RITORNATI DALLA POLVERE
Edizioni italiane: Strade Blu Mondadori 2002
Titolo originale From the Dust Returned
 
 
 

    È costato quasi cinquant’anni di lavoro e di ripensamenti questo nuovo lavoro di Bradbury. Cinquant’anni per riflettere e coagulare idee e suggestioni attorno alla Famiglia Elliot ed al suo mondo. Un mondo che si trova a metà strada tra quello allucinato e onirico di Edgar Allan Poe e quello ironico e stralunato di Charles Addams (il creatore della celebre Famiglia Addams, soggetto che non a caso nacque proprio dopo la collaborazione di quest’ultimo con Bradbury).
    Di certo le qualità letterarie di Bradbury emergono da questo romanzo sempre a livelli molto alti, anche se c’è da dire che riuscire a rendere omogenei racconti e sensazioni di per sé molto diverse come quelle che danno corpo al racconto non è semplice; se poi nascono in età così distanti tra loro l’impresa è veramente difficoltosa (fanno infatti parte del romanzo: The Traveller -La ragazza che viaggiava- 1945; Homecoming -Il raduno- 1945;  Uncle Einar  -Zio Einar- 1947; The April Witch -La strega daprile- 1952; On the Orient North  -SullOrient Express- 1988;  West of October  -A ovest di ottobre- 1988). Così il romanzo non appare sempre armonico e coerente con le premesse, ad esempio sembra proprio che l’autore cerchi di insistere molto sulla necessità di resistere alle omologazioni, alle uniformità inespressiva ed anonima in cui la società tecnologica sembra volerci costringere (l’estratto che viene di seguito riportato pare indicarlo). Ed in effetti il protagonista, il piccolo Timothy, è un trovatello “umano” che viene allevato dagli Elliot (e che alla fine preferirà continuare a esistere nella sua condizione piuttosto che unirsi al resto della Famiglia), ma dall’altra parte c’è un personaggio come Zio John che, seppure definito il Terribile e l’Ingiusto, rappresenta per la Famiglia l’incoerente e lo straordinario e che l’autore preferisce comunque “sopprimere”. Ma forse anche questo è voluto e non rappresenta altro che la metafora di due ben distinte pulsioni: quella che ogni essere umano ha di essere accettato (e quindi mescolarsi nel guscio protettivo del gruppo o della società) e quello di non essere confuso e reso anonimo dall’uniformità che si è ricercata.

    Mi rendo conto che in fondo questi sono solo dettagli e mere speculazioni, quello che resta dopo la lettura è la sensazione di una riflessione profonda per immagini sulla condizione umana e sulla necessità della conquista di una libertà personale (ma non solo) che sia meditata e pacifica; che non prescinda dalle radici che ma che vada necessariamente oltre esse, il tutto espresso con eccezionali capacità visionarie e poetiche, in un mondo straordinario che solo Bradbury riesce a materializzare.
 
 

SINOPSIS

È un evento eccezionale quello che sta per succedere: dopo secoli la Famiglia Elliot si sta per radunare. Tutti, proprio tutti, o quasi, convergono da ogni parte del mondo in quella vecchia casa sulla collina, nell’Illinois. Ogni ramo della famiglia è rappresentato: c’è zio Einar (con le sue belle ali), zio Fry, i cugini William e Helgar, Thomas il Gigante …
Ad attenderli c’è la vecchia millevoltebisnonna Nef, c’è la stupefacente Cecy che vola lontano (e che li vede arrivare ad uno ad uno) ed il “comune” Thimoty.
Le loro stanze sono già preparate, le loro bare già scoperchiate ed anche i topi, nelle loro tane, sono pronti ad accoglierli.
Ma questo potrebbe essere l’ultimo raduno della Famiglia: il mondo sta cambiando, non li vuole più, anzi non crede più alla loro esistenza. Il mondo straordinario della famiglia Elliot rischia di essere annientato con tutti i suoi particolari membri …

 

ESTRATTO DA RITORNATI DALLA POLVERE nella traduzione di Giuseppe Lippi
 

…Timothy assegnò un nome ad ogni faccia geroglifica e la mummia assentì con la testa polverosa. Poi le dita toccarono un ultimo simbolo.
«E questo è il centro del gorgo, dell’Oscurità?»
«Sì, è Casa nostra.»
Infatti, l’ideogramma raffigurava una Casa tempestata di lapislazzuli e orlata d’ambra e d’oro, come doveva essere stata nei giorni in cui Lincoln parlò a Gettysburg e rimase inascoltato.
Mentre Timothy guardava, i meravigliosi ornamenti cominciarono a tremare, poi a staccarsi. Un terremoto scosse i telai e accecò le finestre d’oro.
«Stanotte» rimpianse la polvere dei secoli, tornando a se stessa.
«Ma perché, dopo tanto tempo?» chiese Timothy. «Perché proprio adesso?»
«Questa è l’epoca delle scoperte e delle rivelazioni. Le immagini volano nell’etere, i suoni rimbalzano nel vento. Le cose sono sotto gli occhi di molti, le voci possono essere udite da tutti. Decine di milioni di viaggiatori sulle strade. Non c’è via di fuga, e noi siamo stati scoperti dalle parole che riecheggiano nell’aria, dalle immagini che un raggio di luce trasporta nelle case, dove i bambini e i loro genitori assistono tranquillamente allo spettacolo di Medusa che, con un paio di antenne da insetto in testa, parla senza pudore, cercando il modo di farsi punire.»
«Per che cosa?»
«Non c’è bisogno che vi sia una ragione. Quello che conta è la rivelazione del momento, gli insignificanti allarmi e digressioni della settimana, il panico di una singola notte, tanto nessuno chiede il perché. Morte e distruzione sono servite in diretta e i bambini guardano con i genitori alle spalle, impietriti da un gelido incantesimo di pettegolezzi non richiesti, di calunnie innecessarie. Ma non importa. I muti parleranno, gli stupidi ragioneranno e noi siamo distrutti. Distrutti …» fece eco al mummia a se stessa.
La Casa dipinta sul petto e le travi della Casa autentica tremarono, aspettando nuove scosse.
«Il diluvio verrà presto … inondazioni, maree di uomini …»
«Ma cosa abbiamo fatto?»
«Niente. Siamo sopravvissuti, questo è tutto. Quelli che verranno a sommergerci sono invidiosi delle nostre vite secolari, millenarie. Poiché siamo diversi, dobbiamo essere spazzati dalle onde. Ascolta!»
Di nuovo i geroglifici tremarono, la soffitta sospirò e cigolò come un bastimento nel mare in tempesta.
«Cosa posiamo fare?» chiese Timothy.
«Scappare in tutte le direzioni. Non potranno inseguire tutti i fuggiaschi. La Casa dev’essere vuota entro mezzanotte, quando arriveranno con le torce.»
«Torce?»
«Non è sempre così? Fuoco e torce, torce e fuoco.»
«Già.» Timothy sentì la lingua muoversi per conto proprio e fu assalito dai ricordi. «L’ho visto nei film. Povera gente che scappa, inseguita da altra gente. Torce e fuoco.»
«Bene, allora. Chiama tua sorella, Cecy sveglierà gli altri.»
«L’ho già fatto!» gridò una voce dal nulla.
«Cecy?»
«È con noi» sussurrò la vecchia.
«Sì, ho sentito tutto» proseguì la voce che filtrava da finestre e armadi, scale e travature. «Sono in ogni stanza, in ogni pensiero, in ogni testa. Stanno già saccheggiando i comò, tutti quanti, e preparano le valigie. La Casa sarà vuota molto prima di mezzanotte.»
Un uccello invisibile sfiorò le ciglia di Timothy, poi le orecchie, si fermò dietro il suo sguardo e fece l’occhiolino a Nef.
«Ecco fra noi la Bella» disse Cecy, usando la bocca del fratello.
«Sciocchezze. Volete sapere un altro motivo per cui il tempo cambierà e arriveranno le inondazioni?» chiese la vecchia mummia.
«Certo.» Timothy sentì la morbida presenza della sorella dietro le finestre degli occhi. «Diccelo, Nef.»
«Mi odiano perché io sono la conoscenza accumulata della Morte. Conoscenza che per essi è una maledizione, anziché un utile fardello.»
«Ma si può …» cominciò Timothy e Cecy finì il pensiero «… si può ricordare la morte?»
«Oh, sì, ma solo i morti possono farlo. Voi vivi siete ciechi; noi siamo bagnati dal Tempo, rinascendo come figli della terra, eredi dell’Eternità. Siamo andati alla deriva, dolcemente, per fiumi di sabbia e torrenti di buio, abbiamo familiarizzato con il bombardamento incessante delle stelle, i cui raggi piovono sulla terra dopo milioni di anni, e vengono a cercare delle piantagioni d’anime … Le nostre anime imbozzolate come grandi semi, sepolte sotto strati di marmo, scheletri in bassorilievo e rettili volanti che spiegano ali larghe un milione d’anni, ma profonde appena un respiro! Siamo noi i guardiani del Tempo. Voi camminate sulla terra e conoscete l’attimo che sparisce con il prossimo respiro. Poiché vivete e vi muovete, non potete custodire. Noi siamo granai di oscuri ricordi; le urne funebri non contengono soltanto i nostri occhi, ma i nostri abissi, più profondi di quanto possiate immaginare. E là si accumulano, come ore perdite e sotterranee, tutte le morti del mondo, le morti su cui l’umanità ha costruito moti edifici di carne e castelli in pietra che s’innalzano al cielo, mentre noi ci immergiamo sempre più nel profondo, protetti dalla penombra e oscurati dalla mezzanotte. Noi custodiamo. Siamo ricchi in addii. Non verrete negare, ragazzi, che quaranta miliardi di morti rappresentino un bel po’ di saggezza: messi insieme, gli abitanti del sottosuolo sono un gran regalo per i vivi, perché fanno in modo che possano continuare a vivere.»
«Sì, credo proprio di sì.»
«Non limitatevi a credere, ragazzi: conoscete. Io ve lo insegnerò, e il vostro lieve fardello sarà una conoscenza fondamentale per l’esistenza, perché solo la morte può liberare il modo e farlo rinascere. Stanotte è la notte in cui il vostro compito comincia. Adesso!» …
 

 
 
 
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Fabrizio Mazza
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