ATLANTIS

The Lost Empire

L’Ispirazione Perduta






Con questo lungometraggio (Natale 2001 in Italia) la Disney esce dal suo cliché, dal suo abituale Habitat e si lancia nell’avventura, sulle orme delle grandi narrazioni alla Verne. Ma bisogna ammettere che nonostante il lungometraggio arrivi a destinazione, la strada fatta non è purtroppo una delle migliori.
 

Ciò che probabilmente colpisce di più, fin dall’inizio, è l’elemento stilistico che determina la grafica di tutto il lungometraggio: lo "spigolo"! I personaggi sono caratterizzati da linee e da tratti più o meno spigolosi, fatto particolarmente evidente nelle mani: le dita sono infatti letteralmente squadrate e le unghie sono triangolari, una scelta nientemeno che peculiare. A parte questo aspetto, che può piacere o meno a seconda del gusto personale, non si può negare che lo staff di animazione abbia impiegato efficacemente la propria tecnologia e la propria arte. Ancora una volta i layouts sono molto ben strutturati, dinamici e ampiamente descrittivi. I backgrounds sono davvero belli ed emozionanti, in modo particolare quelli impiegati nelle scene relative all’entrata della spedizione in Atlantide (ma non dobbiamo scordare le ambientazioni di casa Whitmore, bellissime). Anche in questo caso il CAPS funziona davvero alla perfezione e le integrazioni fra le animazioni 2D e gli oggetti grafici generati in CGI sono davvero eccellenti; esempi di questo ottimo lavoro sono le scene di apertura relative alla scomparsa della città di Atlantide, la partenza della missione nell’enorme sottomarino, l’attacco del Leviatano, la battaglia all’interno del vulcano, nonché il risveglio dei Guardiani di Atlantide (che in alcuni momenti ricordano moltissimo The Iron Giant). La qualità dell’animazione si mantiene piuttosto elevata per tutta la durata del lungometraggio e questa è sicuramente una prova di resistenza che non tutti sono in grado di reggere. Ottime anche le scelte cromatiche; i colori dominanti sono l’azzurro in tutte le sue gradazioni, il verde e i colori della terra (fino al rosso intenso che caratterizza la battaglia finale). Non si può non notare come le scene di battaglia, in modo particolare l’attacco del Leviatano, abbiano una forte ispirazione nipponica; del resto, il genitore delle saghe robotiche è proprio il Giappone e questo contributo al mondo dell’animazione va assolutamente riconosciuto.
 

Tutta la maestria e lo sfoggio tecnico di casa Disney non sono però sufficienti a nascondere le lacune e le debolezze che purtroppo affliggono questo lungometraggio. C’è una sensazione di "costruito" palpabile e fastidiosa, soprattutto nella fase di presentazione dei personaggi. Nel lungometraggio della scorsa stagione, il meraviglioso The Emperor’s New Groove, i vari elementi della vicenda vengono introdotti in modo estremamente naturale, semplice, ma perfettamente integrato e in armonia con lo spirito ed i "colori" della storia. In questo caso invece, manca solo il cartello: "stiamo per presentarvi i personaggi che vi accompagneranno in questa storia e già sappiamo che vi piaceranno tantissimo". E allora ci viene presentato Milo Thacth, studioso di linguaggi sconosciuti e al momento impiegato come responsabile delle caldaie di un museo in Washington DC: goffo, palilalico, ipercinetico, e soprattutto sottovalutato e deriso dagli accademici a causa delle sue teorie sulla perduta Atlantide (se non avessimo visto l’inizio di Stargate, potrebbe quasi essere una novità… Ho detto "quasi"). Anche gli accademici del caso sono buffi, squinternati e patetici nei loro tentativi di sfuggire alle perorazioni del tenace Milo. Helga Sinclair ci viene presentata come un vamp mangiauomini stile film Hollywoodiano anni ’40, un abito che abbandona immediatamente, visto che la scopriamo poche scene dopo luogotenente di ferro della spedizione (e allora che cosa ha a che fare questo personaggio con la sua presentazione?). Arriva il momento di introdurre Preston B. Whitmore, mecenate finanziatore della spedizione, nonché amico del nonno di Milo (in un certo senso il vero scopritore di Atlantide); i backgrounds assumono toni da mistero, intriganti e per che cosa? Per arrivare ad un vecchietto che esegue improbabili esercizi Yoga in vestaglia, anche in questo caso in modo buffo, e che parla a macchinetta (ma guarda un po’). Lo stesso stile introduttivo verrà applicato anche alla presentazione di personaggi quali Gaetan "Mole" Moilere (quello che definiremmo uno psicotico ossessivo con palesi turbe di natura sessuale) e il dottor Sweet. In questa prima fase, predomina un ritmo ossessivo (sembra di stare nella corsia di un istituto psichiatrico), che invece di caratterizzare i personaggi li appiattisce tutti allo stesso livello. Inoltre, il ritmo è praticamente lo stesso e questo non aiuta certo a modulare i tempi del lungometraggio. Con il progredire della vicenda, fortunatamente, i personaggi "macchietta" manterranno le loro caratteristiche, mentre gli altri definiranno meglio la loro personalità, restituendo respiro e significato alla vicenda. Forse il personaggio che appare più giustamente introdotto e caratterizzato fin dall’inizio e quello di Wilhelmina Bertha Packard, la responsabile radio della spedizione: ha l’intonazione di una consumata ed annoiatissima telefonista, è un’accanita fumatrice, ha uno "slowburn" degno del miglior Bugs Bunny (anche se più annoiato e compassato) che le permette di rimanere in conversazione privata con qualche sua amica anche durante l’attacco del Leviatano. Non bisogna inoltre dimenticare che di notte indossa delle "fantastiche" pantofole pelose fuxia, coordinate con una maschera di bellezza (troppo tardi) stile Yzma!!! Come già indicato, con il progredire della storia e con l’entrata della spedizione (o meglio di ciò che ne rimane dopo il Leviatano) in Atlantide, i personaggi rientrano "nei ranghi" e trovano la loro giusta collocazione, dando più omogeneità e continuità alla vicenda.
 

La storia non si presenta come particolarmente avvincente; fila dritta al finale senza significativi colpi di scena, senza particolari picchi narrativi (e questo è davvero un peccato perché Trousdale e Wise hanno in passato dimostrato di saper dirigere con sapienza un lungometraggio: l’ottimo Beauty And The Beast è infatti opera loro). Alla fine di tutto, arriva la morale sull’importanza delle varie culture, sul valore delle diversità, sulla necessità di conoscere il proprio passato per assicurarsi un futuro "sensato", sui benefici che possono derivare dalla comunicazione civile fra genti diverse e così via.
 

Questo lungometraggio non presenta canzoni e ciò è sicuramente un bene, visto che non avrebbero fatto altro che mettere ancora più in rilevo la debolezza del tessuto narrativo (per i brani musicali serve un contesto adatto e non è certo questo il caso); il commento sonoro è piuttosto efficace e appropriato.
 

Come ultimo appunto, non possiamo trascurare la fortissima somiglianza con le vicende ed i personaggi presentati nella serie nipponica dell’NHK degli anni ’80 da noi conosciuta come "Il Mistero della Pietra Azzurra", a partire proprio da Milo: biondino, con gli occhiali, longilineo e con i tratti facciali allungati. Cambia l’età (nel lungometraggio Disney è sicuramente maggiorenne, mentre nella serie giapponese era un adolescente), ma più o meno le caratteristiche rimangono le stesse. Il personaggio della Principessa Kida (in un certo senso la Pocahontas della vicenda) è significativamente diverso da quello di Nadia dal punto di vista grafico, ma non tanto nel vestiario, se vogliamo essere sinceri; inoltre, la scena in cui la pietra si "anima" e la Principessa si solleva nell’aria avviluppata nella luce azzurra presenta smaccatissime somiglianze con la relativa inquadratura nella serie giapponese. Ormai su queste vicende di parallelismi tra produzioni animate non c’è più molto da dire rispetto ad un perplesso e un po’ deluso "mah"…
 

Insomma, pare davvero che la produzione Disneyana di quest’ultimo periodo proceda attraverso un alternarsi di alti e bassi. Cosa ci sarà mai in serbo per noi per il Natale 2002? Speriamo soltanto che sotto l’albero Disney ci sia come regalo un po’ di ispirazione e di inventiva in più.
 
 

ATLANTIS
Cast:


 
Michael J. Fox
Milo James Thatch
James Garner
Commander Lyle Tiberius Rourke
Cree Summer
Princess "Kida" Kidagakash
Don Novello
Vincenzo 'Vinny' Santorini
Claudia Christian
Helga Katrina Sinclair
Phil Morris
Dr. Joshua Strongbear Sweet
Jacqueline Obradors
Audrey Rocio Ramirez
Florence Stanley
Wilhelmina Bertha Packard
Jim Varney
Jebidiah Allardyce 'Cookie' Farnsworth
John Mahoney
Preston B. Whitmore
Leonard Nimoy
King Kashekim Nedakh
Corey Burton
Gaetan 'Mole' Molière
David Odgen Stiers
Fenton Q. Harcourt

 
 
 
 
 
 
 
 
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Luca Fava

 Autore: Luca Fava (Copyright © 2001)