Il giovane di Mozia

Il mediterraneo occidentale:
Fenici, Greci, Etruschi, Romani

Nel VIII secolo a.c. il Mediterraneo occidentale era controllato da Fenici, Greci, Etruschi e successivamente, a partire dal III secolo, anche Romani.I Fenici, come è noto, provenivano dalla regione costiera a Nord della Palestina, regione corrispondente all’attuale Libano. Non ci fu mai uno stato fenicio, come non ci fu mai uno stato greco: il paese, anche in questo caso, era diviso in città-stato, fra le quali primeggiavano Biblo, Sidone e Tiro. La stretta striscia costiera pianeggiante non avrebbe di per sé permesso alla popolazione di trarre le risorse necessarie alla sopravvivenza. Quindi lo sfruttamento del mare rappresentò una soluzione quasi obbligatoria e senz’altro vantaggiosa; inoltre le ampie zone boschive dell’entroterra fornivano legname in abbondanza per la costruzione delle navi.
Così, i Fenici, essendo abili commercianti ed esperti navigatori, fondarono numerose colonie, da Cipro fino alle coste africane, alla Sicilia, Sardegna e Spagna.Ben presto i Fenici dovettero fare i conti con la concorrenza greca per battere la quale si allearono agli Etruschi. Verso la metà del VI secolo, nel 537 a.c., nella battaglia di Alalia i Greci vennero sconfitti e da allora gli Elleni non riuscirono più a penetrare nel Mediterraneo nord-occidentale che venne spartito tra Fenici ed Etruschi.
Questi ultimi sono un popolo di incerta origine stanziato nella penisola italica, tra la Toscana e il Lazio settentrionale. Secondo lo storico greco Erodoto essi sarebbero giunti dall’Asia Minore, secondo altri sarebbero originari dell’Europa Centrale, secondo gli storici contemporanei invece gli Etruschi si sarebbero formati in Italia mediante la graduale assimilazione delle genti abitanti tra l’Arno e il Tevere.
Anche gli Etruschi erano organizzati in città-stato, riunite in una confederazione di carattere religioso comprendente dodici città. Essi bonificarono la Maremma, svilupparono una fiorente industria e attivissimi commerci. Nel periodo della loro maggiore potenza (secoli VII-V a.c.) raggiunsero la Pianura Padana, dove fondarono Felsina (Bologna), Marzabotto, Adria, Spina, Modena, Parma, Piacenza, Mantova; a sud conquistarono Roma (periodo dei Tarquini, ultimi tre re di Roma), spingendosi oltre il Tevere, dove però incontrarono la resistenza dei Sabini e dei Greci.
Il loro declino ebbe inizio verso la metà del VI secolo a.c. con la cacciata dei Tarquini da Roma.Ma verso la fine del IV secolo un altro popolo cominciò ad espandersi: i Romani.
Roma da modesto villaggio sorto su alcune alture lungo la riva sinistra del Tevere si era via via ingrandita, sino a dominare l’intero Lazio. Dal 343 al 290 a.c. le truppe romane si scontrarono con i Sanniti, una popolazione bellicosa insediatasi nelle zone montuose dell’Appennino meridionale. Roma, spesso in difficoltà, subì la sua più grave sconfitta nel 321 a.c. alle Forche Caudine, ma alla fine riuscì ad imporre la propria superiorità assicurandosi il controllo dell’Italia centrale all’inizio del III secolo.
In seguito i Romani riuscirono ad affacciarsi anche sul Mar Adriatico costituendo lo stato territorialmente più esteso della penisola italica. Consolidata la propria sicurezza, la classe dirigente romana riuscì intensificòi rapporti anche con le colonie greche dell’Italia meridionale.
Nel 182 a.c. Roma inviò una piccola flotta nel Golfo di Taranto e insediò alcuni contingenti militari a Reggio, Locri, Crotone; un simile gesto costituiva un’infrazione al trattato che essa aveva in precedenza stipulato con Taranto, con la quale si era impegnata a non entrare in concorrenza. Taranto distrusse facilmente la flotta romana; poi, preoccupata dell’inferiorità del proprio esercito, chiese l’intervento di Pirro, un sovrano ellenistico, abile stratega.
Sbarcato in Italia, Pirro affrontò l’esercito romano in due battaglie e ottenne altrettante vittorie, ma privo di appoggi da parte delle popolazioni locali fu a sua volta sconfitto dai Romani nei pressi di Benevento decidendo così di lasciare l’Italia. Tutto ciò facilitò i Romani che costrinsero Taranto alla resa e alla cessione di alcuni territori. Roma si trovò, pertanto, a controllare il mondo delle poleis della Magna Grecia , sempre più vicina alla zona d’influenza punica.
Dalla nascita della Repubblica fino al III secolo a.c. i rapporti che Roma ebbe con Cartagine furono amichevoli, poiché le due città avevano in precedenza stipulato trattati di collaborazione, in base ai quali le due città si erano spartite le reciproche zone di influenza. Ma dal momento che Roma aveva fatto propri gli interessi commerciali delle colonie greche nell’Italia meridionale, principali antagoniste di Cartagine, lo scontro tra le due potenze si profilava inevitabile: questa l’origine delle guerre puniche.

 

Monica Cremonini
Elisa Zanichel

  

Roma-Cartagine: la spartizione del mediterraneo occidentale

 

La conclusione della guerra con Taranto permise a Roma di entrare in contatto con la Magna Grecia e di controllare politicamente il mondo delle poleis, ricche per i loro commerci che spaziavano in tutto il Mediterraneo. Nel III secolo a.c. una delle città più prospere e potenti del mondo antico era Cartagine che controllava un impero commerciale vastissimo. Essa era situata al centro di un ampio golfo della costa nord-africana e da qui dominava le rotte commerciali che collegavano l’uno all’altro i più ricchi centri commerciali del Mediterraneo.
Nel corso dei secoli precedenti i Cartaginesi avevano cercato con successo di impadronirsi delle regioni più adatte alla fondazione di scali commerciali: infatti conquistarono solo le zone costiere tralasciando l’entroterra. I Cartaginesi si assicurarono il monopolio del commercio dei metalli grazie alle loro navi, le uniche che riuscivano ad oltrepassare lo stretto di Gibilterra giungendo sino alle coste dell’Africa centro-occidentale dove trovavano oro ed avorio. L’economia cartaginese non era basata però solo sul commercio marittimo, l’agricoltura e l’artigianato era due voci altrettanto importanti.

 

LA PRIMA GUERRA PUNICA

Si è soliti chiamare "guerre puniche" gli scontri avvenuti tra Romani e Cartaginesi a partire dal 264 sino al 146 a.c. Prima di allora Roma, potenza terrestre, e Cartagine, potenza marittima, non si erano mai urtate. Anzi, esse avevano rafforzato i loro già buoni rapporti con il trattato del 348 a.c. in base al quale avevano costituito un’alleanza politica in funzione anti-greca. Ma, una volta superato il pericolo greco, la rivalità si accese proprio tra Romani e Cartaginesi per il controllo del Mediterraneo.
La prima guerra punica fu causata dall’aiuto prestato dai Romani ai Mamertini, soldati mercenari che avevano occupato le città di Messina e contro i quali si era mossa Siracusa e la sua alleata Cartagine. Roma in breve tempo ottenne i primi irisultati: la conquista di Messina e una nuova alleanza con Siracusa, allontanata in questo modo da Cartagine.
La guerra fu combattuta prevalentemente sul mare; Roma si dotò appositamente di una flotta, costituita da navi munite di corvi (ponti per l’abbordaggio della navi nemiche che permettevano di combattere corpo a corpo). Grazie a questo stratagemma, i Romani riportarono vittorie a Milazzo (260), a capo Ecnomo (256) e infine, nello scontro decisivo alle isole Egadi (241).
La prima fase della guerra romano-punica si concluse con il pagamento da parte dei Cartaginesi di un’indennità e con la perdita della Sicilia e della Sardegna, che nel 238 diventarono le prime province romane.

 

LA SECONDA GUERRA PUNICA

Cartagine, per rifarsi della sconfitta, cercò un compenso in Spagna, di cui sfruttò le ricche miniere di argento e dove arruolò 25.000 uomini, formando così un esercito ai comandi del giovane comandante Annibale. Egli, assediando ed espugnando la città alleata dei Romani, Sagunto, scatenò l’ira di questi ultimi che dichiararono guerra alla rivale (219).
Il condottiero cartaginese, dopo una marcia forzata attraverso le Alpi, giunse nel 218 nella Pianura Padana dove ottenne l’appoggio dei Galli da poco sottomessi al dominio Romani e già desiderosi di liberarsene. Annibale continuò la sua avanzata verso l’Urbe sconfiggendo l’esercito nemico prima sul fiume Ticino, poi sul fiume Trebbia e infine presso il lago Trasimeno. A questo punto Annibale non puntò direttamente su Roma, ma aggirandola si diresse verso sud, dove forse contava di suscitare altre defezioni tra gli alleati dei Romani.
A Canne, in Puglia, nel 216 i Romani subirono una delle più disastrose sconfitte della loro storia, eppure i Cartaginesi non seppero approfittare della vittoria; riuscirono a portare dalla loro parte solo poche città greche (Taranto, Capua, Siracusa), inoltre avevano subito pesanti perdite di uomini e avevano il costante problema dei rifornimenti.
Così Roma ebbe il tempo per riprendersi, per riconquistare le città alleate passate al nemico e per portare la guerra direttamente in Africa. Nel 202 il condottiero romano Scipione l’Africano sconfisse Annibale a Zama. La città punica dovette pagare una pesante indennità di guerra e rinunciare alla Spagna e a gran parte della sua flotta.

 

LA TERZA GUERRA PUNICA

Dopo il 202, lentamente Cartagine si era risollevata dal trauma della sconfitta; Roma temendo la ripresa economica della città avversaria cercava un pretesto per attaccarla di nuovo. Così, quando nel 149 Cartagine reagì alla provocazione del re di Numidia, Massinissa, che cercava di espandersi a danno dei suoi territori, il pretesto fu trovato. I romani decisero di intervenire a favore di Massinissa, loro alleato. L’assedio di Cartagine durò tre anni, dal 149 al 146 a.c., quando infine il centro punico fu raso al suolo e i 50.000 superstiti furono ridotti in schiavitù.
I Romani ottennero il controllo di tutto il Mediterraneo occidentale ed anche il primato nella potenza navale.

 

Stefano Calzati
Giacomo Calamai
Davide Torre

 

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