La Storia

 
 

La Storia....


 

C'era già stata una prima manifestazione estiva, dedicata al cinema comico. Poi venne l'idea di adoperare una parte degradata della cittadina, la piazzetta Betlemme, in uno spazio che favorisse la partecipazione della gente.
All'inizio si pensò ad un sistema di quinte e di fondali, poi ci si chiese se non fosse meglio dipingere le stesse facciate delle case circostanti, col consenso dei proprietari. Le case, tutte a due piani, erano infatti generalmente povere, gli intonaci stinti, i muri in disordine.
Fu chiamato a compiere l'operazione Gino Pellegrini, appena rimpatriato da una Hollywood che aveva raggiunto nel 1957, a diciassette anni, riuscendo a collaborare a film di grande successo: 2001 Odissea nello spazio, West side story, Indovina chi viene a cena, Gli ammutinati del Bounty e altri.
Pellegrini, nella Piazzetta Betlemme, immaginò un omaggio al Cinema tout court mescolato ad un mondo rurale-western, punteggiato da tromp l'oeil che, come l'illusione Cinematografica intendevano dare l'illusione della realtà.
La prima estate, nel 1982, in questa piazzetta Betlemme, si chiamava "Il Cinema, la gente, la fantasia e una piazza"; nel 1983, nella stessa piazzetta, la cosa s'è chiamata "Varietà in piazza". Non era, infatti, solo cinema, cinema comico.
Prima del film, nell'intervallo e dopo il film in un piccolo palco posto sotto lo schermo si esibivano illusionisti, suonatori, cantanti, intrattenitori. L'ingresso alla piazzetta era libero.
Nella platea, popolata di tavolini e sedie come un cafè-chantant si poteva bere e mangiare, perchè in uno di questi edifici truccati albergava il bar con cucina.
L'inganno dell'illusione del Cinema si allargava così al pubblico e agli oggetti. La gente non andava solo al cinema, ma era dentro un palcoscenico e diventava essa stessa teatro dell'illusione secondo la logica del sogno.
Finita la festa, rimasta la scenografia del teatro o del cinema di strada, è entrato pian piano nella consuetudine quotidiana come un naturale inganno, un gioco dell'illusione che crea un'ambiguità rituale.
Grazie, Gino Pellegrini, per quest'invenzione singolare, questo doppio dell'esistente, per il tuo sogno popolaresco sospeso tra Sogno, Cinema e Poesia.
 

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