo per un arrivederci decente. Potresti comprare Grynwood?"
    "Nora, Nora, la tua casa …»

 

Io canto il corpo elettrico! (I Sing the Body Electric!) «Nonna!
    Ricordo la sua nascita.
    Ehi, un momento, dirà qualcuno, nessun uomo ricorda la nascita di sua nonna.
    Ma, sì, noi ricordiamo il giorno in cui è nata.
    Perché siamo stati noi, i suoi nipoti, a chiamarla in vita. Timothy, Agatha, e io, Tom, abbiamo alzato le mani e le abbiamo poi abbassate con uno schiocco! Abbiamo frullato insieme i pezzi e pezzetti, le parti e i campioni, i gusti e le trame, gli umori e i distillati che avrebbero messo l’ago della sua bussola verso nord per rinfrescarci e calmarci, verso sud per confortarci e circondarci di calore, verso …»

 

Il giorno che si aprirono le tombe (The Tombling Day) «Era il giorno che si aprivano le tombe e la gente aveva percorso la strada nel pieno dell’estate, inclusa nonna Loblilly, e adesso erano tutti fermi in quella campagna del Missouri dalle giornate verdi e dal cielo spazioso, e intorno a loro c’era il profumo delle stagioni che mutavano e dell’erba che sbocciava in fiori.
    "Eccoci qui" disse nonna Loblilly, curva sopra il suo bastone, e gettò a tutti uno sguardo fiammeggiante di quei suoi occhi di color bruno giallastro; poi sputò nella polvere.
    Il cimitero si trovava sul declivio di una collina silenziosa. Era pieno di tumuli sprofondati nel …»

 

Tutti gli amici di Nicholas Nickleby sono amici miei (Any Friend of Nicholas Nickleby's Is Friend of Mine) «Immaginate un’estate che sembra non debba mai finire.
    Il 1929.
    Immaginate un ragazzo che sembra non debba mai crescere.
    Me.
    Immaginate un barbiere che non è mai stato giovane.
    Mr Wynesky.
    Immaginate un cane che vorrebbe vivere per sempre.
    Il mio.
    Immaginate una piccola città, di quel tipo in cui adesso non si vive più.
    Pronti? Cominciamo…
    Green Town, Illinois… Ultimi giorni di giugno.
    Un cane abbaia fuori dalla bottega di un barbiere: una bottega che ha una sola poltrona.
    Nell’interno, Mr Wynesky, che cammina in cerchio intorno alla sua vittima, un cliente che fa un pisolino nella torrida sonnolenza …»

 

Il Peso Massimo (Heavy-Set) «La donna andò alla finestra della cucina e guardò fuori. Lì nel cortile, illuminato dalla luce del crepuscolo, c’era un uomo, in piedi, circondato da sbarre e manubri e da pesi di ferro nero di ogni genere e da corde per saltare arrotolate e da attrezzi ginnici elastici e molle a spirale. Indossava una tuta da ginnastica e scarpe da tennis e non diceva niente a nessuno mentre se ne stava semplicemente lì in piedi nel mondo che diventava sempre più buio e non sapeva che lei lo stava guardando.
    Quello era suo figlio, e tutti lo chiamavano il Peso …»

 

L’uomo con la camicia Rorschach (The Man in the Rorschach Shirt) «BROKAW.
    Che nome!
    Sentitelo, sembra un cane che abbaia, ringhia, latra; ascoltate il baldanzoso proclama:
    Immanuel Brokaw!
    Un bel nome per il più grande psichiatra che abbia calpestato le acque dell’esistenza senza capovolgersi e andare a picco.
    Gettate un intero scaffale di libri freudiani macinato sottile come il pepe nell’aria e tutti gli studenti starnuteranno:
    Brokaw!
    Che cosa gli era successo? Un giorno, come capita in un vaudeville d’alta classe, era svanito.
    Spenti i lumi della ribalta, i suoi gesti miracolosi sembrava che corressero il pericolo di realizzarsi in senso contrario: conigli psicopatici minacciavano di saltare di nuovo indietro nel …»

 

Enrico IX (Henry the Ninth) «"Eccolo!" I due uomini si sporsero a guardare. E l’elicottero oscillò. La linea costiera passò via in un frullo sotto di loro. "No. È soltanto uno spuntone di roccia e un po’ di muschio…"
    Il pilota rialzò la testa, e questo fu un segnale anche per l’elicottero che si rialzò di nuovo roteando e proseguì la sua corsa. Le bianche scogliere di Dover svanirono. Ora passavano sopra prati verdi e li percorsero più volte avanti e indietro, come una gigantesca libellula che facesse un’esplorazione della essenza invernale che si attaccava come nevischio ai loro steli.
    "Aspetta! Laggiù! Scendi!"
    L’apparecchio discese; …»

 

La città perduta di Marte (The Lost City of Mars) «Il grande occhio fluttuava nello spazio. E dietro il grande occhio nascosto in un punto imprecisato di quella macchina di metallo c’era un occhio piccolo che apparteneva a un uomo che guardava fuori e non riusciva a smettere di fissare la moltitudine di stelle e il lampeggiare di una luce lontana miliardi e miliardi di chilometri.
    Il piccolo occhio si chiuse per la stanchezza. Il capitano John Wilder era in piedi davanti all’apparecchio del telescopio, che sondava l’universo. Infine mormorò: "Quale?".
    L’astronomo che era con lui disse: "Fate la vostra scelta".
    "Vorrei che fosse così semplice!" Wilder aprì gli occhi. …»

 

Cristo Apollo (Christus Apollo) «Una voce parlò nel buio,
    E luce fu.
    E chiamate dalla luce sulla Terra
    Le creature a nuoto
    Mossero verso la terraferma
    E andarono a vivere in un giardino selvatico,
    Tutto questo lo sappiamo.
    I Sette Giorni sono scritti nel nostro sangue
    A lettere di fuoco.
    Ed ora noi, figli dei sette giorni eterni,
    Eredi di questo, l’Ottavo Giorno di Dio,
    Il lungo Ottavo Giorno di Dio,
    Stiamo ritti fra le intemperie del Tempo
    In una tempesta di neve
    E sentiamo gli uccelli del mattino
    E aneliamo ad avere le ali
    E alziamo lo sguardo verso le stelle che ci …»

 
 

 
 
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Fabrizio Mazza
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