
Ognuna delle figure che popola il romanzo è attenta a far balenare nel lettore le proprie valenze simboliche con atteggiamenti, fatti e parole; ma la figura su cui ruota l’intera storia, e certamente la più inquietante, è il minaccioso padrone del Luna Park. Egli è in grado di conoscere e di far balenare nella mente degli uomini ogni paura, ogni desiderio, anche il più recondito; di illudere e di distruggere dall’interno, sfruttando ogni insoddisfazione e ogni frustrazione, chiunque attraversi la sua via. In questa conformazione, egli non rappresenta il male in quanto tale, ma la paura che ogni essere umano conserva di esso. Solo lo sviluppo di una profonda autocoscienza, della conoscenza dei limiti e delle potenzialità che ognuno racchiude nel proprio essere, la consapevolezza sviluppata con la riflessione negli anni è in grado di limitarla.
Da questo romanzo nel 1983 è stata tratta anche un’opera cinematografica prodotta dalla Disney. Purtroppo, pensata com'è per un pubblico prevalentemente infatile, quest'opera non riesce nell’impresa di affrontare e capire la profonda vena psicologica che pervade l’intero racconto.
SINOPSIS
A Green Town, Illinois, una notte
di ottobre, misteriosamente, come dal nulla, appare in città un
Luna Park. Un Luna Park molto strano: chiunque affronti la casa degli specchi,
ne esce mutato, anzi svuotato, triste e grigio. James Nightshade e William
Halloway, due ragazzi di tredici anni, sembrano però gli unici ad
accorgersi del fenomeno.
Cosa succede
realmente all’interno di questo circo? Chi sono l’Uomo Illustrato, la Strega
della Polvere, lo Scheletro e l’Uomo Elettrico? Cosa si cela nella casa
degli specchi? E cosa succede di notte sulla strana giostra? Solo con l’aiuto
del padre di William, riusciranno a capire e ad affrontare l’inquietante
verità che si nasconde nel Luna Park e, in particolare, a capire
chi sia il minaccioso proprietario, il signor Dark.
ETRATTO DA IL
POPOLO DELL’AUTUNNO nella
traduzione di Remo Alessi
… Le finestre della biblioteca,
accecate dalla notte, tremavano dal freddo.
L’uomo e i due
ragazzi attesero che il vento passasse oltre.
Poi Will disse:
"Papà,
tu mi hai sempre aiutato."
"Grazie, ma
non è vero." Charls Halloway si guardò la mano vuota. "Sono
uno sciocco. Ho sempre guardato alle mie spalle per vedere che cosa stava
sopraggiungendo, invece di guardare davanti a me per vedere ciò
che era già lì. Ma in quanto a questo, per quel po’di consolazione
che mi può dare, tutti gli uomini sono sciocchi. E questo significa
che per tutta la vita bisogna legare funi, rappezzare l’intonaco, accarezzare
guance, baciare fronti, ridere, piangere, darsi da fare, in previsione
del giorno in cui sì, sarai lo stupido più stupido del mondo
e invocherai aiuto. E allora avrai bisogno di qualcuno che ti risponda.
Vedo tutto ciò chiaramente: questa notte, sparsi nella campagna,
ci sono città e paesi e villaggi di sciocchi. E il luna park passa
lasciando sbuffi di vapore, e fa tremare tutti gli alberi. E piovono sciacalli.
Sciacalli isolati, dovrei dire, individui che non hanno nessuno al mondo,
o almeno così pensano, pronte a rispondere alle loro invocazioni
d’aiuto. Sciocchi isolati, è questa la messe che il luna park cerca
sorridendo con la sua trebbiatrice."
"Caspita!" esclamò
Will. "È un caso disperato!"
"No, il fatto
che ci preoccupiamo della differenza tra estate ed autunno mi dà
la certezza che c’è una via d’uscita. Non è necessario rimanere
sciocchi e non è obbligatorio essere peccatori e malvagi. Ci sono
aperte più di tre o quattro vie. Loro, quel Dark e i suoi amici,
non hanno in mano tutte le carte; l’ho capito oggi, davanti alla tabaccheria.
Io ho paura di lui, ma ho potuto vedere che anche lui ha paura di me. Così
c’è paura da entrambe le parti. Come possiamo sfruttare questa situazione?"
"Come?"
"Per prima cosa
pensiamo alle cose più importanti. Pensiamo alla storia. Se gli
uomini avessero scelto di rimanere malvagi per sempre, avrebbero potuto
farlo, d’accordo? D’accordo. Siamo forse rimasti nei campi con le bestie
selvagge? No. Nell’acqua con il barracuda? No. A un certo punto abbiamo
lasciato la zampa calda del gorilla. A un certo punto abbiamo rinunciato
ai denti del carnivoro e abbiamo cominciato a masticare l’erba. Abbiamo
messo paglia e sangue, nella nostra filosofia, per molte generazioni. E
ci consideriamo più in alto delle scimmie, ma non in alto come gli
angeli. Era una buona idea, e avevamo paura di perderla, così l’abbiamo
affidata alla carta, e vi abbiamo costruito attorno edifici come questo.
E abbiamo continuato ad entrare ed uscire da questi edifici, masticando
quell’idea, quel nuovo dolce filo d’erba, cercando di capire come era cominciato,
quando abbiamo fatto la prima mossa, quando abbiamo deciso di essere diversi.
Immagino che una notte, centinaia di migliaia di anni orsono, in un caverna,
accanto a un fuoco, quando uno degli uomini irsuti si svegliò per
guardare la sua donna e i suoi figli, immaginò che potessero morire,
sparire per sempre. Allora, quell’uomo, deve aver pianto. E tese la mano
nella notte verso la donna che un giorno sarebbe morta, verso i figli che
l’avrebbero seguita. E per un poco, il mattino seguente, li trattò
un po’ meglio, poiché capiva che, come lui, recavano con sé
il seme della notte. Sentiva quel seme come limo nel suo sangue, scindersi
e riprodursi in attesa del giorno in cui avrebbe consegnato il suo corpo
alle tenebre. E così quell’uomo l’uomo, per primo, seppe ciò
che noi sappiamo: il nostro tempo è breve, l’eternità è
lunga. E con questa consapevolezza vennero la pietà e la misericordia,
e così imparammo a risparmiare gli altri per i benefici più
complessi e più misteriosi dell’amore.
Dunque, che
cosa siamo? Siamo creature che sanno e sanno troppo. E questo ci carica
di un fardello che ci impone una scelta: dobbiamo ridere e piangere. Nessun
altro animale può ridere o piangere. Noi possiamo, a seconda di
quanto ci impone il bisogno e il momento. In un certo senso, so che il
luna park vigila, per vedere ciò che stiamo facendo, e come e perché,
e si avventerà su di noi quando saremo maturi." …
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