L’UOMO ILLUSTRATO
Edizioni italiane: Il Tesoro dell’Esquire, Martello, 1962;
TeaDue, Editori Associati,1995
Titolo originale The Illustrated Man
 
 
 
 
Antologia di racconti pubblicata negli Stati Uniti nel 1951, ed uscita in Italia dapprima col titolo Il gioco dei pianeti, poi col titolo originale L’uomo illustrato; in essa troviamo le caratteristiche che hanno reso unico Bradbury: dai confini lineari dello spazio, alle vie tortuose della mente, dagli squallidi bassifondi di città, ad inattesi salotti borghesi; nessun angolo della immaginazione è preclusa alla sua analisi. L’uomo illustrato raccoglie in sé racconti di ogni tipo e per ogni gusto: storie di terrore e di meraviglie, storie apparentemente banali ma che sono complicati sentieri il cui fine è sempre l’esplorazione dell’animo umano.
    Da questo romanzo, nel 1969, è stata tratta anche un’opera cinematografica diretta da Jack Smight.
 
 

CONTENUTO

Nel seguente elenco sono riportati i titoli (tra parentesi il titolo originale) e gli incipit dei vari racconti nella traduzione di Maria Elena Vaccarini:
 

Prologo: L’Uomo Illustrato (The Illustrated Man)

«Era un caldo pomeriggio all’inizio di settembre quando mi imbattei nell’Uomo Illustrato. Camminavo lungo una strada asfaltata, ultima tappa di una escursione a piedi di due settimane attraverso il Wisconsin. Nel tardo pomeriggio mi fermai, mangiai del maiale, fagioli e una frittella dolce e mi apprestavo a sdraiarmi a leggere quando l’Uomo Illustrato arrivò da dietro la collina e restò lì fermo un momento, ritto contro il cielo.
    Allora non sapevo che fosse illustrato. Sapevo solamente che era alto e doveva essere stato muscoloso un tempo anche se ora, per una qualche ragione, tendeva ad ingrassare, Ricordo che aveva braccia …»

 

La savana (The Veldt apparso anche col titolo The World the Children Made) «"George, vorrei che dessi un’occhiata alla stanza dei bambini."
    "Che cosa c’è che non va?"
    "Non lo so."
    "E allora?"
    "Voglio soltanto che tu dia un’occhiata, tutto qui, o che chiami uno psicologo che lo faccia."
    "Che mai potrebbe volere uno psicologo da una stanza per bambini?"
    "Sai benissimo che cosa." Sua moglie si fermò al centro della cucina e osservò il fornello intento a canticchiare fra sé mentre preparava la cena per quattro.
    "È solo che la stanza dei bambini è diversa da com’era."
    "D’accordo, diamo questa occhiata."
    S’incamminò lungo il corridoio della loro Dimora Vitafelice insonorizzata, la cui …»

 

Caleidoscopio (Kaleidoscope) «Il primo urto trinciò il razzo di lato come un gigantesco apriscatole. Gli uomini vennero scaraventati nello spazio come una dozzina di pesciolini d’argento che si divincolavano. Furono sparpagliati in un mare nero, e la nave, in un milione di frammenti, proseguì la sua corsa, uno sciame di meteoriti in cerca di un sole perduto.
    "Barkley, Barkley, dove sei?"
    Il suono di voci che gridavano come bambini dispersi in una notte fredda.
    "Woode, Woode!"
    "Capitano!"
    "Hollis, Hollis, sono Stone."
    "Stone, sono Hollis. Dove sei?"
    "Non lo so, come faccio a saperlo? Da quale parte è l’alto? Sto precipitando. Buon Dio, sto …»

 

Un nuovo inizio (The Other Foot) «Quando appresero la notizia, uscirono tutti dai ristoranti, dai caffè, dagli alberghi e si misero a scrutare il cielo. Sollevarono le mani scure a ripararsi gli occhi bianchi volti all’insù. Se ne stavano a bocca aperta. Nella calura di mezzogiorno, per migliaia di migliaia, c’erano piccole città in cui le persone dalla pelle scura se ne stavano lì in piedi, gettando un’ombra sotto di sé, a guardare verso l’alto.
    Nella sua cucina, Hattie Johson coprì la minestra che bolliva, si asciugò le dita sottili in uno strofinaccio e si diresse sollecita verso la veranda sul retro della casa.
    "Muoviti, mamma! …»

 

L’autostrada (The Highway) «La pioggia rinfrescante del pomeriggio era scesa sulla valle, sfiorando il granturco nei campi coltivati di montagna, picchiettando sul tetto di erba secca della capanna. Nell’oscurità piovosa la donna macinava il grano fra due blocchi di roccia lavica, lavorando in modo costante. Da qualche parte, fra le umide tenebre, un bimbo piangeva.
    Hernando se ne stava lì ad aspettare che la pioggia cessasse per poter tornare nei campi con il suo aratro di legno. Più sotto, il fiume ribolliva bruno ed ingrossato nel suo corso. L’autostrada di cemento, un altro fiume, non scorreva affatto; se ne stava là, luccicante, deserta. …»

 

L’uomo (The Man) «Il capitano Hart se ne stava ritto nel vano del portellone del razzo. "Perché non vengono" disse.
    "Chi lo sa?" disse Martin, il suo luogotenente. "Devo saperlo, capitano?"
    "Che genere di posto è questo, in ogni caso?" Il capitano si accese un sigaro, poi gettò il fiammifero sul prato luccicante. L’erba incominciò a bruciare.
    Martin fece per spegnerlo calpestandolo con lo stivale.
    "No", ordinò il capitano Hart, "lasci che bruci. Forse allora verranno a vedere che cosa sta succedendo, quegli stupidi ignoranti."
    Martin si strinse nelle spalle e tirò indietro il piede dal fuoco che andava diffondendosi.
    Il capitano Hart …»

 

La lunga pioggia (The Long Rain apparso anche col titolo Death by Rain) «La pioggia continuava. Era una pioggia violenta, una pioggia perenne, una pioggia trasudante e fumante; era una pioggerellina, un acquazzone, una fontana, una scudisciata negli occhi, una risacca alle caviglie; era una pioggia da sommergere tutte le piogge. Veniva a scrosci e a tonnellate, sferrava colpi d’ascia alla giungla e tagliava gli alberi come cesoie e radeva a zero l’erba, scavava gallerie nel terreno e scioglieva i cespugli. Faceva raggrinzire le mani degli uomini riducendole come le mani delle scimmie; scendeva una solida pioggia vitrea, e non cessava mai.
    "C’è ancora molta strada da fare, tenente?"
    "Non lo so. Un …»
 
 
L’astronauta (The Rocket Man) «Le lucciole elettriche volteggiavano sopra i capelli scuri di mia madre per illuminarle il cammino. Lei se ne stava sulla soglia della camera da letto e guardava fuori verso di me quando passai dal corridoio silenzioso. "Mi aiuterai a trattenerlo qui questa volta, vero?" domandò.
    "Credo di sì" risposi.
    "Ti prego." Le lucciole gettavano frammenti di luce in movimento sul suo volto pallido. "Questa volta non deve andarsene di nuovo."
    "D’accordo" feci io, dopo essermi fermato lì per un istante. "Ma non servirà a nulla; è inutile."
    Si allontanò e le lucciole, sui loro circuiti elettrici, le svolazzarono dietro …»
 

Palloncini di fuoco (The Fire Balloons apparso anche col titolo In This Sign)

«Il fuoco esplose sopra i preti nella sera d’estate. Lo si vedeva sfolgorare sul volto di zii e di zie. I fuochi sfolgoranti ricadevano nei lucenti occhi marroni dei cugini sulla veranda e i freddi frammenti bruciati precipitavano negli aridi campi in lontananza.
    Il Reverendo Padre Joseph Daniel Peregrine aprì gli occhi. Che sogno: lui e i suoi cugini con il loro fiammeggiante gioco nella vecchia casa del nonno, nell’Ohio, tanti anni addietro!
    Restò disteso ad ascoltare il grande vuoto della chiesa, le altre celle dove si trovavano gli altri Padri. Chissà se anche loro, alla vigilia del volo ...»

 

L’ultima notte del mondo (The Last Night of the World) «"Che cosa faresti se sapessi che questa fosse l’ultima notte del mondo?"
    "Che cosa farei? Parli seriamente?"
                    "Sì, seriamente."     "Non lo so. Non ci avevo pensato."
    Si versò del caffè. Sullo sfondo le due bambine giocavano con i cubi sul tappeto del soggiorno alla luce delle verdi lanterne controvento. Nell’aria della sera si sentiva, distinto e gradevole, l’aroma del caffè appena fatto.
    "Be’, meglio cominciare a pensarci", disse.
    "Non parlerai sul serio!"
    Lui annuì col capo.
    "Una guerra?"
    Lui annuì col capo.
    "Non una bomba atomica o all’idrogeno?"
    "No."
    "O la guerra batteriologica?"
    "Niente di tutto ciò" disse lui, mescolando …»

 

Gli esiliati (The Exiles apparso anche col titolo The Mad Wizards of Mars) «I loro occhi erano di fuoco e il fiato usciva come fiamma dalla bocca delle streghe mentre si chinavano a esaminare il calderone con bastoncini unti e dita ossute.
 
Quando ci ritroveremo noi tre
Nel tuono, nel lampo e nella pioggia?

    Danzavano come ubriachi sulla riva di un mare prosciugato, ammorbando l’aria con le loro tre lingue e bruciandola con i loro occhi felini che brillavano malevoli:
 

Gira attorno al calderone;
Butta dentro interiora avvelenate ...
Cresci, cresci, fatica e tormento;
Brucia fuoco e ribolli calderone!

    S’interruppero e gettarono un’occhiata attorno. "Dov’è la sfera di cristallo? Dove sono gli aghi?" …»

 

Una notte o un mattino qualunque (No Particular Night or Morning) «Aveva fumato un pacchetto di sigarette in due ore.
    "Quanto siamo lontani nello spazio?"
    "Un miliardo di miglia."
    "Un miliardo di miglia da dove?" domandò Hitchcock.
    "Dipende" rispose Clemens, che non fumava affatto. "Un miliardo di miglia da casa, si potrebbe dire."
                    "Allora dillo."     "Casa. Terra. New York. Chicago. Da qualunque posto tu venga."
    "Non me ne ricordo nemmeno", dichiarò Hitchcock. "Non credo neppure che ci sia una Terra ormai, e tu?"
    "Io sì", replicò Clemens. "L’ho sognata stamattina."
    "Non esiste nessuna mattina nello spazio."
    "Durante la notte, allora."
    "È sempre notte", osservò con calma Hitchcock. "A quale notte ti riferisci?" …»

 

La volpe e la foresta (The Fox and the Forest apparso anche col titolo To the Future) «Ci furono fuochi artificiali la primissima sera, cose di cui forse si doveva aver paura, poiché potevano riportare alla mente altre cose più terribili, ma queste erano bellissime, razzi che salivano nell’aria dolce e antica del Messico e frantumavano le stelle in frammenti bianchi e blu. Tutto era bello e dolce, l’aria era quella miscela di morti e vivi, di pioggia e polvere, di incenso di chiesa e odore di ottoni sul palco della banda che pulsavano intensamente il ritmo di Paloma. Le porte della chiesa erano spalancate e sembrava che una gigantesca costellazione gialla fosse caduta dal cielo ottobrino  …»

 

Il visitatore (The Visitor) «Saul Williams si svegliò nel silenzio del mattino. Guardò stancamente fuori dalla propria tenda e pensò a come era lontana la Terra. Milioni di miglia, pensò. Ma dopotutto, che cosa si sarebbe potuto fare in merito? I suoi polmoni erano pieni della ruggine del sangue. Tossiva continuamente.
    Saul si alzò alle sette quel particolare mattino. Era un uomo alto, asciutto, smarrito alla malattia. Era una mattina tranquilla su Marte, col fondo del mare piatto e silenzioso, senza un alito di vento. Il sole era luminoso e fresco nel cielo sgombro. Si lavò la faccia e fece colazione, dopo di …»
 

La betoniera (The Concrete Mixer)

«Ascoltava il fruscio di erba secca delle voci delle vecchie streghe sotto la finestra aperta:
    "Ettil, il codardo! Ettil, il riluttante, quello non vuol fare la gloriosa guerra di Marte contro la Terra!"
    "Continuate, streghe!" gridò.
    Le voci si ridussero a un mormorio simile a quello dell’acqua nei canali sotto il cielo marziano.
    "Ettil, il padre di un figlio che dovrà crescere all’ombra di questa terribile consapevolezza!" dissero le vecchie raggrinzite. Unirono le loro teste dagli occhi scaltri. "Vergogna, vergogna!"
    Sua moglie piangeva sull’altro lato della stanza. Le sue lacrime erano come pioggia, copiose e fresche sulle mattonelle. "Oh, Ettil, …»

 

Marionette S.p.A. (Marionettes, Inc.) «Camminavano lentamente lungo la via intorno alle dieci di sera, conversando con calma. Erano entrambi sui trentacinque anni, entrambi notevolmente sobri.
    "Ma perché così presto?" domandò Smith.
    "Perché è così" rispose Braling.
    "La prima sera che passi fuori da anni e te ne torni a casa alle dieci."
    "Nervosismo, suppongo."
    "Quello che mi chiedo è come tu ci sia riuscito. Sono dieci anni che cerco di farti uscire a bere qualcosa in santa pace. E adesso, quell’unica sera, vuoi a tutti i costi tornare a casa presto."
    "Non devo forzare la sorte", ribatté Braling.
    "Che cosa hai fatto, hai messo del …»

 

La città (The City apparso anche col titolo Purpose) «La città aspettò ventimila anni.
    Il pianeta si muoveva attraverso lo spazio e i fiori nei campi sbocciavano e appassivano, e la città aspettava ancora; e i fiumi del pianeta crescevano e calavano e diventavano polvere. E ancora la città aspettava. I venti che erano stati giovani e violenti divennero vecchi e pacati, le nuvole del cielo che erano state squarciate e sbrindellate furono lasciate in pace a vagabondare in un pigro biancore. E ancora la città aspettava.
    La città aspettava con le sue finestre e i suoi neri muri di ossidiana, le sue torri svettanti e i suoi torrioni …»

 

Ora zero (Zero Hour) «Che gioco! Da anni non provavano una tale eccitazione. I bambini si catapultavano qua e là per i prati verdi, lanciandosi grida, tenendosi per mano, correndo in tondo, arrampicandosi sugli alberi, ridendo. Nel cielo volavano i razzi e le piccole auto percorrevano frusciando le strade, ma i bambini continuavano a giocare. Che divertimento, che tremula gioia, che grida calorose, scompigliate.
    Mink si precipitò in casa, tutta sporca e sudata. Era forte, chiassosa e decisa per i suoi sette anni. Sua madre, la signora Morris, la vide appena mentre apriva con violenza i cassetti e scaraventava con gran frastuono …»

 

Il razzo (The Rocket apparso anche col titolo Outcast of the Stars) «Per molte notti Fiorello Bodoni restava sveglio a sentire i razzi che passavano sospirando nel cielo nero. Si alzava in punta di piedi dal letto, sicuro che la sua dolce moglie stesse dormendo, e usciva nell’aria notturna. Per qualche momento si liberava dagli odori di cibo vecchio della casetta presso il fiume. Per un silenzioso momento lasciava che il suo cuore si librasse solo nello spazio. seguendo i razzi.
    Ora, proprio quella notte, se ne stava seminudo nell’oscurità a osservare le fontane di fuoco che mormoravano nell’aria. I razzi nel loro lungo e folle viaggio verso Marte e Saturno e …»

 

Epilogo «Era quasi mezzanotte. La luna, oramai, era alta nel cielo. L’Uomo Illustrato giaceva immobile. Avevo visto quello che c’era da vedere. Le storie erano state raccontate tutte; erano concluse.
    Rimaneva soltanto quello spazio vuoto sulla schiena dell’Uomo Illustrato, quella zona di forme e colori confusi. Ora, mentre stavo a guardare, la macchia indefinita cominciò a raccogliersi, in un lento dissolversi da una forma a un’altra a un’altra ancora. E infine in quel punto prese forma una faccia, una faccia che mi fissava dalla carne colorata, una faccia con un naso e una bocca familiari, con occhi familiari.
    Era ancora molto .…»

 
 

 
 
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Fabrizio Mazza
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