| VERIFICA DI EVENTUALI DIFFERENZE NELLA RISPOSTA ALLA RADIAZIONE IONIZZANTE IN BASE A PROFILI GENETICI E DI ESPRESSIONE GENICA
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La procedura di sorveglianza dei lavoratori ospedalieri con dosimetri personali non fornisce informazioni sul rischio a lungo termine di esposizioni continue a basse dosi.
Le norme di radioprotezione si basano su modelli di rischio basati su relazioni dose-effetto. Tuttavia, tali modelli non sono in grado di fare corrette previsioni sul rischio correlato alle basse dosi. Sebbene tale problema sia stato affrontato e lungamente dibattuto, i risultati finora disponibili sono contraddittori e non utilizzabili per trarre conclusioni definitive. Un ulteriore fattore di incertezza nella valutazione del rischio è determinato dalla riconosciuta presenza nella popolazione di gruppi di individui che non mostrano alcuno degli effetti attesi in seguito ad esposizione. Questa evidenza sottolinea la necessità di considerare che l'insorgenza di una possibile patologia neoplastica nei radioesposti sia dovuta ad una serie di concause, una delle quali è la presenza di polimorfismi specifici, soprattutto a carico degli enzimi del riparo del DNA e, aspetto ancora più importante, il contesto cellulare. Nonostante siano già stati descritti alcuni indicatori biologici per monitorare l'esposizione professionale o occasionale alle radiazioni, nessuno di questi è interamente predittivo del rischio e, soprattutto, mostra tutte le prerogative di un efficace marcatore del rischio. Ad un eccellente biomarcatore di rischio si richiede che abbia una buona sensibilità specificità e accuratezza, così da consentire una facile discriminazione tra gruppi ad alto rischio e a basso rischio, una facile identificazione mediante tecniche non invasive o quanto meno poco invasive, ed una altrettanto facile quantificazione, resa possibile da una espressione ben differenziata fra tessuto normale e ad alto rischio. Per il meccanismo stesso del danno indotto da radiazioni, gli end-point citogenetici possono essere utilizzati con successo per gli studi di esposizione. Tra gli agenti cancerogeni ad alta attività clastogena, la radiazione ionizzante è la più efficiente nell'indurre rotture doppia-elica con una conseguente veloce formazione di aberrazioni cromosomiche. È ben noto che le radiazioni possono indurre aberrazioni cromosomiche simmetriche o asimmetriche sia in cellule mature che in cellule staminali emopoietiche e sin dagli anni '60 le aberrazioni nei linfociti periferici sono state usate come end-point dosimetrico dei livelli di esposizione. Diversi studi di citogenetica hanno contribuito a delucidare i meccanismi che governano l'induzione, persistenza, accumulo ed eliminazione del danno cromosomico. Non è, comunque, ben chiara la correlazione tra aberrazione cromosomica e insorgenza di tumore e, in particolare, del tipo di tumore. Una conseguenza citologica dell'induzione di aberrazione cromosomica è la formazione di micronuclei, osservabili nelle cellule in interfase. Fino a qualche anno fa, questa tecnica era limitata dall'impossibilità di discriminare tra i diversi meccanismi che determinano l'origine dei micronuclei e associarli a eventi lastogeno o aneugenici. Questa difficoltà interpretativa può essere oggi facilmente superata dall'impiego di tecniche molecolari (anticorpi anti-cinetocoro o sonde DNA) che permettono di identificare il contenuto dei micronuclei, determinando una classificazione degli stessi in rapporto a differenti esposizioni e rendendo questa tecnica un valido strumento di valutazione del rischio per l'esposizione a radiazioni. I progressi nei campi di indagine della genomica e dell'analisi informatica possono consentire oggi di pianificare una più attenta valutazione del danno da esposizione, mediante l'identificazione dei profili di espressione genica da utilizzare come nuovi e più sofisticati indicatori biologici. Un approccio più innovativo è sicuramente rappresentato dall'impiego della sofisticata tecnologia microarray, che consente di aumentare campi di indagine e numero di informazioni ottenibili sui geni coinvolti. |
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