Il giovane di Mozia LA RIVOLUZIONE DEMOCRATICA DEI FENICI E DEI GRECI: LA CITTA-STATO
I Fenici e i Greci, pur nella loro diversità, sono accomunati da un dato: entrambi si possono considerare gli iniziatori di una nuova organizzazione statale: la città-stato, in greco polis. Tale forma di governo comporta il progressivo superamento della figura del sovrano e vede subentrare al suo posto organi come il consiglio ristretto degli anziani e le assemblee del popolo. Tutto ciò "rivoluziona" la struttura politico-sociale di tipo piramidale, tipica del Vicino Oriente, inserendone una più allargata. A dimostrazione delle affinità tra le città-stato dei Fenici e quelle dei Greci si può citare il giudizio molto positivo espresso dal filosofo greco Aristotele su Cartagine. Egli infatti la giudicò unottima città-stato ,che era riuscita a dominare più a lungo di tante altre, senza aver mai dato spazio a sollevazioni popolari o a tirannidi. La struttura adottata dai Cartaginesi, infatti, prevedeva due sufeti, cioè magistrati supremi, secondo unorganizzazione analoga a quella dei consoli romani, a differenza dei quali però i magistrati punici non avevano il poter militare; essi venivano scelti per merito tra le famiglie più importanti della città. Gli eletti duravano in carica un anno, convocavano e presiedevano il senato, decidevano le leggi da proporre. Il potere legislativo spettava, invece, al Senato, composto prevalentemente da persone di alto rango, cui spettava fare le leggi, dirigere la politica estera, ricevere gli ambasciatori di altri paesi, decidere la pace e la guerra. Quando sufeti e Senato si trovavano daccordo avevano pieni poteri, in caso contrario, si ricorreva allassemblea di tutti i cittadini che in questo modo riceveva la piena sovranità. Ne erano esclusi però gli stranieri, gli schiavi, i cittadini poveri. I membri dellassemblea eleggono i sufeti e i comandanti militari, sono esentati dal prelievo fiscale e dal servizio militare (questo spiega perché gli eserciti di Cartagine erano costituiti da truppe mercenarie).
Passando al mondo greco, qui il passaggio dal villaggio alla città avvenne in ritardo rispetto ai tempi delle civiltà del Mediterraneo orientale e del Vicino Oriente (fine IV millennio). Come è noto, le città vicino-orientali erano di tipo monarchico, governate da un sovrano o da una potente casta sacerdotale che dominava sulla massa dei sudditi. Del tutto diversa invece la situazione greca, dove a partire dai secoli VIII-VII si affermarono le poleis. La città era formata da un centro abitato nel quale si erano raccolti i ricchi proprietari terrieri e gli artigiani, ma anche dai villaggi della campagna dove viveva la popolazione rurale. Ogni città era caratterizzata da un forte senso di autonomia e di indipendenza rispetto ai centri vicini. Come la città fenicia, anche quella greca aveva i suoi magistrati, le sue assemblee, le sue tradizioni religiosi, la sua vita economica e sociale. Nella polis greca lorgano politico che deteneva il potere e a cui spettavano le decisioni più importanti era lassemblea generale della popolazione maschile. Ma la partecipazione effettiva alla vita pubblica era concretamente riservata ad un certo numero di persone, cioè ai cittadini maschi adulti e di condizione libera, che godevano inoltre di una certa agiatezza ( Atene farà in modo più tardi di consentire laccesso alle funzioni politiche anche ai ceti popolari retribuendo le cariche). In definitiva il sistema assembleare adottato dalle poleis greche era un sistema di partecipazione diretta alla vita della comunità, contrariamente a quanto avveniva nei regni del Vicino e Medio Oriente.
Eva Di Stefano Daria Ferriani