
Definire Morte
a Venice un semplice romanzo giallo risulta
veramente riduttivo. Certo il filo conduttore è costituito da una
serie di omicidi, ma in esso si trovano spunti ben più profondi
e significativi. La vera tematica è la resistenza alla solitudine,
alla paura di invecchiare, della disperazione all’inevitabile caducità
delle cose. Così alla fine si scoprirà che l’assassino, che
appare crudele, astuto e spietato in realtà è un “omicida
pietoso”, che uccide coloro che hanno perso, a suo giudizio, ogni speranza,
che hanno abbandonato il mondo per rifugiarsi nella triste e decadente
Venice (un quartiere di Los Angeles in fase di demolizione).
Ma come resistere
alla tentazione di cedere e quindi salvarsi dalla incombente sensazione
di morte? La ricetta che ci viene suggerita è abbastanza semplice:
amore e speranza nell’avvenire comunque e dovunque.
La conclusione
del romanzo potrebbe apparire un po’ scontata, ma le capacità letterarie
e linguistiche di Bradbury emergono ancora una volta nella loro assoluta
unicità. Le metafore ed i simbolismi che abbondano in ogni riga
(veramente impressionante da questo punto di vista la descrizione della
vetrina della fabbrica degli occhi di vetro che si trova di fronte all’abitazione
del protagonista) nonché la galleria di personaggi, pennellata in
ogni minimo dettaglio, rendono questo romanzo un eccellente esempio di
letteratura universale, affrontabile e comprensibile in molti dei suoi
svariati livelli interpretativi.
SINOPSIS
In una fredda e piovosa sera d’ottobre
del 1949, su un tram di Venice (in California, come lo stesso autore tiene
a precisare) un giovane scrittore incontra, senza neppure vederlo in volto,
colui che sconvolgerà la sua esistenza. Colui che causerà
la morte o la scomparsa di molti dei suoi bizzarri e stravaganti amici.
Ognuna di queste
tragedie sembra, alla polizia, attribuibile a cause del tutto accidentali
o naturali, ma lui sa che non è così e con l’aiuto del detective
Crumley riuscirà a svelare il mistero.
ETRATTO DA MORTE
A VENICE nella
traduzione di Giuseppe Lippi
… "Sì, li ho aiutati tutti."
"Mio Dio" sussurrai.
"Aiutati? Come?"
Dovetti sedermi.
Lui mi dette una mano e rimase in piedi davanti a me, stupito della mia
debolezza, padrone della mia vita e del futuro della notte, l’uomo che
aiutava la gente ammazzandola, che la liberava dalle sofferenze, la redimeva
dalla solitudine, l’addormentava in modo che non dovesse più portare
il suo fardello. Che, in una parola, la salvava dalla vita regalandole
il trapasso.
"Anche lei li
ha aiutati" continuò, in tono ragionevole. "Lei è uno scrittore.
Strano. Mi è bastato seguirla e raccogliere le cartine di dolciumi
che buttava via. Sa com’è facile seguire la gente? Non si guarda
mai indietro, mai. Nemmeno lei, che del resto non sapeva. Lei è
stato il mio buon cane da caccia, caccia di morti, e per più tempo
di quanto immagini. Oltre un anno. È stato lei ad indicarmi le persone
da salvare, perché ne faceva collezione per i suoi libri. Come ghiaia
sul selciato, sabbia nel vento, gusci vuoti sulla spiaggia, dadi senza
numeri e carte senza semi. Niente passato, niente presente: io ho aggiunto
niente futuro."
Lo guardai perché
mi stavano ritornando le forze. La tristezza era passata, per il momento.
La rabbia formò dentro di me una lenta pressione.
"Ammette tutto,
allora?"
"Perché
no? È solo alito cattivo al vento. Se quando finiamo qui vuole che
andiamo alla polizia, io verrò. Non esistono prove, è tutto
nell’aria."
"Non proprio"
dissi. «Non ha potuto resistere alla tentazione di rubare un oggetto
a ogni vittima. Quella maledetta bicocca è piena di champagne, dischi
e vecchi giornali.»
"Figlio di puttana!"
gridò --- e si interruppe. Ci fu una risata rauca seguita da un
ghigno. "Molto furbo. Mi sono tradito, eh?"
Si dondolò
sui talloni, riflettendo.
"Adesso" disse
"non mi resta che uccidere lei."
Saltai in piedi:
non ero particolarmente coraggioso, ma ero più alto di lui di trenta
centimetri. L’ometto arretrò.
"No," dissi
"questo non lo farà."
"E perché?"
"Perché
non può mettermi le mani addosso. Non ha messo le mani addosso a
nessuno di loro. È stato fatto tutto senza sporcarsi. Adesso capisco,
secondo la sua logica la gente deve farsi male da sola o distruggersi indirettamente.
Ho ragione?"
"Sicuro!" Di
nuovo l’orgoglio. Dimenticò la mia presenza ed esaminò il
suo brillante, glorioso passato.
"Il vecchio
alla stazione del tram. Tutto quello che ha fatto è stato procurargli
una sbronza, poi gli ha fatto battere la testa sul bordo del canale e si
è assicurato che cadesse nella gabbia del leone."
"Giusto!"
"Signora dei
canarini. È bastato entrare in camera sua e fare un po’ di smorfie."
"Giusto!"
"Sam. Gli ha
dato tanto liquore che è finito all’ospedale."
"Giusto!"
"Jimmy. Ha fatto
in modo che si ubriacasse tre volte più del normale e non ha nemmeno
dovuto spingerlo a faccia in giù. Ci ha pensato da solo, ad affogarsi."
"Giusto!"
"Pietro Massinello.
Ha scritto alle autorità dicendo di venire a prendere lui e i suoi
cani, gatti e uccelli. Se non è già morto, lo sarà
fra poco."
"Giusto!"
"Cal il barbiere,
naturalmente."
"Ho rubato la
testa di Scott Joplin" ammise ---.
"Così
Cal, spaventato, ha lasciato la città. John Wilkes Hopwood, col
suo immenso ego: gli ha scritto usando la carta da lettera di Costance
Rattigan e l’ha spinto a presentarsi nudo sulla spiaggia, ogni notte. Per
mettere paura a Costance, sperando che affogasse?"
"Certo"
"Poi si è
liberato di Hopwood facendogli sapere che l’aveva visto sulla spiaggia
la notte in cui Costance sparì. Non contento aggiunse una lettera
d’insulti fra le più sporche che abbia mai letto."
"Lui era sporco."
……
"… Io l’ho trovata, ed ecco come
sono risalito fino a lei. Non ho nessuna intenzione di essere il prossimo
della lista. O ha altri piani?"
"Li ho."
"Io non sarò
il prossimo, e vuole sapere il perché? Per due ragioni. Innanzitutto
non sono un Solitario: non sono un fallito, non ho perso. Io ce la farò,
sarò felice. Mi sposerò e avrò una buona moglie e
bambini. Scriverò libri bellissimi e verrò amato. Questo
non rientra nel suo schema. Non può uccidermi, stupido mostro, perché
io sono okay. Lo vede? Vivrò sempre. In secondo luogo non può
mettermi addosso neanche un dito. Nessuno è mai stato toccato da
lei. Se mi toccasse, rovinerebbe il suo record. Ha provocato la morte di
tutta quella gente con due soli mezzi: la paura e l’intimidazione. Ma se
adesso cercherà di fermarmi mentre vado alla polizia dovrà
commettere un vero omicidio, razza di bastardo."
Mi incamminai
con lui che mi seguiva nella più completa confusione. Mi toccava
quasi i gomiti perché gli dessi retta.
"Ha ragione,
ha ragione. Un anno fa l’ho quasi ammazzata, ma poi ha cominciato a vendere
racconti alle riviste e ha incontrato quella ragazza; così ho deciso
che mi conveniva seguirla invece che ammazzarla, e collezionare gente come
lei. È cominciata quella notte sul tram, con me ubriaco. Lei era
così vicino che avrei potuto allungare una mano per toccarla. E
la pioggia cadeva, e se lei si fosse girato, ma non lo fece, mi avrebbe
visto e avrebbe saputo chi ero. Ma neanche questo accadde, e …"
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Fabrizio Mazza
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