Ma Bradbury non si ferma solo a questi componenti, è infatti la sua indagine sulla forma letteraria (che lo spinge spesso fino ai confini dello sperimentalismo) che contribuisce alla creazione di un’atmosfera sognante e fantastica. La capacità evocativa e le qualità illustrative di Bradbury nascono dalla coscienza delle sue singolari possibilità linguistiche e sintattiche: così egli parte da un tema, anche non eclatante, e lo sviluppa lungo un percorso logico e linguistico, come farebbe un poeta; proprio come poesie devono essere infatti considerate le sue opere. Anche quelle più propriamente saggistiche o narrative sono espressione di sensazioni, di squarci di realtà colti con l’occhio trasfigurante dell’autore, vere espressioni dell’essenza umana. In lui vi è un continuo lavorìo simbolico, un uso del fantastico come mezzo di evasione ma anche di rappresentazione dal reale, una volontà di stupire che non esula dalle profonde implicazioni psicologiche.
La sua visione del mondo è certamente antropocentrica: Bradbury è essenzialmente uno scrittore dell’Uomo e del suo inconscio, del singolo essere umano con le sue speranze, le sue rimembranze, le sue fobie e tutto il resto, non trascurando né i lati migliori né i lati peggiori. Egli non dimentica che nell’Uomo, in ogni istante della vita, esistono due pulsioni contrapposte: quella verso il passato (la sicurezza del già conosciuto) e quella verso il futuro (la necessità di conoscere cose nuove ed esplorare). Alcune critiche rivolte a Bradbury riguardano proprio l’aspetto nostalgico di molte sue opere. Eppure, si dovrebbe capire che il suo sguardo al passato non è di rimpianto, ma è piuttosto una nostalgia del futuro: dal passato giungono i ricordi e le immagini accumulate, gli odori ed i colori, ma tutti questi elementi vengono filtrati da una visione che non auspica il ritorno, anzi un progresso verso qualcosa di simile al futuro.
Altre critiche si concentrano sulla tendenza di Bradbury a ripetersi, cioè a utilizzare lo stesso materiale narrativo e gli stessi personaggi in sedi contestualmente differenti (ne sono esempi eclatanti lo stesso L'Estate Incantata o Cronache Marziane). La tendenza a considerare negativamente la caratteristica di Bradbury all'autocitazione, quasi che fosse una truffa ai danni del lettore, nasce dal fatto che non si considera, come dovrebbe essere, l'opera di Bradbury quel cantiere sempre aperto che in realtà è; quella sede nella quale ogni elemento tende a ravvivare la creatività dello scrittore indipendentemente da dove esso provenga sia esso cinema, teatro narrativa o quant' altro, purchè ciò abbia realmente attraversato l'esistenza di Bradbury o ne abbia realmente attratto l'attenzione.
Infine non si può non segnalare come per Bradbury sia la sensibilità tipica dell’infanzia l’autentico baluardo verso l’ignoto: il cosmo è assediato da forze notturne e magiche di cui è possibile afferrare l’esistenza solo da bambini.
Tutto questo e molto altro è Ray Douglas Bradbury, nativo di Waukegan, Illinois, con un’antenata (Mary Bradbury), condannata come strega a Salem, riformato nel secondo conflitto mondiale per difetti alla vista, sposato con una bibliotecaria che gli ha dato quattro figlie.
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