Spirited Away

Via con gli Spiriti

 

 

Coronato da un prestigioso premio quale l'Orso d'oro al Festival di Berlino, vincitore come Miglior Lungometraggio e miglior canzone al Nippon Academy Awards, ecco giungere (sebbene con un anno abbondante di ritardo) il più recente lavoro cinematografico del Maestro Hayao Miyazaki.

Spirited Away racconta le avventure di una bambina di nome Chihiro, trascinata per puro caso in un mondo fantastico durante il trasloco nella nuova abitazione (un evento che si presta molto a momenti di maturazione e crescita, per lo meno nella visione di Miyazaki; basti prendere in considerazione Totoro, ad esempio... ). Insieme ai genitori attraversa un misterioso tunnel sbucando in una strana cittadina, apparentemente deserta. Ma alla sera, con l'accendersi dei lampioni, il villaggio si popola, di Spiriti!! Chihiro viene separata in modo drammatico dai genitori e si trova da sola ad affrontare un mondo che le pare assolutamente impossibile (come darle torto, del resto) dove gli esseri umani, a meno che non si rivelino utili e meritevoli, vengono trasformati in maiali dagli incantesimi di Yubaba (quasi una novella Circe o una Babayaga in versione nipponica). Questo strano personaggio è la direttrice della Stazione Termale il cui immenso palazzo domina su tutto il villaggio; per sopravvivere, Chihiro segue le indicazioni di un misterioso amico di nome Haku e sarà costretta a trovare lavoro presso Yubaba. Tutto ciò avrà un prezzo: firmando il contratto, legherà il proprio nome a Yubaba, col rischio di dimenticare completamente le proprie origini e la propria identità. Dovrà affrontare problemi di diversa natura e portata, da quelli di ordine domestico, come pulire la Grande Vasca della Stazione Termale, a quelli straordinari, come il cacciare un mostro Senza Volto dalla struttura. Tutte queste esperienze trasformeranno quella che era una ragazzina piagnucolona e senza nerbo in una persona nuova, cosciente delle propre capacità, maturata e in grado di rimboccarsi le maniche senza essere sopraffatta dai problemi dell'esistenza. Alla fine di queste peripezie, Chihiro scoprirà memorie dimenticate, riuscirà a riconquistare il proprio nome e a ritornare, cresciuta, al proprio mondo.

Oramai bisogna ammettere che non rimane molto da aggiungere a quanto già detto in precedenza; l'Arte e l'abilità interpretativa del Maestro Miyazaki sono un assoluto e confermato dato di fatto ed ogni nuovo lavoro (per lo meno finora) non fa che riconfermare i concetti già espressi. Anche questo Spirited Away (Sen to Chihiro no kamikakushi) rifulge della capacità espressiva, della ricchezza visiva e della poesia che solo Miyazaki, a mio modesto parere, è in grado di infondere non solo a tutto il lungometraggio, ma in ogni singolo fotogramma. Fra gli aspetti che colpiscono di più nei lavori del Maestro, troviamo infatti una straordinaria continuità, un "legato" che si dipana per tutto il lungometraggio, cel dopo cel: ogni dettaglio dell'animazione, dai fondali ai personaggi in secondo piano, è importante; ogni singolo momento è curato in tutti gli aspetti e non c'è nulla di approssimato o "tirato via". L'unico elemento sul quale si potrebbe in effetti obiettare, riguarda la ripetitività delle fisionomie: in tutti i personaggi principali del Maestro ritroviamo Conan e Lana, Nausicaa e Mononoke, Lupin e Zenigata, ad esempio; ritroviamo quell'impostazione della forma degli occhi, delle espressioni del volto data da Otsuka durante le prime produzioni. Ma mi piace pensare che lo Studio Ghibli utilizzi questo aspetto quasi come un "marchio di fabbrica": è impossibile infatti vedere una produzione Ghibli e non riconoscerne immediatamente la provenienza...

Veramente notevole è lo studio del movimento, particolarmente presente in questa produzione; sappiamo benissimo quanto sia difficile ricreare il movimento umano, così ricco di sfaccettature: basti pensare che è possibile riconoscere una persona da come si muove, da come cammina, dai piccoli gesti che compie, poichè tutto ciò è diretta componente ed espressione della personalità della persona stessa. L'attenzione che è stata posta al movimento e quindi alla personalità della protagonista, Chihiro, è davvero considerevole; è in certo senso misura della sua maturazione interiore. Dai movimenti incerti, impacciati e timorosi, caratteristici della Chihiro all'inizio del lungometraggio, si passa all'andatura più risoluta, ma non priva di grazia e gentilezza, della Chihiro maturata dalle esperienze vissute durante la sua permanenza nella Città degli Spiriti. Un esempio per tutti: basta osservare la sequenza in cui Chihiro segue il percorso indicatole da Haku per raggiungere Kamanjii, il manutentore delle caldaie della Stazione termale di Yubaba; il layout della discesa della scalinata e soprattutto l'apertura della porta delle caldaie prevede campo lungo o lunghissimo e sebbene Chihiro sia di dimensioni molto ridotte a causa della prospettiva, rimane riconoscibilissima ed è persino facile immaginare che cosa le passa per la testa in quei momenti.

Altro aspetto rimarchevole, ma ordinario per quanto riguarda le produzioni Ghibli, è l'eccezionale cura nella costruzione dei layout e soprattutto nella colorazione dei backgrounds; Miyazaki colloca questa avventura in un paesaggio meno "rurale" rispetto a quelli di Nausicaa, Mononoke, Laputa, e più "cittadino"; ma anche in questo caso ha saputo infondere ad ogni fotogramma una ricchezza cromatica che alimenta in modo straordinario l'alone di magia e di incanto (o sortilegio) che travolge Chihiro e lo spettatore. Memorabili sono gli interni della Stazione Termale di Yubaba, come del resto i paesaggi che scorrono durante il viaggio in treno; la paletta cromatica si avvale di toni soffusi, ma non pastello, caldi, avvolgenti, che ricordano molto il mondo visto con gli occhi di una persona in stato di dormiveglia, quando è difficile distinguere se ciò che si vede (o si crede di vedere) è ancora realtà oppure è già sogno. Assolutamente ottimale è anche l'integrazione fra CGI e animazione 2D, perfetta sia sotto gli aspetti dinamici, che sotto quelli cromatici.

Del dinamismo registico di Miyazaki non parleremo più: ritroviamo ancora scene di grande coinvolgimento per lo spettatore, sebbene questo lungometraggio non sia propriamente quello che si potrebbe definire "d'azione". E' un lavoro sicuramente meno "spirituale" rispetto a Princess Mononoke e questo può sembrare un paradosso se consideriamo che Chihiro vive la sua avventura fra Spiriti di ogni sorta e d'ogni fatta. Ma Spirited Away è più la visione nipponica di Alice nel paese delle Meraviglie miscelata con un pizzico de La Storia Infinita (vedi il parallelo Haku-Falcor, ad esempio), con creature e situazioni a volte divertenti, a volte pericolose. Chihiro entra in questo mondo in modo assolutamente accidentale, non attraverso la tana di un coniglio, ma bensì attraverso un tunnel, quasi trascinata da un vento misterioso; le situazioni che dovrà affrontare, per prima la separazione drammatica dai genitori, le serviranno per crescere e per maturare, per prendere coscienza delle proprie capacità e della propria forza interiore. Fra tutti i lungometraggi del Maestro, forse questo è quello che manca maggiormente di una vera e propria storia; ha più il sapore di un'avventura la cui conclusione non può che lasciarci leggermente perplessi; lo spettatore è portato a pensare che Chihiro non ricordi più nulla di quanto ha vissuto una volta uscita completamente dal tunnel (il bagliore violetto del fermacapelli regalatole dalla sorella gemella di Yubaba non è forse casuale), ma "tratterrà" inconsciamente la maturazione e la crescita interiore che si è guadagnata con le proprie azioni.

Tanto per cambiare, ci troviamo dinnanzi ancora ad un altro eccellente lavoro del Maestro Miyazaki; semmai non un picco narrativo e di sceneggiatura, ma comunque ancora prova tangibile della capacità creativa e interpretativa dello Studio Ghibli.

 

 

 


 
 
 
 
 
 
 

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Luca Fava

 Autore: Luca Fava (Copyright © 2002)