THE IRON GIANT
 
 

 Cuore di Robot




Maine, Ottobre del 1957. L'intera nazione americana è angosciata da molti fantasmi: il rock'n'roll, la televisione, la bomba atomica… I Sovietici lanciano in orbita il primo satellite, lo Sputnik, dando ufficialmente il via alla corsa per la conquista dello spazio, immenso, sconosciuto e foriero di insidie. La Guerra Fredda sta diventando ancora più fredda e la gente comune vive in un clima di ansia e di sospetto, nei confronti dei propri vicini, nei confronti perfino dei propri amici.



Questo è lo scenario nel quale si sviluppa la storia de The Iron Giant, Il Gigante di Ferro, prodotto dalla Warner Bros. per il Natale 1999 e tratto da "The Iron Man", libro per ragazzi scritto nel 1968 dal poeta inglese Ted Hughes (1930-1998). Racconta dell'amicizia che nasce fra Hogarth, un bambino di 9 anni orfano del padre e un enorme robot di metallo, piovuto dal cielo in una notte di pioggia. Ciò che era stato creato per essere un'arma mortale diventa, grazie a questo profondo legame, umano ed intensamente sensibile, fino a compiere l'estremo sacrificio per le persone che ama ed in cui crede.

La produzione di questo ottimo lungometraggio stabilisce una pietra miliare nell'attività della Warner, per quanto concerne il settore dell'animazione. Anche se non è certamente il primo prodotto di questo tipo (basti pensare all'enorme produzione riguardante i fantastici Animaniacs…), rappresenta un nuovo traguardo sia per quanto riguarda la tecnica di animazione utilizzata, sia per le modalità di narrazione e il tipo di storia affrontata. E' una meravigliosa e bellissima favola che con semplicità ed umiltà va ad esplorare i lati oscuri dell'animo umano e ci ricorda, ancora una volta, quanto sia importante mantenere accesa la luce dei sentimenti.

L'animazione del lungometraggio è molto ben realizzata, di livello medio alto, fino a raggiungere l'ottimo nelle sequenze in cui è presente il Gigante. Anche in questo caso (come nella produzione Disney per questo Natale, Tarzan), si assiste ad un'efficace integrazione fra CGI e animazione classica; infatti, il Gigante è completamente realizzato in computer animation, scelta giustificata anche dalla necessità di differenziare la "pasta" con cui sono fatti gli umani da quella del robot. Nonostante sia piuttosto difficile, proprio a livello di layout, concepire inquadrature e sviluppi di piani sequenza fluidi quando si lavora con soggetti di proporzioni così differenti, il risultato ottenuto in questo caso è veramente mirabile. Abbiamo così inquadrature di grande respiro e che quindi implicano diversi piani di animazione per dare profondità e credibilità alla scena. Di grande efficacia è la sequenza introduttiva, l'arrivo del robot sulla Terra. Precipita in mare durante una violenta tempesta e l'unico incredulo testimone è un vecchio pescatore che scambia, fra i marosi altissimi, la luce degli occhi del Gigante per il faro della costa. La drammaticità della sequenza è resa con grande intelligenza, grazie anche ad un sapiente approccio registico. Inoltre, l'animazione del mare in tempesta è una delle migliori che finora io abbia avuto occasione di vedere, grazie alla calibratissima e studiata dinamica delle onde e ad una colorazione eccellente in grado di trasmettere la giusta sensazione di densità.
Ottimi sono anche i colori e le tonalità emotive utilizzate per le varie sequenze. I toni cromatici della foresta variano da un freddo blu spettrale a caldi verdi ed arancioni, molto rassicuranti. Ancora una volta, le colorazioni ed i backgrounds sono un importante veicolo emotivo; un esempio per tutti è la sequenza in cui il Gigante reagisce meccanicamente al finto attacco durante i giochi di Hogarth: il dolore del rifiuto e la tristezza del robot sono rappresentate dai primi fiocchi di neve e dal progressivo imbiancarsi dei fondali nelle sequenza successive.

L'animazione e la caratterizzazione dei personaggi è veramente molto buona, anche perché si avvale della tecnica, della professionalità e dell'esperienza di un artista come Tony Fucile, ex-Disney (ha lavorato sotto la supervisione di Glen Keane in Aladdin ed è stato il Supervising Animator di Pumbaa ne The Lion King).
 

 Dean
  Annie
      Gigante
   Kent
Hogarth

Hogarth è un bambino molto vero, ipercinetico, con una parlantina folgorante che rasenta in alcuni momenti la palilalia, di buon cuore, dotato di una grande fantasia e di una mentalità aperta come molti bambini (o almeno, per il nostro bene, come dovrebbero esserlo!), geniale, testardo e pervicace. Ma nonostante viva in un suo mondo di supereroi (sono gli anni in cui cominciano ad affermarsi i primi comics, uno per tutti Superman) non è uno sprovveduto! Forse a causa della sua condizione famigliare (orfano di padre e con una madre molto affettuosa, ma molto indaffarata e costretta a sacrificare molto del suo tempo per il lavoro e per mandare avanti la famiglia), Hogarth è perfettamente in grado di badare a sé stesso e di gestire con intelligenza e arguzia anche situazioni spinose come la presenza di Kent, l'agente governativo, in casa sua. L'animazione è sempre fluidissima e in perfetta armonia con la psicologia del personaggio.

Ma probabilmente, il vero capolavoro di questo lungometraggio è rappresentato dall'animazione e dalla realizzazione del Gigante. Dice pochissime parole, non ha grandi tratti espressivi se non l'intensità ed il colore della luce dei suoi grandi occhi circolari, ma la forza della sua personalità emerge in modo nitidissimo! Il suo cuore, il suo spirito gentile si manifestano attraverso piccoli gesti, semplici e quotidiani. La sequenza nella discarica, successiva alla morte del daino, dove il Gigante giocherella distrattamente con il cofano di un rottame d'auto è proprio un esempio di questo tipo di animazione, costruita su cose piccole, ma che rivelano un pensiero, un'emozione e che nell'insieme costruiscono il personaggio in modo perfettamente credibile. Altro momento memorabile, bellissimo e terribile, è l'esplosione d'ira che travolge il robot dopo la rovinosa caduta al suolo, successiva all'attacco aereo delle forze militari americane; alla vista di Hogarth immobile e privo di sensi, proprio come il daino che i cacciatori avevano ucciso tempo prima, la disperazione del Gigante si fa incontenibile, facendogli perdere ragione e umanità e trasformandolo in una terribile ed inarrestabile macchina da guerra (con molti riferimenti grafici a La Guerra dei Mondi).

Kent Mansley è l'agente governativo inviato per far luce sulle strane segnalazioni provenienti dalla cittadina di Rockwell. Il personaggio è ben realizzato e riesce a farsi odiare e detestare in modo particolarmente intenso. Avido di fama, cieco di fronte a qualsiasi cosa che non riguardi il suo specifico interesse personale, pieno di sé e del suo importantissimo "ruolo" governativo, si erge a difesa e baluardo dell'intera nazione americana. Ma tutto ciò è solo una scusa per coprire e giustificare le sue bieche azioni, guidate da intolleranza, invidia e vendetta personale. Non si pone certo problemi nel carpire la fiducia della madre di Hogarth, né nel minacciare e ricattare con una violenza psicologica lo stesso Hogarth, un bambino di 9 anni, pur di ottenere le informazioni che tanto brama. Scomoderà generali e le forze armate americane, arrivando perfino a mentire per autorizzare il lancio di un ordigno atomico sulla cittadina e sui suoi abitanti al solo scopo di soddisfare il proprio bisogno di vendetta. Di particolare efficacia drammatica è la scena dell'interrogatorio: solo una luce puntata ad illuminare il viso disorientato ed esterrefatto di Hogarth, un tavolo, il buio intorno e la figura di Kent che emerge ora qui ora là per disgustarci con la sua meschina violenza.

Gli atri personaggi della vicenda sono Annie Hughes, la madre di Hogarth e Dean, artista e ferrivecchi proprietario di una discarica di auto; le loro psicologie sono ben sostenute da un'animazione funzionale ed efficace e sono delle perfette spalle per gli altri interpreti.

Non si può assolutamente non citare la regia di questo lungometraggio, ad opera di Brad Bird. Scrittore di grande talento, ha lavorato su numerosi progetti quali The Simpsons, King of the Hill e l'ottimo Family Dog (che in Italia, tanto per cambiare, non ha avuto il successo che meritava, scomparendo prestissimo dagli schermi televisivi). Il suo lavoro su The iron Giant, iniziato nel 1996, è caratterizzato da un'eccellente fluidità dell'azione e delle situazioni; non ci sono momenti "lenti", viene dato spazio a tutti i personaggi, facendo maturare sapientemente gli eventi e la trama, per coinvolgere e trascinare nella storia tutto il pubblico. Personalmente non mi sono annoiato un solo momento, gli occhi incollati allo schermo e come me il resto del pubblico in sala, compresi i bambini, anche quelli più piccoli. L'attenzione dello spettatore è attratta grazie all'uso intelligente dello strumento registico, che non ricorre mai né a canzoncine (il film è completamente sprovvisto di canzoni, scelta molto coraggiosa e "adulta"), né a "trucchi" particolari come bestiole buffe colorate e saltellanti o gag facili e scontate. Quindi, solo una parola, anzi due: grande qualità!

La conclusione del lungometraggio è bellissima, sebbene scontata. Il sacrificio del Gigante per un mondo a cui non appartiene è sì aspettata, ma commuove comunque. Come del resto, il suo ritorno…

Questo Gigante, a dispetto del suo metallo, delle sue dimensioni e dei suoi 50 piedi di altezza è in realtà un essere che si muove e che si avvicina a noi in punta di piedi, silenziosamente, sinceramente ed umilmente, ma che si fa strada fino a conquistarsi un meritatissimo posto nel cuore di tutto il pubblico dell'animazione, nel cuore di tutti noi.
 




 

THE IRON GIANT
Artists and Animators

The Creating Artists
Brad Bird (Director & Screen Story)
Allison Abbate (Producer)
Des McAnuff (Producer)
Tim McCanlies (Screenplay)
Ted Hughes (Story - Author of "The Iron Man")
Pete Townsend (Executive Producer)
Michael Kamen (Music Composer)
John Walker (Associate Producer)
Darren T. Holmes (Editor)
Mark Whiting (Production Designer)
Alan Bodner (Art Director)
Tony Fucile (Head of Animation)
Scott Johnston (Artistic Coordinator)

The Voice Artists
Hogarth Hughes (Eli Marienthal)
Giant (Vin Diesel)
Kent Mansley (Christopher McDonald)
Annie Hughes (Jennifer Aniston)
Dean (Harry Connick Jr.)

The Head of Dept Artists
Jeffery Lynch (Story)
Tad Gielow (Computer Graphics)
William H. Frake III (Layout/Workbook)
Dennis Venizelos (Background)
Lureline Kohler (Clean-up)
Allen Foster (Effects)
Steven Wilzbach (Scene Planning)
Myoung Smith (Animation Check 2D & 3D)
Rhonda L. Hicks (ACME)

The Supervising Animators
Richard Bazley
Bob Davies
Stephen Franck
Tony Fucile
Gregory Manwaring
Steven Markowski
Mike Nguyen
Wendy Perdue
Christopher Sauve'
Dean Wellins

The ACME Supervising Artists
Taina Mitman Burton (Color Models)
Irene M. Gringeri (Scanning)
Sarah-Jane King (Ink & Paint)
Dennis Bonnell (Final Check)
Kim Patterson (Final Scene Planning)

The Storyboard Artists
Dean Wellins
Mark Andrews
Kevin O'Brien
Viki Anderson
Steven Markowski
Piet Kroon
Fergal Reilly

The Animators
Richard Baneham
Adam Burke
Jennifer Cardon
Mike Chavez
Ricardo Curtis
Ruth Daly
Marcelo Fernandes De Moura
Jeff Etter
Lauren Faust
Ralph Fernan
Steve Garcia
Lennie K. Graves
Russell Hall
Adam Henry
Ken Hettig
Kevin Johnson
Ben Jones
Ernest Keen
Jae H. Kim
Holger Leihe
Lane Lueras
Craig R. Maras
Roy Meurin
Randy Myers
Melina Sydney Padua
Scott T. Petersen
Andrew Schmidt
Sean Springer
Mike Swofford
Derek Thompsom
Craig Valde
Jim van der Keyl
Roger Vizard
Alex Williams
Mark A. Williams
John D. Williamson

The CGI Animators
Richard Baneham
Grace Blanco
Brad Booker
Andrew D. Brownlow
Yarrow Cheney
Minhee Choe
Stephane Cros
Adam Dotson
Bruce Edwards
Mark R.R. Farquhar
Ron Hughart
Yair Kantor
Les Major
Mike Murphy
Susan L. Oslin
Glenn Storm
Vincent Truitner



 
 
 
 
 
 
 
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Luca Fava

 Autore: Luca Fava (Copyright © 1999)