Lo zen e nell’arte della scrittura
Libera il genio creativo che è in te
Edizione italiana: DeriveApprodi, collana "Vita Attiva", 2000
Titolo originale: Zen in the Art of Writing
 
  In questo fruibile quanto profondo libro, Bradbury raccoglie introduzioni, articoli e commenti a sue varie opere alternate a saggi debitamente dedicati.
    La domanda chiave su cui s'incentra tutta l'opera è semplice quanto di difficile soluzione: In cosa consiste l'arte della scrittura.

    Per Ray Bradbury la risposta a questa domanda è racchiusa nella summa di tutte le esperienze, dei sogni e delle paure, unite dalla capacità di saperle raccontare. Ma Bradbury non si limita a questo, anzi ci propone qualcosa di simile ad un manuale; un handbook in cui, uno dei più grandi ed originali scrittori del XX secolo, suggerisce i princìpi pratici e filosofici che stanno alla base di una scrittura non banale: la capacità di sviluppare idee originali e uno stile proprio e personale, ma non impermeabile né agli insegnamenti dei grandi del passato né alla realtà che lo circonda.
 

    Abbiamo detto che si tratta di qualcosa di simile ad un manuale, ma non è esattamente un manuale per aspiranti scrittori, è una celebrazione dell'atto stesso di scrivere, della necessità di scavare dal profondo del proprio Io perché in ogni persona ci sono storie che valgono la pena di essere raccontate, esperienze determinati, idee originali, passioni e timori che non bisogna avere paura di rendere pubbliche. Così Bradbury ci parla dei suoi primi dilettanteschi tentativi di racconti, dell’origine dell’amore per la fantascienza e di come gli sono venute le idee più importanti dei suoi romanzi. Ma le sue paure infantili, le sue ossessioni e i suoi amori in questo libro non hanno uno scopo autobiografico, la sua storia personale è piuttosto il tentativo di dimostrare quanto sia importante per uno scrittore conoscere per primo sé stesso per poter assolvere ad uno scopo difficile quanto banale: scrivere storie.

 

 

ESTRATTO DA LO ZEN NELL'ARTE DELLA SCRITTURA nella traduzione di Paolo Nori e Salim Catrina.

... Il nutrimento della Musa, quindi, del quale si è trattato qui prevalentemente, mi sembra essere una continua rincorsa degli amori, la ricerca di questi amori a dispetto dei bisogni presenti e futuri, il movimento da trame semplici a trame sempre più complesse, da quelle ingenue a quelle più informate, da quelle non intellettuali a quelle intellettuali. Niente è perso. Se ti sei mosso su territori sconfinati e hai osato amare delle cose stupide, avrai imparato anche dagli oggetti più primitivi che hai collezionato e che hai messo da parte nella tua vita. Da una curiosità sempre viva in tutte le arti, dalla cattiva radio al buon teatro, dalla ninnananna della sinfonia, dal racconto primitivo al Castello di Kafka, c'è la qualità di base da mettere da parte, ci sono verità da trovare, tenere, assaporare ed usare in futuro. Essere un bambino dei tempi che furono significa fare tutte queste cose.
    Non separarti, per i soldi, da tutto il materiale che hai collezionato nel corso della tua vita.
    Non separarti, per la vanità, dalle pubblicazioni intellettuali, da quello che sei, dalla materia dentro di te che fa di te un individuo e che ti rende indispensabile agli altri.
    Per nutrire la tua musa, quindi, devi sempre essere stato affamato di vita fin da quando eri un bambino. Se non è stato così, è un po' troppo tardi per cominciare. Meglio tardi che mai, naturalmente. Ti senti pronto?
    Significa che devi fare delle lunghe passeggiate di notte per la tua città o per il tuo paese, o passeggiare in campagna di giorno. E lunghe passeggiate, non importa quando, per negozi di libri e biblioteche.
    E mentre la nutri, come mantenere la tua Musa è il tuo problema finale.
    La Musa deve avere una forma. Scriverai un migliaio di parole al giorno per dieci o vent'anni per provare a darle una forma, per imparare sulla grammatica e sulla costruzione di una storia in modo che questo diventi parte del subconscio, senza restringere o distorcere la musa.
    Vivendo bene, osservando come vivi, leggendo bene e osservando come leggi, hai nutrito il tuo io più originale. Esercitandoti nella scrittura, con ripetizione degli esercizi, imitazione, buoni esempi, tu hai creato un posto pulito e illuminato bene dove tenere la Musa. Gli hai dato o le hai dato, qualsiasi cosa sia, dello spazio in cui muoversi. E attraverso l'allenamento, ti sei rilassato abbastanza per non sgranare gli occhi in modo scortese quando l'ispirazione entrerà nella stanza.
    Hai imparato ad andare alla macchina da scrivere e conservare l'ispirazione per tutto il tempo, mettendola sulla carta. E hai imparato a rispondere alla domanda di prima: la creatività preferisce che la si parli ad alta voce o sottovoce?
    La voce forte, la voce appassionata sembra piacerle di più. La voce in rivolta, il contrasto tra gli opposti. Siedi alla tua macchina da scrivere, butta giù caratteri di vario tipo, lasciali volare insieme in un grande clangore. Immediatamente il tuo io segreto è in piedi. Amiamo tutti la decisione, i proclami; tutti gridano per, tutti gridano contro.
       Questo non significa che una storia tranquilla sia da escludere. Uno può eccitarsi e appassionarsi per una storia tranquilla coma per qualsiasi altra. C'è eccitazione nella calma bellezza della Venere di Milo. Lo spettatore, qui, diventa importante come la cosa vista.
    Sii certo di questo. Quando l'amore onesto parla, quando comincia la vera ammirazione, quando sale l'eccitazione, quando l'odio si solleva in spire come il fumo, non devi mai dubitare che la creatività sarà con te per sempre. Il nucleo della tua creatività dovrà essere lo stesso nucleo della tua storia e del personaggio principale della tua storia. Che cosa vuole il tuo personaggio, qual è il suo sogno, che forma ha e com'è espresso? L'espressione data è la dinamo della tua vita, anche come creatore. Nel momento esatto in cui la verità erompe, il subconscio si trasforma da un file da buttare a un angelo che scrive un libro dorato.
    Allora guardati. Considera tutto quello di cui ti sei nutrito nel corso degli anni. Era un banchetto o una dieta da morto di fame?
    Chi sono i tuoi amici? Credono in te? O bloccano la tua crescita con il ridicolo e l'incredulità? Se è così non hai amici. Vai a cercarne.
    E infine, ti sei allenato abbastanza da poter dire quello che vuoi senza zoppicare? Hai scritto abbastanza per essere rilassato e permettere alla verità di venir fuori senza essere rovinata dall'autocoscienza affettata o cambiata dal desiderio di diventare ricco?
    Nutrirsi bene significa crescere. Lavorare bene e costantemente è mantenere quello che hai imparato o conosciuto in condizione primordiale. Questi sono i due lati della medaglia che quando è lanciata non è esperienza né fatica, ma il momento della rivelazione. La moneta, per illusione ottica, diventa un tondo, brillante globo roteante di vita. È il momento in cui il ritmo del portico risuona soavemente e una voce parla. Tutti trattengono il fiato. La voce sale e scende. Il babbo racconta degli anni passati. Un fantasma nasce dalle sue labbra. Il subconscio muove e stropiccia i suoi occhi. La musa si avventura tra le felci sotto il portico, dove i ragazzi dell'estate, sparsi sul prato, ascoltano. Le parole diventano poesia che nessuno capisce, perché nessuno ha pensato di chiamarla così. Il tempo è là. Un uomo ben nutrito afferra e con calma offre la sua infinitesima porzione di eternità. Sembra una cosa grande, nella notte estiva. E lo è, come lo è sempre stato nei tempi, quando c'era un uomo che aveva qualcosa da dire e uno, quieto e saggio, che l'ascoltava.

Nota finale
    La prima stella del cinema che mi ricordo è Lon Chaney.
    Il primo disegno che ho fatto era uno scheletro.
    Il primo sgomento che ricordo di aver avuto era dato da una notte estiva di stelle in Illinois.
    Le prime storie che ho letto erano storie di fantascienza su Amazing.
    La prima volta che sono andato via da casa è stato per andare a New York a vedere The World of the Future, nel Perisphere, all'ombra di Trylon.
    La prima decisione sulla carriera la presi a undici anni, volevo essere un mago e viaggiare per il mondo con le mie illusioni.
    La seconda decisione la presi a dodici anni, quando ricevetti una macchina da scrivere in regalo per natale.
    E decisi di diventare uno scrittore. E tra la decisione e la realtà stanno otto anni di junior high school, high school, vendita di giornale all'angolo di una strada a Los Angeles, otto anni nel corso dei quali ho scritto tre milioni di parole.
    Fu Rob Wagner ad accettare il mio primo racconto, per Script Magazine, avevo vent'anni.
    Il secondo racconto lo vendetti a Thrilling Wonder Stories.
    Il terzo a Weird Tales.
    Da allora ho venduto 250 racconti a quasi tutte le riviste degli Stati Uniti d'America e in più ho scritto la sceneggiatura di Moby Dick, per John Huston.
    Per Weird Tales, ho scritto di Lon Chaney e del popolo degli scheletri.
    Ho scritto dell'Illinois e della sua vastità nel mio romanzo Dandelon Wine.
    Ho scritto di quelle stelle, sopra l'Illinois, verso le quali sta andando una nuova generazione.
    Ho creato mondi del futuro sulla carta simili ai mondi che avevo visto da bambino a New York alla fiera.
    E ho deciso, una notte, molto tardi, che non avrei mai rinunciato al mio primo sogno.
    Io sono, piaccia o non piaccia, una specie di mago, dopo tutto, un po' fratellastro di Houdini, un po' figliastro di Blackstone, nato nella luce da cinema di un vecchio teatro, mi piace pensare (il mio secondo nome è Douglas, Fairbanks era all'apogeo quando io arrivai nel 1920), e maturato in un tempo perfetto, quando l'uomo ha fatto il suo ultimo e più grande passo fuori dal mare che l'ha generato, dalla caverna che l'ha ospitato, dalla terra che l'ha abbracciato, e dall'aria che l'ha chiamato in modo che non potesse mai riposarsi. ...
 
 

 
 

Torna alla Bibliografia
 
 

Questa pagina è stata creata da
Fabrizio Mazza
Se hai commenti, suggerimenti o aggiornamenti, per favore scrivimi a:
thebluebottle@yahoo.com.

L'autore di questo sito dichiara che il materiale presentato è stato estratto da opere di cui non possiede i diritti. Questo sito, il cui scopo consiste nel diffondere notizie sulle opere di Ray Bradbury tradotte in  italiano, NON ha fini commerciali, perciò ritengo che non vengano lesi in alcun modo i legittimi detentori dei diritti. Ciononostante, qualora questi ultimi desiderino la rimozione di parte del materiale, sarà sufficiente una richiesta informale via e-mail all'indirizzo succitato. Ogni richiesta verrà prontamente onorata.
 
 I declare that the material hereby exposed is taken from copyright sources of which I do not own rights. This site, aiming to spread information about Bradbury 's Italian edition, has NO commercial purpose, so I think that rightful copyright owners won't get offended. Anyway, if they want their material being removed, an informal e-mail mentioned above will be enough. Every request will be promptly honored.