foto di Giulio Vincenzi per BorgoRotondo, mensile Persicetano

NO WAR - Persiceto contro la guerra

Questo spazio è occupato da scritti di giovani e meno giovani contro la guerra
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formato .doc Io non ci sto di Wolfango Horn
formato .doc In 10 righe di Wolfango Horn
formato .doc La follia di pochi fa tremare il mondo
di Ilaria Nanetti

formato .doc Shock and Awe di Sara Nepoti
formato .doc IMAGINE cantata da J.J. Goldman (FRA)
Khaled (Algeria) e Noah (Israele) (2,1 Mb)


LA FOLLIA DI POCHI FA TREMARE IL MONDO di Ilaria Nanetti
Una guerra inutile per mascherare la paura

Ha senso chiedersi perché è scoppiata questa guerra? Qualunque punto di vista si scelga, la risposta è sempre la stessa: la causa di questo insensato conflitto è un misto di follia, fanatismo e orgoglio sfrenato, nonché paura e tensione a livello mondiale. Si potrebbero addurre motivazioni economiche e territoriali, differenze ideologiche oppure il pretesto della difesa dal terrorismo e, ovviamente, il conflitto di religione. Non ci arriva forse dai media l'immagine di un Occidente in pericolo che deve difendersi dalla minaccia islamica? Non saranno queste le parole precise, ma è certo la cornice di senso che i mezzi di comunicazione usano per spiegare ciò che è irrazionale, ma a cui devono comunque trovare una giustificazione.
Qual'è dunque il senso di questa guerra? E' forse una crociata nobile di un gruppo di Stati potenti che si carica dell'onere di difendere il mondo, o più probabilmente l'attacco di alcune potenze insicure di sé che vedono nella lotta armata l'unico modo per riaffermare la propria autorità? Gli Stati Uniti e la Gran Bretagna parlano di lotta al terrorismo… ma quale delle due parti commette, in realtà, un atto terroristico? L'Iraq che non ha voluto distruggere le sue armi chimiche (tra l'altro non posso fare a meno di domandarmi chi gliele abbia fornite, in passato) e quegli Stati che, andando contro una deliberazione dell'ONU, vogliono radere al suolo un intero Paese per colpire una sola persona? Il dizionario Garzanti definisce il "terrorismo" come "un metodo di lotta di gruppi o movimenti politici che, negando o vedendosi negata la possibilità di conseguire i loro fini con mezzi legali, cercano di rovesciare l'assetto politico-sociale esistente con atti di violenza organizzata". A questo punto ho veramente delle difficoltà ad accettare la giustificazione di Stati Uniti e Gran Bretagna sul loro operato: sostengono di voler liberare il mondo da un pericolo indubbio ed elevato, di voler affrancare il popolo irakeno dalla dittatura di Saddam Hussein, di agire contro il terrorismo, quando invece sono loro i primi ad agire nell'illegalità per riaffermare la propria potenza. Dopo l'11 settembre, tutto il mondo è caduto nell'incertezza e nella paura, in particolar modo gli Stai Uniti; e loro per primi hanno bisogno di dimostrare, a sé stessi e agli altri, che sono solo inciampati nel cammino della loro storia, ma che nulla ha impedito loro di rialzarsi più forti che mai. Questo attacco, al di là degli interessi economici e politici, cerca (ma non può razionalmente trovare) una legittimazione nella difesa armata della giustizia, quando in realtà si dimostra solo una forma di vendetta e di inutile riaffermazione di potere. Le armi chimiche dell'Iraq non solo che l'ultima scusa per sferrare un attacco da tempo progettato, che aspettava solo il momento buono per trovare attuazione. E' da diciotto mesi che gli Stati Uniti hanno bisogno di un capro espiatorio per rifarsi della dura batosta delle Twin Towers: gli Americani chiedono vendetta e il presidente fornisce loro l'occasione perché i loro sentimenti di paura, rabbia, orgoglio ferito possano sfogarsi su un Paese lontano e "certamente" colpevole (verso cui molti, famiglia Bush in testa, covano rancore). Prima è stato il momento di Bin Laden, della cui colpa si è macchiato, per estensione, tutto l'Afghanistan; ora tocca a Saddam Hussein e, dell'attacco contro di lui, ne farà le spese il popolo irakeno. Non sto cercando di difendere Saddam Hussein, che è stato ed è ancora un tiranno sanguinario che opprime da anni il suo popolo, ma sto cercando di mettere in luce che questa guerra non può essere giustificabile.
Quale sarà il risultato? Probabilmente lo stesso che si è ottenuto precedentemente con l'Afghanistan: morti su morti (il cui numero fornito dai media è ben poco attendibile); un Paese distrutto e i suoi regnanti ancora liberi; la dimostrazione dell'apparente superiorità militare americana; la paura ancora maggiore di una ritorsione da parte dei fanatici; il dominio filo-americano delle zone strategiche (basi economiche e militari); un'inevitabile scontro religioso; atti razzisti in patria e denunce o arresti infondati, e via dicendo. Ma a cosa serve la storia? Non insegna niente? Eppure è chiaro come seguano i cicli: periodi di pace alternati a periodi di guerra. E perché allora, essendone consapevoli, non cerchiamo di mantenerla la pace, di evitare il ripetersi di questi cicli, invece che esserne succubi? Purtroppo gli uomini non riescono a fare a meno di combattere: oppressi dai mali interiori, dalla frustrazione e dalle difficoltà della vita, hanno bisogno di scaricare la loro tensione e di trovare un "nemico" esterno da affrontare. I politici, poi, sfruttano questa tendenza umana per riaffermare la loro la loro potenza, stabilizzare i disagi interni tramite la coesione contro un nemico comune, e trovare così sostegno. E non è forse la politica di Bush o di Blair questa? Chi non riesce ad ottenere il sostegno del suo popolo con il proprio prestigio e il proprio carisma, lo cerca con la forza: affermare la propria potenza su uno stato estero (soprattutto se forte militarmente) significa indirettamente anche controllare i propri cittadini. Questa guerra è in tutto e per tutto un capro espiatorio per interessi politico-economici, illegittima e osteggiata dalla maggior parte dell'opinione pubblica. Non è che follia mista a strategia militare (una combinazione troppo pericolosa, come ci viene oggi dimostrato) e non ha molto senso chiedersi i motivi che l' hanno scatenata. E' più opportuno chiedersi perché non è stata fermata prima e cosa si può fare ora per bloccarla e impedire un inutile massacro. Non dobbiamo mai smettere di credere nella pace e vivere per essa: facciamo sentire la nostra voce!



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