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- Una Poesia con le Ali -
Natale 1998; fra Principi
in missione per conto dell’Altissimo e Eroine
cinesi in missione per conto del femminismo si fa strada un lungometraggio
dalle pretese piccole piccole, ma con un grandissimo cuore generoso: La
Gabbianella e il Gatto.

Il film è stato tratto dall’ottimo racconto di
L. Sepùlveda: Storia di
una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare,
favola animistica intessuta da una grande poesia ed ispirazione,
tradotta in ben dodici lingue e che ha venduto circa un milione di copie
in tutto il mondo. La trasposizione cinematografica è stata fatta
con coscienza da due ottimi autori italiani: Enzo
D’Alò e Umberto Marino,
già autori de La Freccia Azzurra
(bellissimo lungometraggio ricavato da un testo di Gianni
Rodari). Pur non riuscendo a mantenere l’intensità poetica
che permea tutto il libro di Sepùlveda,
questo capolavoro dell’animazione made in Italy conserva tutto il calore
ed i valori fondamentali su cui la storia originale è basata e cioè:
amore e rispetto per la natura (intesa e vista quasi in senso animistico),
il senso della solidarietà e la generosità disinteressata.
Intatta è anche la visione che l’autore (che per altro ha collaborato
attivamente alla produzione del lungometraggio, anche in vesti di doppiatore:
interpreta sé stesso, ovvero un poeta) ha dell’uomo: un essere in
grado di distruggere e di devastare un mondo del quale è solo ospite
(in moltissimi casi indesiderato), ma anche l’unico in grado di risanare
i danni causati. La metafora di questo concetto risiede nel personaggio
di Nina, figlia di un poeta sempre in caccia di ispirazione; affinché
la gabbianella riesca a volare è necessario il suo aiuto, sia materiale
che morale (chiaramente non racconterò come; bisogna vedere il film
per apprezzare meglio il tutto).
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L’animazione e la realizzazione tecnica di questo lungometraggio
è sicuramente di buon livello. Molta strada è stata fatta
da La Freccia Azzurra; il disegno si
è fatto più rotondo, meno spigoloso, molto morbido e caldo
nel tratto. I colori dei fondali e degli stessi personaggi sono in perfetta
armonia con lo stile del racconto e con la sua ambientazione: abbondano
gli sfumati basati su tonalità rosse e verdi per i Gatti e il loro
mondo, mentre il regno dei Topi con i suoi abitanti è giocato su
tonalità più fredde, del blu e del grigio (da questo punto
di vista, siamo tutti in debito con casa Disney, ma del resto il principio
dei backgrounds "vivi" è di grande funzionalità per il richiamo
emotivo di una determinata sequenza). I movimenti di camera sono numerosi
e ben fatti, tranne forse in alcuni punti dove si evidenzia un’artigianalità
che viene inevitabilmente penalizzata nel confronto con altri prodotti,
nei quali l’impiego della Computer
Animation o del CAPS
è ormai routinario.
Bobulina |
Colonnello |
Diderot |
Kengah |
Nina |
Poeta |
Rosa dei venti |
Segretario |
Pallino |
Grande Topo |
I personaggi che animano la storia sono deliziosi: tratti rotondi e morbidi sono ancora una volta il loro elemento comune. L’osservazione che si può fare è che finiscono tutti per assomigliare a dei peluche, sia per quanto riguarda i Gatti che per i Topi (che ricordano in qualche loro espressione lo stile di animazione di Bozzetto e di Manuli, due altri grandissimi artisti dell’animazione italiana). In realtà questi gatti non sono credibili come feroci predatori di topi, nemmeno durante il loro attacco al Quartier Generale di Grande Topo; ma del resto non è la credibilità l’elemento "perno" su cui si sviluppa la vicenda: stiamo parlando di una favola "buona" fino in fondo, dove di "reale" ci sono solo la forza di gravità (come sa bene la nostra gabbianella, nonché il gatto Segretario, vittima di esperimenti Leonardeschi...), la nobiltà degli intenti e la poesia del messaggio.
Veramente bellissima ed intelligente è la realizzazione dei personaggi più "giovani" come la gabbianella Fortunata, ma soprattutto come il gattino Pallino, nipote di Colonnello: non ci troviamo di fronte alla caricatura che scimmiotta un bambino, ma proprio ad un bambino vero, per ragionamenti e per emozioni. Divertentissima è la scena in cui Colonnello viene messo con le spalle al muro dalle imbarazzanti domande sulle relazioni gatto-gatta, sparate a mitraglia con quel candore e quella naturalezza che solo i bambini possono avere…
Ottimi sono anche gli espedienti narrativi; la storia
viene introdotta, se non creata, dal gioco di rime fra il Poeta
e Nina, la sua bambina: il primo
declama l’inizio del verso e la seconda lo completa, disegnando per gioco
ciò che la poesia le ispira in quel momento. Compare così
un gatto, un uovo di gabbiano ed un pulcino… e la storia ha inizio.
L’amore per il disegno è fortissimo in questi
autori e viene presentato come un mezzo dove realtà e fantasia più
libera si fondono indissolubilmente: già ne La
Freccia Azzurra abbiamo una sequenza memorabile dove le matite
di una scatola di colori fanno a gara per divertire un bambino con disegni
che prendono vita e che scivolano da un foglio all’altro per interagire,
per creare una, due, cento, mille storie diverse. E ancora una volta, un
disegno semplice e "fanciullesco" è il tramite per comunicare pensieri
e sensazioni, libertà e sentimenti che rasentano l’astratto. Così
è per il testamento di Kengah,
la madre di Fortunata (la nostra
gabbianella o il nostro "gattopollo" come la chiamano i Topi), che affida
con un volo idealizzato e stilizzato (quasi a ricercare l’essenza del volo stesso,
libera dai vincoli strutturali e terreni) il suo unico uovo a Zorba,
un gattone nero e rotondo, senza spigoli come il suo cuore… E così
è anche per la sequenza in cui Zorba
decide di parlare a Nina per
chiedere il suo aiuto (come? Non ditemi che non sapevate che i gatti parlano…);
il tutto avviene in sogno tramite i disegni stilizzati, caldissimi ed avvolgenti
della stessa bambina.
Di grande efficacia è anche la sequenza dell’incidente
della petroliera: la ripresa finale è effettuata dall’alto, a riprendere
la macchia di petrolio che si allarga come una pestilenza sul mare, fino
a riempire di nero tutto lo schermo.
Non si può non menzionare il fantastico cast di
doppiaggio che popola il lungometraggio (abitudine piacevolissima che sembra
ritornare in ogni film di D’Alò;
basti pensare che ne La Freccia Azzurra
si poteva contare sulla straordinaria interpretazione di Dario
Fò, assolutamente inarrivabile!). Primo fra tutti Carlo
Verdone nei panni di Zorba:
la voce, schiarita in sede di recording, è in perfetta armonia con
il suo personaggio, calda, gentile e rassicurante, lontana, incredibilmente
lontana dallo stereotipo romanesco dei personaggi meschini a cui eravamo
finora abituati (con questo mio parere personalissimo nulla voglio, né
posso togliere al lavoro e alla professionalità di uno dei migliori
artisti italiani di questi anni). Un po’ sotto tono l’interpretazione di
Bobulina da parte di Melba
Ruffo di Calabria, particolare forse più per l’accento
che per altro. Fra tutti si fa strada la verve interpretativa di Antonio
Albanese nei panni del Grande
Topo, che disegna un vero trascinatore
di folle, un ratto dal grande carisma. Menzione di merito del tutto particolare
va ai bambini che hanno doppiato il gatto Pallino
(Gabriele Patriarca, spontaneo, naturalissimo
e divertentissimo), Fortunata
(al cui doppiaggio si sono succedute Sofia Baratta
e Veronica Puccio per la gabbianella
neonata e bambina rispettivamente, mentre Domitilla
D’Amico ha dato la voce all’adolescenza del nostro personaggio)
e Nina (Margherita
Birri).

In definitiva il lungometraggio ha moltissimo da dire; l’animazione e la tecnica utilizzate non sono chiaramente confrontabili con gli altri prodotti animati usciti in questo periodo (Il Principe d’Egitto e Mulan), ma il cuore che batte in questa storia, perdonerete la franchezza e la mancanza di professionalità, quei colossi americani se lo possono proprio scordare!!!
E allora, per una volta ogni tanto, cerchiamo di essere
orgogliosi di questo prodotto dell’animazione italiana……
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……SIAMO GATTI,
SIAMO NOI!
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CREDITS
Sceneggiatura:
Umberto Marino, Enzo D'Alò
Produzione:
Cecchi Gori
Distribuzione:
Dicembre 1998 Cecchi Gori
Mario e Vittorio Cecchi Gori
Presentano
Un film di:
Enzo d'Alò
Tratto dal romanzo di:
Luis Sepùlveda
"Storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare"
Salani Editore
Sceneggiatura:
Enzo d'Alò
Umberto Marino
Con le voci di:
Luis Sepùlveda
Carlo Verdone
Antonio Albanese
Melba Ruffo di Calabria
Musiche di:
David Rhodes
Montaggio:
Rita Rossi
Direttore delle animazioni:
Silvio Pautasso
Personaggi:
Walter Cavazzuti
Ambientazioni:
Michel Fuzellier
Produttore esecutivo:
Maria Fares
per "La Lanterna Magica"
Supervisione alla produzione:
Lierka Rusic
Una produzione C.G.G. Tiger Cinematografica
Prodotto da:
Vittorio e Rita Cecchi Gori
Regia di:
Enzo d'Alò
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