Marx FAQ
(Frequently Asked Questions)

Dalle Tesi su Feuerbach:
La
questione se al pensiero umano spetti una verità oggettiva, non
è questione teoretica bensì una questione pratica.
Nella prassi l'uomo deve provare la verità, cioè la realtà
ed il potere, il carattere immanente del suo pensiero. La disputa sulla
realtà o non-realtà del pensiero - isolato dalla prassi -
è una questione meramente scolastica.
1.
Che cosa ha accolto e che cosa rifiutato Marx del pensiero di Hegel?
2. Che significato
assume il concetto di alienazione in Marx, rispetto a Hegel e a Feuerbach?
3.
Che cosa intende Marx con la coppia concettuale struttura-sovrastruttura,
per certi versi fondante il suo materialismo storico?
4. Quali sono i contenuti
e le proposte più rilevanti del "Manifesto del partito comunista"
scritto assieme ad Engels?
5. Quali sono le
conseguenze, sul piano della teoria economica, della riduzione del lavoratore
a merce nella società capitalistica?
6. Che cosa intende
Marx, rispettivamente, per plusvalore e profitto e quale
è, in sintesi, il significato politico di questa analisi economica?
7. Che cosa intende
Marx per caduta tendenziale del saggio di profitto?
8. Che significato
ha l'espressione marxismo occidentale?
1. Che cosa ha accolto e che cosa rifiutato Marx
del pensiero di Hegel?
La filosofia hegeliana ha certamente influenzato e in un certo senso
indirizzato il pensiero di Marx. Il rapporto tra questi due filosofi è
discusso e complesso, poichè Marx, seguendo le orme di Hegel e difendendolo
dalle accuse di altri pensatori, ha più volte mosso critiche al
suo predecessore. E’ stato detto che senza partire dal pensiero di Hegel
non è possibile comprendere quello di Marx, poichè in quest’ultimo
rimarrà sempre un certo "sfondo hegeliano" (Dal Pra). Egli infatti
riprende da Hegel importanti spunti, quali il procedere dialettico e l’importanza
della Storia, ma un maggior approfondimento e un applicazione più
concreta di tali spunti alla realtà, lo porta a concludere che le
teorie di Hegel sono soprattutto concettuali; esse necessitano di precisazioni
e di modifiche per poter rappresentare la realtà effettiva. Per
questo Marx, andando oltre i metodi del suo predecessore, giunge a esprimere
critiche ad alcuni punti della filosofia hegeliana. Di Hegel, Marx riprende
il procedere dialettico (tesi, antitesi e sintesi) che si
sviluppa mediante la contrapposizione dei concetti e il superamento delle
opposizioni, per poi però distaccarsene nella valutazione finale
della sintesi. In Hegel quest’ultima riunisce sempre tesi e antitesi, conservando
in questo modo qualcosa del passato e dei contrasti. Mentre per Marx la
conclusione concreta non è sempre questa: l’uomo con le sue necessità
di sopravvivenza rappresenta la tesi e ciò che si oppone al suo
soddisfacimento costituisce l’antitesi; si giunge alla sintesi quando gli
ostacoli vengono superati. In questo senso Marx esclude la convivenza degli
opposti riuniti in una sintesi: nella realtà il superamento delle
difficoltà è dato dalla lotta e dall’esclusione. Non è
possibile conservare in ogni passaggio una manifestazione del passato.
In questo il processo dialettico di Hegel viene considerato da Marx idealistico
e poco corrispondente alla realtà. La sintesi della dialettica di
Hegel riunisce tesi e antitesi; quella di Marx non conserva nulla di ciò
che è stato superato.
Altro punto sul quale i due filosofi divergono è la considerazione
della storia. Per entrambi essa è fondamentale per comprendere l’evoluzione
dell’umanità, ma mentre Hegel vede nella realtà empirica
una manifestazione dello Spirito che di volta in volta modifica la situazione
sociale presente, Marx vede nell’evoluzione dell’economia la causa prima
di tutte le trasformazioni sociali. Non è quindi un’entità
metafisica a determinare la storia (Marx definisce tale ragionamento misticismo
logico), ma è il materialismo dell’economia ad innescare gli
sviluppi della storia (materialismo storico). A questo punto se
per Marx non è vero che sia la Ragione la causa del procedere dialettico
dell’umanità, non ha più senso parlare di giustificazionismo
storico. Gli avvenimenti non devono più avere quella razionalità
metafisica di fondo che pretendeva Hegel, non devono essere considerati
necessari, ma vanno solo constatati e in caso di incompatibilità
con le esigenze della società possono essere modificati. Da questo
punto di vista se Hegel ci appare un conservatore, ecco invece che Marx
più rivoluzionario attribuisce alla società e particolarmente
al proletariato, il compito di affrontare e risolvere le contraddizioni
per giungere ad una nuova e più giusta sintesi.
Michela Serra
2. Che significato assume il concetto di alienazione
in Marx, rispetto a Hegel e a Feuerbach?
Marx identifica il concetto di alienazione con la condizione storica
del salariato nell’ambito della società capitalistica. In particolare
il lavoratore risulta alienato rispetto:
- al prodotto della sua attività, poiché egli produce
un oggetto che non gli appartiene;
- alla sua stessa attività, che viene concepita come lavoro forzato
ed essenziale al tempo stesso per procurarsi di che vivere;
- alla sua essenza (il Wesen)
- al prossimo, identificato con il capitalista, ovvero con uno sfruttatore.
La causa dell’alienazione risiede nella concezione capitalistica della
società, che pone come proprio postulato la proprietà privata
dei mezzi di produzione. In conseguenza di ciò solo l’avvento di
comunismo può condurre alla disalienazione dell’operaio.
Confronto con Hegel
Hegel per alienazione intende il movimento dello spirito che si fa altro
nella natura e nell’oggetto per poi tornare in sé. Marx condivide
ed esalta diversi aspetti caratterizzanti la teoria hegeliana dell’alienazione.
In particolare sottolinea:
-
l’ottica storica in cui viene concepito l’uomo,intesocome il risultatodi
uno storicismo ineluttabile;
-
l’importanza del lavoro;
-
l’intuizione che la liberazione scaturisca dalla negazione dell'oppressione,
concezioni espresse nella figura hegeliana servo-signore.
Marx si pone però criticamente nei confronti della teoria hegeliana,per
la sua tendenza ad un idealismo che si discosta troppo da quell’analisi
della realtà socio-economica tanto agognata da Marx stesso. In particolare
Hegel è contestato perché :
-
riduce l'individuo ad autocoscienza;
-
considera soprattutto il lavoro spirituale;
-
intende l’alienazione nel suo momento spirituale e non pratico;
-
identifica l’alienazione del soggetto con l’oggettivazione del soggetto,
non considerando che non tutte le oggettivazioni sono alienanti.
Confronto con Feuerbach
In Marx si ritrova la concezione portante della teoria dell'alienazione
espressa da Feuerbach, che la intende come una condizione di dipendenza
e di autoestraniazione.
Della teoria di Feuerbach tuttavia Marx non condivide:
-
la concezione dell’uomo, inteso solo nella sua naturalità, escludendo
così la componente storica alla base della formazione dell’uomo
stesso;
-
il carattere ideale che trova la sua realizzazione nella concezione della
religione, vista da Feuerbach come il risultato di una cattiva ideologia
e non, come vorrebbe Marx, il sintomo di una condizione umana e sociale
alienata.
Lisa Lamberti
3. Che cosa intende Marx con la coppia concettuale
struttura-sovrastruttura, per certi versi fondante il suo materialismo
storico?
Marx concepisce la storia in maniera scientifica come un processo
materiale, in cui gli uomini, distinguendosi dagli animali, cercano di
soddisfare i propri bisogni primari, creando i loro mezzi di sussistenza
con il lavoro. Tale lavoro è costituito da forze produttive (gli
uomini come forza lavoro, i mezzi di produzione e le conoscenze tecniche
e scientifiche) e rapporti di produzione che rappresentano le relazioni
che regolano l’uso e il possesso delle forze produttive e la ripartizione
dei prodotti. L’insieme dei rapporti di produzione costituisce la base
economica, la struttura sopra la quale si è in seguito fondata una
sovrastruttura giuridico-politico-culturale che caratterizza la società.
Questa visione della storia secondo cui è la struttura economica
a determinare le leggi, lo Stato, le religioni, le filosofie, ecc.... prende
il nome di materialismo storico.
Federico Bindani
4. Quali sono i contenuti e le proposte più
rilevanti del "Manifesto del partito comunista" scritto assieme
ad Engels?
Scritto tra il dicembre del 1847 e il gennaio del 1848 su richiesta
della Lega dei Comunisti, il Manifesto si presenta come il documento programmatico
del partito comunista, l’esposizione dei metodi e degli scopi dell’azione
rivoluzionaria (come dicono gli stessi autori: "E’ ormai tempo che i comunisti
espongano apertamente in faccia a tutto il mondo il loro modo di vedere,
i loro fini, le loro tendenze"). L’intero scritto è composto da
quattro capitoli i cui punti salienti sono: la funzione storica della borghesia;
il concetto di lotta di classe; il comunismo come unica alternativa alla
proprietà privata ; la critica ai socialismi non scientifici. Marx
ed Engels sostenevano che "la borghesia ha avuto nella Storia una funzione
sommamente rivoluzionaria" e che "al posto dello sfruttamento velato da
illusioni religiose e politiche, ha messo lo sfruttamento aperto, senza
pudori, diretto e arido"; essa ha raggiunto lo sviluppo e il progresso
coinvolgendo forze smisurate ("La borghesia ha modificato la faccia della
terra in una misura che non ha precedenti nella storia, mostrando ai popoli
cosa possa l’attività umana") che ad un certo punto, inevitabilmente,
sono diventate incontrollabili con la conseguenza che il proletariato oppresso
dalla classe borghese ha messo in opera una lotta di classe volta all’eliminazione
del capitalismo. La borghesia viene quindi identificata come una classe
produttiva e dinamica ma piena di contraddizioni. La lotta di classe si
presenta invece come una caratteristica costante della storia, coincidente
con il momento dialettico tra forze produttive e rapporti di produzione:
Marx lega l’esistenza delle classi a determinate fasi storiche di sviluppo
della produzione, e sostiene che esse si determinano in relazione alla
proprietà o meno dei mezzi di produzione in modo tale che vi siano
sempre 2 classi fondamentali. Infine vede come necessaria conseguenza di
tale lotta il raggiungimento di una società unica (senza classi)
grazie alla dittatura del proletariato (emblematica è l’incitazione
conclusiva del manifesto "Proletari di tutti i Paesi, unitevi!"). Nell’ultima
parte del manifesto Marx analizza i socialismi precedenti: mentre l’inglese
Owen proponeva un atteggiamento umanitario, Marx riteneva che in tal modo
non si potessero risolvere i problemi del mondo dal profondo, perché
in tal modo si sarebbe creata solamente un’ideale "isola felice"; pensava
inoltre si dovesse apportare una trasformazione politico-economica. Il
francese Proudhon (con qualche vicinanza al pensiero anarchico) non riteneva
opportuno proporre una centralizzazione del potere statale; al contrario
Marx pensava che fosse utopistico stabilire che senza una funzione politica
dello stato fosse possibile giungere ad una libera cooperazione fra
gli uomini, senza prima avviare una fase di transizione, rappresentata
appunto da quella centralizzazione politica che Proudhon rifiutava.
Elena Lodi, Michele Poli
5. Quali sono le conseguenze, sul piano della teoria
economica, della riduzione del lavoratore a merce nella società
capitalistica?
Secondo Marx la caratteristica peculiare del capitalismo è il fatto che in essa la produzione non risulta finalizzata al consumo, ma all'accumulazione di denaro in un ciclo economico che può tradursi con la formula schematica DMD' ( denaro- merce- più denaro ).Questo "più denaro" o plus-valore, come lo definisce Marx, non va cercato a livello di scambio delle merci, bensì a livello di produzione delle medesime. Nella società borghese, infatti, il capitalista ha la possibilità di "comperare" ed "usare" una merce particolare che ha la caratteristica di produrre valore. Tale è la "merce umana", ossia l'operaio di cui il capitalista compera la forza-lavoro pagandola come una qualsiasi merce che nel caso specifico corrisponde al salario. Tuttavia l'operaio ha la capacità di produrre un valore maggiore di quello che gli è corrisposto col salario (da qui derivano i concetti di plus-lavoro e plus- valore). Con questa teoria Marx ha voluto spiegare "scientificamente" lo sfruttamento capitalista che si identifica con la possibilità da parte dell'imprenditore di utilizzare la forza-lavoro altrui a proprio vantaggio.
Andrea Fregni, Davide Serra
6. Che cosa intende Marx, rispettivamente, per plusvalore
e profitto e quale è, in sintesi, il significato politico
di questa analisi economica?
Secondo Marx, l’intero sistema capitalistico si basa sul concetto
di plus-valore: per ottenere un guadagno da ciò che produce, il
capitalista utilizza l’operaio, che ha un proprio costo (il salario, ciò
che gli basta per soddisfare i bisogni vitali) ma che è costretto
a svolgere parte del lavoro senza essere retribuito (plus-lavoro). Da questa
parte di lavoro ha origine il plus-valore, che è il valore aggiuntivo
della merce-operaio rispetto al proprio costo e il cui saggio è
dato dal rapporto fra plus-valore e capitale variabile (costo salariale).
Il profitto del capitalista però deve essere considerato anche al
netto delle spese riguardanti i macchinari; per questo motivo il suo saggio
è dato dal rapporto fra plus-valore e capitale variabile addizionato
a quello costante (riguardante le macchine, le materie prime, ecc...).
Questo tipo di economia risulta indicativa, secondo l'analisi marxista, dello
sfruttamento dei proletari da parte della classe dirigente: questo modo
di produzione, secondo Marx, diviene sempre più anacronistico rispetto
ai rapporti di produzione. Egli quindi auspica una rivoluzione della classe
dominata nei confronti di quella dominante e, quindi, l’instaurazione finale
di un regime comunista basato essenzialmente sull’abolizione della proprietà
privata, vera peste del sistema economico attuale.
Christian Di Loreto
7. Che cosa intende Marx per caduta tendenziale
del saggio di profitto?
Marx, con questa espressione, intende affermare che ad un continuo
aumento del capitale costante (costituito dalle macchine e dalle materie
prime) rispetto a quello variabile corrisponde una inevitabile diminuzione
del saggio di profitto. Per comprendere questo concetto bisogna tenere
conto di 3 punti fondamentali: 1) nella definizione di plus-valore non
influisce il capitale costante (esso e' generato esclusivamente dal lavoro
vivo); 2) il saggio di plus-valore è dato dal rapporto tra
plus-valore e capitale variabile; 3) il saggio di profitto è dato
dal rapporto tra plus-valore e capitale costante addizionato a quello variabile.
E' facile intuire che se il capitale variabile resta stabile, il plus-valore
non cambia; ma se allo stesso momento aumenta il capitale costante, il
saggio di profitto diminuisce. In altre parole il profitto, per quanto
elevato, risulta progressivamente sempre più scarso rispetto a tutto
il capitale impiegato proprio per la crescita smisurata del capitale costante.
Questo concetto equivale, quindi, ad una legge dei rendimenti decrescenti
che ha un'azione demotivante sui capitalisti. Marx ha indicato alcune idee
che possono ritardare questa tendenza, ma questa non potrà mai essere
eliminata nel contesto del sistema capitalista, configurandosi quindi come
il suo "tallone d'Achille".
Alessandro Anderlini, Christian Di Loreto
8. Che significato ha l'espressione marxismo
occidentale?
Secondo un’interpretazione marxista classica ed ortodossa, difesa
soprattutto dai teorici della II internazionale, il socialismo rappresenta
il nuovo modo di produzione destinato necessariamente a sostituire il capitalismo
quando questo si fosse rivelato incapace di garantire lo sviluppo delle
attività produttive e di risolvere le numerose crisi sociali. Tuttavia
nella storia effettiva del movimento socialista e comunista maturano anche
versioni e accentuazioni diverse della dottrina soprattutto in relazione
alla nascita dell’URSS nel 1917 che irrigidì il marxismo in funzione
della gestione politica. Tra queste è possibile distinguere la corrente
del "marxismo occidentale" i cui massimi esponenti furono Lukacs, Korsch
e, in Italia, Gramsci. Nelle loro filosofie prevale particolarmente l’aspetto
critico rispetto a quello costruttivo ed ortodosso che compare in URSS
e si assiste ad un’accentuazione degli elementi umanistici del marxismo.
Questi filosofi propongono di dare una reinterpretazione di Marx alla luce
di Hegel che si rivolge esclusivamente al mondo storico e sociale al fine
di recuperare sia la portata "filosofica" autonoma del marxismo, sia la
sua fisionomia dialettica. Particolarmente interessanti risultano le idee
elaborate da Gramsci circa il rapporto tra lo stato e la società
civile. Non è sufficiente, per il filosofo italiano (morto nel 1937,
dopo undici anni di carcere fascista), la presa del potere statale mediante
il dominio e la forza, bisogna piuttosto costruire un’egemonia nel tessuto
della società civile tramite la capacità di direzione nei
confronti dei ceti e dei gruppi sociali che possono allearsi alla classe
rivoluzionaria.
Negli ultimi decenni, sia i mutamenti sociali ed economici, sia le
vicende del comunismo internazionale, hanno messo in profonda crisi non
solo il marxismo ortodosso, ma anche quello occidentale. Oggi il marxismo
si offre davvero ad una riflessione senza dogmi, come una dottrina tra
le altre.
Silvia Picchioni