
Pur non facendo strettamente parte
delle tradizioni mediterranee, travolti come siamo dalla imperante cultura
hollywoodiana, ormai tutti sappiamo cosa sia la festa di Halloween. La
notte del 31 ottobre, vigilia di Ognissanti, si festeggia quella che è
divenuta la notte delle streghe e delle meraviglie. Ma da dove deriva questa
particolare ricorrenza? Da quali tradizioni attinge?
Bradbury, con
la sua tipica scorrevolezza e originalità illustra le tradizioni
che hanno permeato, e continuano ad ispirare, questa festività pagana.
SINOPSIS
Nella serata che precede Ognissanti qualcosa di stupefacente è accaduto: un enorme albero è apparso, ma non tanto questa è la stranezza, piuttosto centinaia di zucche pendono dai suoi rami. Zucche in cui sono intagliati sorrisi inquietanti e occhi luminescenti che fissano otto ragazzini. È la notte di Halloween ed ognuno di essi indossa una maschera: Tom è vestito da scheletro, Henry è mascherato da strega, Ralph è fasciato come una mummia, Georg è diventato uno spettro, J.J. scompigliato come un cavernicolo, Fred stracciato come un accattone, Wally indossa una maschera da grottesca, Pipkin … Ehi dov’è finito Pipkin, indossava una maschera bianca e portava una lunga falce. Ma ora è sparito! Che fine ha fatto?
Inizia così da parte dei sette ragazzi la ricerca di Pipkin, scortati da una guida particolare (Sudario) conosceranno il perché delle maschere che indossano e rintracceranno Pip. Riusciranno a salvarlo?
ESTRATTO DA L’ALBERO
DI HALLOWEEN nella
traduzione di Annalisa Mancioli
… "È per questo che mi sono
mascherato così?" tastò con le mani le bende del suo costume
di mummia e si toccò la faccia raggrinzita d’argilla.
"Sì, ragazzo mio" rispose
Sudario. "Perché gli egiziani costruivano per sfidare il tempo.
Per durare diecimila anni. Tombe,
sepolcreti, mummie, scheletri. La morte era in cima ai loro pensieri, ai
loro sentimenti, alla loro vita. Tombe, e ancora tombe, con passaggi segreti
affinché nessuno potesse violarle e i ladri non rubassero le anime,
i giocattoli e l’oro. Ti sei vestito da mummia, figliolo, perché
questo è il loro abito per l’Eternità. Avvolti in un bozzolo
di fili, speravano di uscirne come splendide farfalle in un mondo futuro
pieno d’amore. Osserva il tuo bozzolo, ragazzo. Tocca gli strani tessuti."
"Perbacco" disse Ralph-la-Mummia,
strizzando l’occhio alle pareti affumicate e agli incomprensibili geroglifici.
"Per costoro ogni giorno era Halloween!"
"Ogni giorno!" ripeterono gli altri
pieni di ammirazione.
"Anche per costoro ogni giorno
era Halloween" aggiunse Sudario facendo loro un cenno.
I ragazzi si voltarono.
Una tempesta di lampi verdastri
si scatenò nei sotterranei. Il suolo tremava come scosso dal terremoto.
Non so dove, un vulcano si svegliò dal sonno secolare e illuminò
le pareti con una vampata.
Sulle mura comparvero i graffiti
preistorici degli uomini delle caverne, vissuti molto prima degli Egizi.
"Ora" disse Sudario.
Un fulmine scoppiò.
Tigri dai denti aguzzi si avventarono
sugli uomini delle caverne che urlavano.
"Aspettate. Salviamone qualcuno
col fuoco."
Sudario strizzò l’occhio.
Un fulmine, scoppiando incendiò la foresta. Un uomo, di corsa, afferrò
un ramo ardente e lo sprofondò tra le mascelle dai denti aguzzi.
La tigre urlò di dolore e fuggì via. L’uomo, emettendo rauchi
suoni di trionfo, gettò il ramo infuocato su di una pila di foglie
autunnali ammucchiate nella caverna. Altri uomini si avvicinarono tenendo
le mani verso il fuoco e beffandosi della notte in cui, impaurite, vagavano
le fiere dagli occhi gialli.
"Visto, ragazzi?" Il fuoco dardeggiava
sul viso di Sudario. "I giorni del Lungo Freddo sono finiti perché
un uomo coraggioso ha usato il cervello. Ora l’estate regna nelle caverne."
"Ma questo non ha niente a che
vedere con Halloween" obiettò Tom.
"Niente? Ma tutto, ragazzo mio.
Quando la morte è un avvenimento di tutti i giorni non c’è
tempo per pensarci, vero? Solo il tempo per fuggirla. Ma quando smetti
di fuggire, alla fine…"
Toccò le pareti e gli abitanti
delle caverne s’irrigidirono nel mezzo della loro corsa.
"… allora c’è tempo per
pensare da dove veniamo e dove andiamo. E il fuoco illumina le idee, figlioli.
Il fuoco e il fulmine. Le stelle del mattino, da osservare. Il fuoco nella
tua caverna, per proteggerti. Solo durante le lunghe notti riscaldate dal
fuoco l’uomo preistorico ebbe modo di riflettere e dare un filo ai suoi
pensieri. Il sole che moriva dietro l’orizzonte. L’inverno, che giungeva
come una grande belva bianca scuotendo il manto di pelliccia e seppelliva
il sole. Sarebbe ritornata la primavera? Sarebbe ritornato il sole? Oppure
era morto per sempre? Gli Egiziani se lo chiesero. Gli abitanti delle caverne
se lo erano chiesti milioni di anni prima: tornerà il sole a sorgere
domani? " …
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Fabrizio Mazza
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