CRONACHE MARZIANE
Edizioni italiane: Medusa, Mondadori 1954
Oscar Mondadori, 1975
Arnoldo Mondadori Editore 1980, 1998
Classici Urania 165, Mondadori 1990
Titolo Originale The Martian Chronicles
 

 
Cronache marziane rappresenta il prototipo della concezione che Bradbury ha della fantascienza: un pretesto per dare libero sfogo alla fantasia, per proiettare i molti vizi e le poche virtù della società contemporanea ad un livello differente dalla quotidiana routine con il fine di scoprirli, evidenziarli ed analizzarli. Questo romanzo infatti può essere visto come un’aperta critica non solo al lato più commerciale e materialistico della nostra civiltà, che tende a sopprimere gli aspetti più poetici e spirituali dell’Uomo, ma anche al diffuso atteggiamento razzistico presente nella società americana degli anni ’50 e che, purtroppo, continua a mostrarsi in maniera sempre meno latente ancora oggi in tutto il mondo occidentale.

    Nel 1980, con la collaborazione dello stesso Bradbury, Michael Anderson ha tratto da quest’opera l’omonimo film.
    Di The Martian Chronicles è comunque in cantiere una nuova versione, prodotta da Steven Spielberg, per la quale Bradbury sta abbonzzando una sceneggiatura.

 

SINOPSIS

Questo romanzo, concepito come una serie di brevi cronache, racconta della conquista del pianeta Marte da parte dell’umanità, iniziata nel gennaio 1999 e terminata nel 2026 con il ritorno sulla Terra dell’intera colonia umana a causa dello scoppio della guerra nucleare.
    Su Marte torna così a regnare nuovamente il silenzio che aveva dominato per milioni d’anni, vera essenza di quegli esseri che avevano costruito una civiltà spirituale e pacifica, ma che gli uomini non avevano saputo né vedere né immaginare.

 

CONTENUTO

Nel seguente elenco sono riportati i titoli (tra parentesi il titolo originale) e gli incipit dei vari racconti presenti in Cronache marziane, nella traduzione di Giorgio Monicelli:
 

Gennaio 1999 - L’estate del razzo (Rocket Summer)

«Fino ad un istante prima era ancora l’inverno dell’Ohio, le porte chiuse, i vetri ricoperti di brina, stalattiti di ghiaccio a frangia da ogni tetto, bimbi che sciavano sui pendii, massaie dondolanti come grandi orsi neri nelle loro pellicce sulle vie gelate.
    E a un tratto una lunga onda tiepida era passata sulla cittadina. Una marea d’aria calda, quasi che qualcuno avesse lasciato aperta la porta di una panetteria. il calore pulsava tra le casette, i cespugli, i ragazzi. Le stalattiti di ghiaccio si distaccavano, rovinose, e, in frantumi, si scioglievano rapidamente. Le porte si spalancavano. I vetri …»

 

Febbraio 1999 - Ylla (Ylla apparso anche col titolo I’ll Not Look For Wine) «Avevano una casa a colonne di cristallo sul pianeta Marte ai margini di un mare vuoto, e ogni mattina si poteva vedere la signora K mangiare frutti d’oro che crescevano sulle pareti di cristallo, o ripulire la casa con manate di polvere magnetica, che, assorbita ogni sporcizia, si dissolveva sulle calde ali del vento. Nel pomeriggio, quando il mare fossile era caldo e immobile, e le viti stavano irrigidite nell’orto e la lontana cittadina marziana, bianca e ossuta come un teschio, se ne stava tutta chiusa in sé, e nessuno usciva di casa, si poteva vedere lo stesso …»
   
Agosto 1999 - La notte estiva (The Summer Night apparso anche col titolo The Spring Night) «Nelle gallerie di marmo la gente era raccolta in crocchi e gruppi che si stemperavano nelle ombre tra le colline azzurre. Una languida luce crepuscolare pioveva giù dalle stelle e dalle lune, fulgidissime di Marte. Oltre l’anfiteatro marmoreo, nelle tenebre e nelle lontananze, erano sparsi paesi e ville; stagni dalle acque argentee occhieggiavano immoti e canali luccicavano dell’uno e dell’altro orizzonte. Era una sera d’estate sul placido temperato pianeta Marte. A monte e a valle dei canali di vino verde, battelli s’abbandonavano alla corrente, delicati come fiori di bronzo. Nelle lunghe sconfinate dimore che serpeggiavano serene attraverso le …»

 

Agosto 1999 - I terrestri (The Earth Men) «Chiunque fosse, chi picchiava alla porta non sembrava disposto a smetterla presto.
    La signora Ttt spalancò la porta.
    "Che c’è?"
    "Lei parla inglese!" L’uomo ritto sulla soglia era sbalordito.
    "Io parlo come parlo!"
    "Ed è uno splendido inglese!" L’uomo era in uniforme. C’erano tre uomini con lui, tutti molto frettolosi, tutti sorridenti e sporchi.
    "Che cosa volete?" domandò la signora Ttt.
    "Lei è marziana!" L’uomo sorrise. "La parola non le è certamente familiare, dato che è un’espressione in uso sulla Terra." Indicò col mento i suoi uomini. "Veniamo tutti dalla Terra. Io sono il capitano Williams. Siamo sbarcati su ...»
   
Marzo 2000 - Il contribuente (The Taxpayer) «Voleva andare su Marte a bordo del razzo. Scese al campo dei razzi nel primo mattino e chiamò a gran voce da dietro il filo spinato gli uomini in uniforme, urlando che voleva andare su Marte. Disse loro ch’era un contribuente per bene, che pagava regolarmente le tasse, il suo il suo nome era Pritchard e aveva il diritto di andare su Marte. Non era per caso nato proprio lì, nell’Ohio? Non era forse un buon cittadino? E allora perché non poteva andare su Marte? Mostrò loro il pugno e disse che voleva andarsene dalla Terra; chiunque avesse un po’ di sale in …»  
 
Aprile 2000 - La terza spedizione (The Third Expedition apparso anche col titolo Mars Is Heaven) «La nave calava dagli spazi cosmici; veniva dalle stelle, dalle nere lontananze dove la velocità è vertigine, veniva dai silenti golfi dello spazio. Era una nuova astronave; il suo corpo aveva scoppi di fuoco e gli uomini erano racchiusi nelle sue celle di metallo; ed essa trascorreva nel vuoto con purezza di silenzi, calda e corrusca com’era. In tutto diciassette uomini, compreso il comandante. La folla sul campo astronautico dell’Ohio aveva urlato, agitando le braccia, sventolando le mani nella luce del sole, e il razzo era sbocciato in grandi fiori ardenti e variopinti, fuggendo poi via nello spazio, terza …»

 

Giugno 2001 - "... And the Moon be still as bright" (And The Moon Be Still As Bright) «Faceva così freddo quando misero piede fuori per la prima volta dal razzo, che Spender cominciò a raccogliere gli aridi stecchi marziani e accese un focherello stento. Non parlò di festeggiare l’avvenimento; si limitò a raccogliere gli sterpi, ad appiccargli fuoco e a vederlo ardere.
    Nel bagliore che illuminava l’aria sottile di quel mare prosciugato di Marte, l’uomo si volse a guardare di sulla spalla e vide il razzo che li aveva portati fin là tutti quanti, il comandate, il capitano Wilder, Cheroke, Hathaway, Sam Parkhill e lui, attraverso i silenti e tenebrosi spazi stellati a sbarcare sul quel …»

 

Agosto 2001 - I coloni (The Settlers) «E gli uomini della terra vennero su Marte.
    Vennero perché avevano paura, o perché non l’avevano, perché erano felici, o infelici, perché erano come i Padri Pellegrini che avevano fondato le colonie americane, o perché non erano come i Padri Pellegrini. Ognuno aveva avuto le sue buone ragioni per venire su Marte. Cattive mogli da abbandonare, lavori ingrati, città inospiti; ed essi venivano su Marte per trovare qualcosa, o lasciare qualcosa, o ottenere qualcosa, o seppellire qualcosa, o lasciare una volta per tutte in pace qualcosa. Venivano con piccoli sogni, o sogni immensi, o niente sogni del tutto. …»

 

Dicembre 2001 - Il verde mattino (The Green Morning) «Quando il sole tramontò, lui si accampò presso la pista e si preparò una frugale cena, ascoltando lo scoppiettio del fuoco, mentre si metteva in bocca il cucchiaio e masticava pensieroso il boccone. Era stata una giornata non diversa dalle altre, con molte fosse uguali e precise scavate nelle ore dell’alba, le sementi gettatevi, l’acqua portata dai canali luccicanti. Ora, con una stanchezza di ferro nelle membra esili, l’uomo giaceva disteso a guardare il cielo scolorar da una tenebra all’altra.
    Si chiamava Benjamin Driscoll e aveva trentun anni. E ciò che voleva era che Marte fosse tutto …»

 

Febbraio 2002 - Le locuste (The Locustus) «I razzi incendiavano i preti ossuti, trasformavano in lava la roccia, il legno in carbonella, l’acqua in vapore, tramutavano sabbia e silicio in vetro verde, sparso come frammenti di specchi a riflettere l’invasione, per ogni dove. I razzi arrivavano come tamburi, che rullassero per tutta la notte. Venivano come locuste, sciamando e posandosi su steli di fumo rosseggiante. E fuor dai razzi correvano uomini con martelli nelle mani, per battere quel nuovo mondo sì da foggiarlo in maniera familiare all’occhio, sì da mondarlo d’ogni estraneità, le bocche ricche di chiodi, che davano loro un aspetto da carnivori dai denti d’acciaio, …»

 

Giugno 2002 - L’immensità (The Wilderness)
                        «Oh, the Good Time has come at last     Era il crepuscolo e Janice e Leonora stavano facendo i bagagli, instancabilmente, nella loro casa d’estate, cantando canzoni, mangiando qualcosa, sostenendosi l’una all’altra, quando necessario. Ma non guardavano mai la finestra, dove la notte si raccoglieva profonda e le stelle spuntavano fredde e lucenti.
    "Senti!" disse Janice.
    Un suono come quello di un bastimento a vapore giù per il fiume, ma era invece un razzo nel cielo. E oltre quel rumore ... che cos’erano, banjos che suonavano? No, soltanto i grilli di quella notte d’estate 2002. Diecimila suoni alitavano attraverso la cittadina ...»
 
 
Agosto 2002 - Incontro di notte (Night Meeting) «Prima di avviarsi sulle colline azzurre, Tomás Gomez si fermò a fare il pieno di benzina davanti al solito posto di rifornimento.
    "Un luogo piuttosto isolato questo, eh, nonno?" disse Tomás.
    Il vecchio si mise a spolverare il parabrezza del camioncino:
    "Non c’è male."
    "Ti piace Marte, nonno?"
    "Molto. C’è sempre qualcosa di nuovo. Decisi quando venni qui, l’anno scorso, di non aspettarmi nulla, di non chiedere nulla, di non stupirmi di nulla. Dobbiamo dimenticare la Terra e la vita che ci facevamo. Dobbiamo tener presente il motivo per cui siamo venuti qui e la diversità di questo …»
   
Ottobre 2002 - La spiaggia (The Shore) «Marte era una spiaggia lontana, lidi remoti, e gli uomini vi si spargevano a onde. Ogni ondata era diversa, e più forte. La prima portò con sé uomini avvezzi agli spazi immensi, al freddo, alla solitudine; portò con sé lo sciacallo e il pastore, uomini magri, ossuti, con facce da cui gli anni avevano scavato via la carne, con gli occhi come punte di chiodi, e mani simili a stoffa di vecchi guanti, disposte a toccare prontamente ogni cosa. Marte non aveva nulla di nuovo per loro, perché essi erano cresciuti in pianure e praterie sconfinate come le piane di Marte. Vennero …»
 
 
Novembre 2002 - Le sfere di fuoco (The Fire Balloons) «Gli scoppi coprivano di fuoco i prati nella note d’estate. Vedevi volti illuminati da sprazzi di luce vivida, volti di zii e di cognati e di zie. Le girandole si riflettevano negli occhi scintillanti di cugini sulla veranda e stecchi carbonizzati e freddi ricadevano con secchi tonfi tra l’erba secca, molto lontano.
    Il reverendissimo padre Joseph Daniel Peregrine aprì gli occhi. Che sogno: lui con i suoi cugini e le sue cugine, tanti anni fa, alla festa pirotecnica nell'antica casa del nonno, nell’Ohio!
    Rimase coricato, tendendo l’orecchio al gran silenzio cavo della chiesa, delle altre celle dove gli altri padri …»  
 
Febbraio 2003 - Intermezzo (Interim apparso anche col titolo Time Intervening) «Gli uomini trasportarono su Marte cinquemila metri di pino dell’Oregon per costruire la Decima Città e ventimila metri di rosso sequoia californiano e a forza di martellare misero insieme una linda cittadina ai margini dei canali di pietra. Le sere di domenica si vedeva la luce rosa, azzurra, verde, filtrare dalle vetrate policrome della chiesa e si udivano le voci cantare gli inni numerati.
    "Canteremo ora il numero 79 ... Canteremo ora il 94."
    E in certe case sentivi il duro ticchettio di una macchina per scrivere, il romanziere al lavoro; o lo scricchiolìo d’una penna, il poeta al lavoro; o …»  
 
Aprile 2003 - I musici (The Musician) «I ragazzi viaggiavano a piedi, spingendosi molto addentro alle lande marziane. Portavano sacchetti di carta fragranti entro i quali, ogni tanto, durante la lunga marcia, ficcavano il naso, per aspirare il profumo e gli aromi del prosciutto e delle leccornie alla maionese con capperi, o sentire il liquido gorgoglìo delle aranciate che si scaldavano nelle loro bottigliette. Dondolando le reticelle piene di verdi cipolline dolci, di salsicce di fegato profumate, di rosse salse aromatiche e di pane bianco, essi ardivano spingersi molto al di là dei limiti imposti loro dalle mamme severe. Si mettevano improvvisamente a correre urlando:
    "L’ultimo ...»

 

Giugno 2003 - Su negli azzurri spazi (Way in the Middle of the Air)         «"Sai la novità?"     "Quale?"
    "I negri… I negri!"
    "E allora?"
    "Se ne vanno. Lasciano i loro paesi, le loro case, tutti insieme, in massa. Come, non lo sai?"
    "In massa? Ma che stai dicendo? Che li piglia?"
    "Li piglia che se ne vogliono andare. E lo fanno. Anzi, lo stanno facendo."
    "Ma sarà qualcuno, immagino ..."
    "Tutti quelli del Sud, ti dico! Fino all’ultimo!"
    "Ma è impossibile!"
    "Sì, ti dico!"
    "Se non lovedo coi miei occhi non ci credo. Non è possibile. E dove vogliono andare? In Africa?"
    Una pausa.
    "Su Marte."
    "Vuoi dire il pianeta Marte?"
    "Proprio così!"
    Stavano ...»
   
2004/05 - L’imposizione dei nomi (The Naming of Names) «Giunsero alle bizzarre terre turchine e imposero i loro nomi alle terre: Torrente Hinkston. Bivio Lusig, Fiume Nero, Foresta Driscoll, Monte Peregrine e Wildertown, nomi di persone e di cose fatte dalle persone. Là dove i marziani avevano ucciso i primi uomini della Terra sorse Civitarossa, ed era un nome che aveva a che fare col sangue. E dove la seconda spedizione era stata annientata sorgeva ora Nuova Prova e in ogni altro luogo in cui gli uomini dei razzi avevano portato i loro bastimenti di fuoco a bruciare il suolo, i nomi n’erano rimasti come ceneri, così che naturalmente …»

 

Aprile 2005 - Usher II (Usher II apparso anche col titolo Carnival of Madness) «Per tutta una tediosa, cupa e silente giornata di autunno, in quella stagione dell’anno quando le nubi incombono basse ed opprimenti nel cielo, avevo viaggiato solitario, a cavallo, per un tratto di campagna singolarmente selvaggio, fino a ritrovarmi, al primo addensarsi di ombre crepuscolari, in vista della malinconica casa degli Usher ...
    William Stendhal s’interruppe nella sua citazione. Là su una balza nera e bassa, s’ergeva la Casa, sul muro maestro della quale era l’epigrafe: 2005 A.D.
    Il signor Bigelow, l’architetto disse:
    "È completa ora. Eccole la chiave, signor Stendhal."
    I due uomini stavano ritti in silenzio nel tranquillo .…»
 
 
Agosto 2005 - I vecchi (The Old Ones) «E nulla di più naturale del fatto che, alla fine, i vecchi venissero su Marte, sulle orme lasciate dai rozzi pionieri, i raffinati, gli evoluti aromatizzati, i viaggiatori di professione, i conferenzieri romantici alla ricerca di nuovi materiali.
    E così i tipi asciutti e cricchianti, quelli che passavano il tempo ad auscultarsi il cuore, a tastarsi il polso e a ficcarsi cucchiaiate di porzioni sciroppose nella bocca storta, quei tali che un tempo solevano in novembre andarsene in auto in California, o in classe turistica a visitar l’Italia in aprile, la gente come albicocche secche, esseri-mummia, vennero alla fine …»
   
Settembre 2005 - Il marziano (The Martian apparso anche col titolo Impossible) «Le montagne azzurre si levavano nella pioggia e la pioggia cadeva nei lunghi canali; il vecchio LaFarge venne con la moglie sulla porta di casa a guardare.
    "La prima pioggia della stagione." osservò LaFarge.
    "Che bellezza!" disse sua moglie.
    "È la benvenuta."
    Richiusero la porta. In casa, si scaldarono le mani al fuoco d’un caminetto. Rabbrividirono. In distanza, fuor dalla finestra, vedevano la pioggia rendere forbiti e lucenti i fianchi del razzo che li aveva portati dalla Terra.
    "C’è solo una cosa che mi rattrista" disse LaFarge, guardandosi le mani.
    "E cioè?"
    "Vorrei che avessimo potuto portare …»

 

Novembre 2005 - La valigeria (The Luggage Store) «Parve una cosa lontana, remota, quando il padrone della valigeria udì la notizia nel radiobollettino della sera, trasmesso dalla terra mediante emissione di raggi fotofonici. Il negoziante ebbe la sensazione precisa di quanto fosse lontana.
    Un nuovo conflitto stava per scoppiare sulla Terra.
    L’uomo uscì per dare un’occhiata al cielo.
    Sì, eccola là, la Terra. La Terra che, nel cielo vespertino, scendeva nella scia del sole dietro alle montagne. Le parole alla radio e quello splendido astro verde erano una sola e medesima cosa.
    "Non ci credo" disse il valigiaio.
    "Forse perché lei non si trova sulla Terra" …»

 

Novembre 2005 - Stagione morta (The Off Season) «Sam Parkhill fece un gesto largo con la scopa, spazzando via l’azzurrina sabbia marziana.
    "Ecco qua" disse "Sì, ragazza mia guarda là!" Indicò un cartello. " guarda bene quell’indicatore, con tanto di freccia: Salsicciotti Caldi Parkhill! Non è stupendo Elma?"
    "Certo Sam" disse sua moglie.
    "Ragazzi che cambiamento di fatto! Dio, se i compagni della Quarta Spedizione mi vedessero ora. Io sì che ho visto chiaro e mi son dato al commercio, mentre loro stanno ancora a marcire, sotto la disciplina di bordo, nello spazio cosmico. Guadagneremo migliaia di dollari, Elma, migliaia, ti dico!"
    La moglie lo guardò lungamente, senza parlare. …»

 

Novembre 2005 - Tutti a guardare (The Watchers) «Uscirono tutti dalle loro case, quella sera, a guardare il cielo. Lasciarono a mezzo la cena, o il bucato, o il vestirsi per andare agli spettacoli e uscirono sulle verande, non più nuove ora, a guardare in cielo la verde stella della Terra. Fu un moto istintivo, senza sforzo di cui fossero consapevoli; lo fecero tutti, perché li aiutasse a capire le notizie che avevano inteso alla radio qualche minuto prima. C’era la Terra lassù, col suo conflitto imminente e centinaia di madri, nonne, padri, fratelli, zie, cugini. E qui c’erano costoro che, in piedi sulle verande, cercavano di credere  …»

 

Dicembre 2005 - Le città silenti (The Silent Towns) «C’era una bianca cittadina silente sulla riva dell’estinto mare marziano. Era deserta. Nessuno vi si muoveva. Luci solitarie ardevano nelle botteghe per tutto il giorno. Le porte dei negozi erano aperte, come se la gente fosse improvvisamente partita dimenticandosi di usare le chiavi. Riviste, portate dalla Terra sul razzo argenteo un mese prima, palpitavano al soffio del vento, intatte, già ingiallite, sulle reticelle metalliche degli empori.
    La città era morta. I suoi letti erano vuoti e freddi. Il solo rumore era il ronzìo delle linee elettriche e delle dinamo, che ancora funzionavano, abbandonate a se stesse. L’acqua scorreva in …»

 

Aprile 2026 - I lunghi anni (The Long Years) «Ogni qual volta il vento soffiava nel cielo, l’uomo e la sua famiglia si sedevano nella capanna in muratura, a scaldarsi le mani su di un fuoco di legna. Il vento muoveva le acque del canale e quasi spazzava le stelle via dal cielo, ma il signor Hathaway sedeva contento a parlar con la moglie e la moglie gli rispondeva, e lui discorreva con le due figliole e il figliolo di quando vivevano sulla Terra, e loro gli rispondevano a tono.
    Era il ventesimo anniversario dopo la Grande Guerra. Marte era un pianeta sepolcro. Se la Terra fosse ancora la stessa  …»
 
 
Agosto 2026 - Cadrà dolce la pioggia (There Will Come Soft Rains) «In salotto l’orologio parlante cantava: Tic-tac, son già le sette, lèvati su, lèvati su!, quasi temesse che nessuno obbedisse. La casa mattutina restava deserta. L’orologio continuava a ticchettare, ripetendo, ripetendo, all’infinito, il suo tic-tac in quel gran vuoto. Sette e diciotto, il caffelatte, sette e diciotto, il caffelatte!
    In cucina i fornelli della colazione sibilarono e dall’interno ardente della stufa il forno spinse fuori otto tartine tostate alla perfezione, otto uova fritte meravigliosamente su sedici fette di pancetta, due caffè e due bicchieri di latte.
"Oggi, 4 agosto, 2026" disse un’altra voce, scendendo dal soffitto della cucina "nella città di …»
   
Ottobre 2026 - La gita d’un milione d’anni (The Million-Year Picnic) «In fondo era stata la mamma ad avere l’idea che l’intera famiglia si sarebbe divertita a una partita di pesca. Ma le parole non erano state della mamma, Timothy lo sapeva bene; le parole erano quelle del papà, che la mamma usava in vece sua qualche volta.
    Papà coi piedi in un groviglio di ciottoli marziani si disse d’accordo, per cui immediatamente scoppiò un tumulto di urla e di evviva, l’accampamento si trasferì in una serie di capsule e di involucri prodigiosi, la mamma indossò la tuta da viaggio, papà riempì la pipa con mani tremanti, gli occhi rivolti al cielo …»
 
 
 
 
 
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Fabrizio Mazza
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