L’ALBERO DI HALLOWEEN
Edizioni italiane: L'albero stregato, Emme 1976
I Delfini Bompiani 1994
Edizioni Bompiani 1997
Titolo originale The Halloween Tree
 
 
 

Pur non facendo strettamente parte delle tradizioni mediterranee, travolti come siamo dalla imperante cultura hollywoodiana, ormai tutti sappiamo cosa sia la festa di Halloween. La notte del 31 ottobre, vigilia di Ognissanti, si festeggia quella che è divenuta la notte delle streghe e delle meraviglie. Ma da dove deriva questa particolare ricorrenza? Da quali tradizioni attinge?
    Bradbury, con la sua tipica scorrevolezza e originalità illustra le tradizioni che hanno permeato, e continuano ad ispirare, questa festività pagana.

 

SINOPSIS

Nella serata che precede Ognissanti qualcosa di stupefacente è accaduto: un enorme albero è apparso, ma non tanto questa è la stranezza, piuttosto centinaia di zucche pendono dai suoi rami. Zucche in cui sono intagliati sorrisi inquietanti e occhi luminescenti che fissano otto ragazzini. È la notte di Halloween ed ognuno di essi indossa una maschera: Tom è vestito da scheletro, Henry è mascherato da strega, Ralph è fasciato come una mummia, Georg è diventato uno spettro, J.J. scompigliato come un cavernicolo, Fred stracciato come un accattone, Wally indossa una maschera da grottesca, Pipkin … Ehi dov’è finito Pipkin, indossava una maschera bianca e portava una lunga falce. Ma ora è sparito! Che fine ha fatto?

    Inizia così da parte dei sette ragazzi la ricerca di Pipkin, scortati da una guida particolare (Sudario) conosceranno il perché delle maschere che indossano e rintracceranno Pip. Riusciranno a salvarlo?

 

ESTRATTO DA L’ALBERO DI HALLOWEEN nella traduzione di Annalisa Mancioli
 

… "È per questo che mi sono mascherato così?" tastò con le mani le bende del suo costume di mummia e si toccò la faccia raggrinzita d’argilla.
"Sì, ragazzo mio" rispose Sudario. "Perché gli egiziani costruivano per sfidare il tempo.
Per durare diecimila anni. Tombe, sepolcreti, mummie, scheletri. La morte era in cima ai loro pensieri, ai loro sentimenti, alla loro vita. Tombe, e ancora tombe, con passaggi segreti affinché nessuno potesse violarle e i ladri non rubassero le anime, i giocattoli e l’oro. Ti sei vestito da mummia, figliolo, perché questo è il loro abito per l’Eternità. Avvolti in un bozzolo di fili, speravano di uscirne come splendide farfalle in un mondo futuro pieno d’amore. Osserva il tuo bozzolo, ragazzo. Tocca gli strani tessuti."
"Perbacco" disse Ralph-la-Mummia, strizzando l’occhio alle pareti affumicate e agli incomprensibili geroglifici. "Per costoro ogni giorno era Halloween!"
"Ogni giorno!" ripeterono gli altri pieni di ammirazione.
"Anche per costoro ogni giorno era Halloween" aggiunse Sudario facendo loro un cenno.
I ragazzi si voltarono.
Una tempesta di lampi verdastri si scatenò nei sotterranei. Il suolo tremava come scosso dal terremoto. Non so dove, un vulcano si svegliò dal sonno secolare e illuminò le pareti con una vampata.
Sulle mura comparvero i graffiti preistorici degli uomini delle caverne, vissuti molto prima degli Egizi.
"Ora" disse Sudario.
Un fulmine scoppiò.
Tigri dai denti aguzzi si avventarono sugli uomini delle caverne che urlavano.
"Aspettate. Salviamone qualcuno col fuoco."
Sudario strizzò l’occhio. Un fulmine, scoppiando incendiò la foresta. Un uomo, di corsa, afferrò un ramo ardente e lo sprofondò tra le mascelle dai denti aguzzi. La tigre urlò di dolore e fuggì via. L’uomo, emettendo rauchi suoni di trionfo, gettò il ramo infuocato su di una pila di foglie autunnali ammucchiate nella caverna. Altri uomini si avvicinarono tenendo le mani verso il fuoco e beffandosi della notte in cui, impaurite, vagavano le fiere dagli occhi gialli.
"Visto, ragazzi?" Il fuoco dardeggiava sul viso di Sudario. "I giorni del Lungo Freddo sono finiti perché un uomo coraggioso ha usato il cervello. Ora l’estate regna nelle caverne."
"Ma questo non ha niente a che vedere con Halloween" obiettò Tom.
"Niente? Ma tutto, ragazzo mio. Quando la morte è un avvenimento di tutti i giorni non c’è tempo per pensarci, vero? Solo il tempo per fuggirla. Ma quando smetti di fuggire, alla fine…"
Toccò le pareti e gli abitanti delle caverne s’irrigidirono nel mezzo della loro corsa.
"… allora c’è tempo per pensare da dove veniamo e dove andiamo. E il fuoco illumina le idee, figlioli. Il fuoco e il fulmine. Le stelle del mattino, da osservare. Il fuoco nella tua caverna, per proteggerti. Solo durante le lunghe notti riscaldate dal fuoco l’uomo preistorico ebbe modo di riflettere e dare un filo ai suoi pensieri. Il sole che moriva dietro l’orizzonte. L’inverno, che giungeva come una grande belva bianca scuotendo il manto di pelliccia e seppelliva il sole. Sarebbe ritornata la primavera? Sarebbe ritornato il sole? Oppure era morto per sempre? Gli Egiziani se lo chiesero. Gli abitanti delle caverne se lo erano chiesti milioni di anni prima: tornerà il sole a sorgere domani? " …

 

 

 
 
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Fabrizio Mazza
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