Marx FAQ

(Frequently Asked Questions)

Karl Marx 1818-1883

 

Dalle Tesi su Feuerbach:

La questione se al pensiero umano spetti una verità oggettiva, non è questione teoretica bensì una questione pratica. Nella prassi l'uomo deve provare la verità, cioè la realtà ed il potere, il carattere immanente del suo pensiero. La disputa sulla realtà o non-realtà del pensiero - isolato dalla prassi - è una questione meramente scolastica.

1. Che cosa ha accolto e che cosa rifiutato Marx del pensiero di Hegel?

2. Che significato assume il concetto di alienazione in Marx, rispetto a Hegel e a Feuerbach?

3. Che cosa intende Marx con la coppia concettuale struttura-sovrastruttura, per certi versi fondante il suo materialismo storico?

4. Quali sono i contenuti e le proposte più rilevanti del "Manifesto del partito comunista" scritto assieme ad Engels?

5. Quali sono le conseguenze, sul piano della teoria economica, della riduzione del lavoratore a merce nella società capitalistica?

6. Che cosa intende Marx, rispettivamente, per plusvalore e profitto e quale è, in sintesi, il significato politico di questa analisi economica?

7. Che cosa intende Marx per caduta tendenziale del saggio di profitto?

8. Che significato ha l'espressione marxismo occidentale?

1. Che cosa ha accolto e che cosa rifiutato Marx del pensiero di Hegel?

La filosofia hegeliana ha certamente influenzato e in un certo senso indirizzato il pensiero di Marx. Il rapporto tra questi due filosofi è discusso e complesso, poichè Marx, seguendo le orme di Hegel e difendendolo dalle accuse di altri pensatori, ha più volte mosso critiche al suo predecessore. E’ stato detto che senza partire dal pensiero di Hegel non è possibile comprendere quello di Marx, poichè in quest’ultimo rimarrà sempre un certo "sfondo hegeliano" (Dal Pra). Egli infatti riprende da Hegel importanti spunti, quali il procedere dialettico e l’importanza della Storia, ma un maggior approfondimento e un applicazione più concreta di tali spunti alla realtà, lo porta a concludere che le teorie di Hegel sono soprattutto concettuali; esse necessitano di precisazioni e di modifiche per poter rappresentare la realtà effettiva. Per questo Marx, andando oltre i metodi del suo predecessore, giunge a esprimere critiche ad alcuni punti della filosofia hegeliana. Di Hegel, Marx riprende il procedere dialettico (tesi, antitesi e sintesi) che si sviluppa mediante la contrapposizione dei concetti e il superamento delle opposizioni, per poi però distaccarsene nella valutazione finale della sintesi. In Hegel quest’ultima riunisce sempre tesi e antitesi, conservando in questo modo qualcosa del passato e dei contrasti. Mentre per Marx la conclusione concreta non è sempre questa: l’uomo con le sue necessità di sopravvivenza rappresenta la tesi e ciò che si oppone al suo soddisfacimento costituisce l’antitesi; si giunge alla sintesi quando gli ostacoli vengono superati. In questo senso Marx esclude la convivenza degli opposti riuniti in una sintesi: nella realtà il superamento delle difficoltà è dato dalla lotta e dall’esclusione. Non è possibile conservare in ogni passaggio una manifestazione del passato. In questo il processo dialettico di Hegel viene considerato da Marx idealistico e poco corrispondente alla realtà. La sintesi della dialettica di Hegel riunisce tesi e antitesi; quella di Marx non conserva nulla di ciò che è stato superato.
Altro punto sul quale i due filosofi divergono è la considerazione della storia. Per entrambi essa è fondamentale per comprendere l’evoluzione dell’umanità, ma mentre Hegel vede nella realtà empirica una manifestazione dello Spirito che di volta in volta modifica la situazione sociale presente, Marx vede nell’evoluzione dell’economia la causa prima di tutte le trasformazioni sociali. Non è quindi un’entità metafisica a determinare la storia (Marx definisce tale ragionamento misticismo logico), ma è il materialismo dell’economia ad innescare gli sviluppi della storia (materialismo storico). A questo punto se per Marx non è vero che sia la Ragione la causa del procedere dialettico dell’umanità, non ha più senso parlare di giustificazionismo storico. Gli avvenimenti non devono più avere quella razionalità metafisica di fondo che pretendeva Hegel, non devono essere considerati necessari, ma vanno solo constatati e in caso di incompatibilità con le esigenze della società possono essere modificati. Da questo punto di vista se Hegel ci appare un conservatore, ecco invece che Marx più rivoluzionario attribuisce alla società e particolarmente al proletariato, il compito di affrontare e risolvere le contraddizioni per giungere ad una nuova e più giusta sintesi.
Michela Serra

2. Che significato assume il concetto di alienazione in Marx, rispetto a Hegel e a Feuerbach?

Lisa Lamberti

3. Che cosa intende Marx con la coppia concettuale struttura-sovrastruttura, per certi versi fondante il suo materialismo storico?

Marx concepisce la storia in maniera scientifica come un processo materiale, in cui gli uomini, distinguendosi dagli animali, cercano di soddisfare i propri bisogni primari, creando i loro mezzi di sussistenza con il lavoro. Tale lavoro è costituito da forze produttive (gli uomini come forza lavoro, i mezzi di produzione e le conoscenze tecniche e scientifiche) e rapporti di produzione che rappresentano le relazioni che regolano l’uso e il possesso delle forze produttive e la ripartizione dei prodotti. L’insieme dei rapporti di produzione costituisce la base economica, la struttura sopra la quale si è in seguito fondata una sovrastruttura giuridico-politico-culturale che caratterizza la società. Questa visione della storia secondo cui è la struttura economica a determinare le leggi, lo Stato, le religioni, le filosofie, ecc.... prende il nome di materialismo storico.
Federico Bindani

4. Quali sono i contenuti e le proposte più rilevanti del "Manifesto del partito comunista" scritto assieme ad Engels?

Scritto tra il dicembre del 1847 e il gennaio del 1848 su richiesta della Lega dei Comunisti, il Manifesto si presenta come il documento programmatico del partito comunista, l’esposizione dei metodi e degli scopi dell’azione rivoluzionaria (come dicono gli stessi autori: "E’ ormai tempo che i comunisti espongano apertamente in faccia a tutto il mondo il loro modo di vedere, i loro fini, le loro tendenze"). L’intero scritto è composto da quattro capitoli i cui punti salienti sono: la funzione storica della borghesia; il concetto di lotta di classe; il comunismo come unica alternativa alla proprietà privata ; la critica ai socialismi non scientifici. Marx ed Engels sostenevano che "la borghesia ha avuto nella Storia una funzione sommamente rivoluzionaria" e che "al posto dello sfruttamento velato da illusioni religiose e politiche, ha messo lo sfruttamento aperto, senza pudori, diretto e arido"; essa ha raggiunto lo sviluppo e il progresso coinvolgendo forze smisurate ("La borghesia ha modificato la faccia della terra in una misura che non ha precedenti nella storia, mostrando ai popoli cosa possa l’attività umana") che ad un certo punto, inevitabilmente, sono diventate incontrollabili con la conseguenza che il proletariato oppresso dalla classe borghese ha messo in opera una lotta di classe volta all’eliminazione del capitalismo. La borghesia viene quindi identificata come una classe produttiva e dinamica ma piena di contraddizioni. La lotta di classe si presenta invece come una caratteristica costante della storia, coincidente con il momento dialettico tra forze produttive e rapporti di produzione: Marx lega l’esistenza delle classi a determinate fasi storiche di sviluppo della produzione, e sostiene che esse si determinano in relazione alla proprietà o meno dei mezzi di produzione in modo tale che vi siano sempre 2 classi fondamentali. Infine vede come necessaria conseguenza di tale lotta il raggiungimento di una società unica (senza classi) grazie alla dittatura del proletariato (emblematica è l’incitazione conclusiva del manifesto "Proletari di tutti i Paesi, unitevi!"). Nell’ultima parte del manifesto Marx analizza i socialismi precedenti: mentre l’inglese Owen proponeva un atteggiamento umanitario, Marx riteneva che in tal modo non si potessero risolvere i problemi del mondo dal profondo, perché in tal modo si sarebbe creata solamente un’ideale "isola felice"; pensava inoltre si dovesse apportare una trasformazione politico-economica. Il francese Proudhon (con qualche vicinanza al pensiero anarchico) non riteneva opportuno proporre una centralizzazione del potere statale; al contrario Marx pensava che fosse utopistico stabilire che senza una funzione politica dello stato fosse possibile giungere ad una libera cooperazione fra gli uomini, senza prima avviare una fase di transizione, rappresentata appunto da quella centralizzazione politica che Proudhon rifiutava.
 
Elena Lodi, Michele Poli

5. Quali sono le conseguenze, sul piano della teoria economica, della riduzione del lavoratore a merce nella società capitalistica?

Secondo Marx la caratteristica peculiare del capitalismo è il fatto che in essa la produzione non risulta finalizzata al consumo, ma all'accumulazione di denaro in un ciclo economico che può tradursi con la formula schematica DMD' ( denaro- merce- più denaro ).Questo "più denaro" o plus-valore, come lo definisce Marx, non va cercato a livello di scambio delle merci, bensì a livello di produzione delle medesime. Nella società borghese, infatti, il capitalista ha la possibilità di "comperare" ed "usare" una merce particolare che ha la caratteristica di produrre valore. Tale è la "merce umana", ossia l'operaio di cui il capitalista compera la forza-lavoro pagandola come una qualsiasi merce che nel caso specifico corrisponde al salario. Tuttavia l'operaio ha la capacità di produrre un valore maggiore di quello che gli è corrisposto col salario (da qui derivano i concetti di plus-lavoro e plus- valore). Con questa teoria Marx ha voluto spiegare "scientificamente" lo sfruttamento capitalista che si identifica con la possibilità da parte dell'imprenditore di utilizzare la forza-lavoro altrui a proprio vantaggio.
Andrea Fregni, Davide Serra

6. Che cosa intende Marx, rispettivamente, per plusvalore e profitto e quale è, in sintesi, il significato politico di questa analisi economica?

Secondo Marx, l’intero sistema capitalistico si basa sul concetto di plus-valore: per ottenere un guadagno da ciò che produce, il capitalista utilizza l’operaio, che ha un proprio costo (il salario, ciò che gli basta per soddisfare i bisogni vitali) ma che è costretto a svolgere parte del lavoro senza essere retribuito (plus-lavoro). Da questa parte di lavoro ha origine il plus-valore, che è il valore aggiuntivo della merce-operaio rispetto al proprio costo e il cui saggio è dato dal rapporto fra plus-valore e capitale variabile (costo salariale). Il profitto del capitalista però deve essere considerato anche al netto delle spese riguardanti i macchinari; per questo motivo il suo saggio è dato dal rapporto fra plus-valore e capitale variabile addizionato a quello costante (riguardante le macchine, le materie prime, ecc...). Questo tipo di economia risulta indicativa, secondo l'analisi marxista, dello sfruttamento dei proletari da parte della classe dirigente: questo modo di produzione, secondo Marx, diviene sempre più anacronistico rispetto ai rapporti di produzione. Egli quindi auspica una rivoluzione della classe dominata nei confronti di quella dominante e, quindi, l’instaurazione finale di un regime comunista basato essenzialmente sull’abolizione della proprietà privata, vera peste del sistema economico attuale.
Christian Di Loreto

7. Che cosa intende Marx per caduta tendenziale del saggio di profitto?

Marx, con questa espressione, intende affermare che ad un continuo aumento del capitale costante (costituito dalle macchine e dalle materie prime) rispetto a quello variabile corrisponde una inevitabile diminuzione del saggio di profitto. Per comprendere questo concetto bisogna tenere conto di 3 punti fondamentali: 1) nella definizione di plus-valore non influisce il capitale costante (esso e' generato esclusivamente dal lavoro vivo); 2)  il saggio di plus-valore è dato dal rapporto tra plus-valore e capitale variabile; 3) il saggio di profitto è dato dal rapporto tra plus-valore e capitale costante addizionato a quello variabile. E' facile intuire che se il capitale variabile resta stabile, il plus-valore non cambia; ma se allo stesso momento aumenta il capitale costante, il saggio di profitto diminuisce. In altre parole il profitto, per quanto elevato, risulta progressivamente sempre più scarso rispetto a tutto il capitale impiegato proprio per la crescita smisurata del capitale costante. Questo concetto equivale, quindi, ad una legge dei rendimenti decrescenti che ha un'azione demotivante sui capitalisti. Marx ha indicato alcune idee che possono ritardare questa tendenza, ma questa non potrà mai essere eliminata nel contesto del sistema capitalista, configurandosi quindi come il suo "tallone d'Achille".

Alessandro Anderlini, Christian Di Loreto

8. Che significato ha l'espressione marxismo occidentale?

Secondo un’interpretazione marxista classica ed ortodossa, difesa soprattutto dai teorici della II internazionale, il socialismo rappresenta il nuovo modo di produzione destinato necessariamente a sostituire il capitalismo quando questo si fosse rivelato incapace di garantire lo sviluppo delle attività produttive e di risolvere le numerose crisi sociali. Tuttavia nella storia effettiva del movimento socialista e comunista maturano anche versioni e accentuazioni diverse della dottrina soprattutto in relazione alla nascita dell’URSS nel 1917 che irrigidì il marxismo in funzione della gestione politica. Tra queste è possibile distinguere la corrente del "marxismo occidentale" i cui massimi esponenti furono Lukacs, Korsch e, in Italia, Gramsci. Nelle loro filosofie prevale particolarmente l’aspetto critico rispetto a quello costruttivo ed ortodosso che compare in URSS e si assiste ad un’accentuazione degli elementi umanistici del marxismo. Questi filosofi propongono di dare una reinterpretazione di Marx alla luce di Hegel che si rivolge esclusivamente al mondo storico e sociale al fine di recuperare sia la portata "filosofica" autonoma del marxismo, sia la sua fisionomia dialettica. Particolarmente interessanti risultano le idee elaborate da Gramsci circa il rapporto tra lo stato e la società civile. Non è sufficiente, per il filosofo italiano (morto nel 1937, dopo undici anni di carcere fascista), la presa del potere statale mediante il dominio e la forza, bisogna piuttosto costruire un’egemonia nel tessuto della società civile tramite la capacità di direzione nei confronti dei ceti e dei gruppi sociali che possono allearsi alla classe rivoluzionaria.
Negli ultimi decenni, sia i mutamenti sociali ed economici, sia le vicende del comunismo internazionale, hanno messo in profonda crisi non solo il marxismo ortodosso, ma anche quello occidentale. Oggi il marxismo si offre davvero ad una riflessione senza dogmi, come una dottrina tra le altre.
Silvia Picchioni

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