ICE AGE

Molto rumore per… una ghianda!




ICE AGE è il titolo della prima produzione FOX completamente in CGI. E bisogna dire che se il buongiorno si vede dal mattino, il futuro "animato" di questa casa di produzione non può che essere luminoso!

Il lungometraggio racconta le avventure di un gruppo di animali molto particolare, costituito da un Mammut di nome Manfred, Sid il Bradipo (che per la verità del bradipo ha solo l’aspetto, visto che corre come un fulmine per sfuggire dai guai nei quali si va matematicamente e con perizia ad infilare) e Diego, una Tigre dai denti a sciabola. Questa inusuale compagnia si forma casualmente per riportare un cucciolo d’uomo al villaggio di appartenenza. Ma il viaggio non sarà solo attraverso le lande ghiacciate di una ipotetica Groenlandia, ma anche e soprattutto attraverso l’animo dei tre compagni, che impareranno a comprendersi meglio l’uno con l’altro e scopriranno i valori dell’onestà, dell’amicizia e del perdono. La sceneggiatura del lungometraggio, scritta da Peter Ackerman, è semplice e diretta; i suoi punti di forza, che rendono il prodotto veramente valido e divertente, sono il ritmo sempre presente, le gags (puntuali, azzeccatissime soprattutto in quelle situazioni che tenderebbero con facilità a scivolare nel patetico e nello scontato) e la caratterizzazione dei personaggi, davvero eccellente!

Sid è un bradipo che viene costantemente abbandonato dal suo gruppo, ogni anno, ad ogni migrazione (qualcosa vorrà pur dire)… E’ palilalico, inarrestabile, ironicamente testardo, pungente nelle sue osservazioni e tragicamente goffo nelle situazioni che meno lo richiedono, insomma una vera forza della natura. Inoltre lo vediamo usare moltissimo la testa (come punchball per far ridere il bambino, come punto di appoggio durante una scalata e così via). Incontra Manfred per puro caso, durante una delle sue solite fughe per la vita; chi tenta di ucciderlo sono stavolta due rinoceronti preistorici, a cui Sid ha malamente calpestato l’insalata… Vi sembra forse eccessivo? Dovreste allora sapere che cosa l’incauto bradipo aveva pestato un attimo prima di andarsi a pulire nelle tenere foglioline dei due malcapitati! C’è davvero da chiedersi chi è la vittima in queste circostanze…).

Diego è una tigre dai denti a sciabola, facente parte di un branco deciso a vendicarsi degli umani per le violenze subite nella lotta per la sopravvivenza in quelle lande desolate. La sua missione è quella di rapire il figlio di uno degli abitanti del villaggio e di portarlo al suo capobranco; quello che dovrebbe accadere dopo è facilmente intuibile. Ma il destino non si volge a suo favore; grazie alla fuga e al sacrificio della madre, il piccolo gli sfugge e viene consegnato alle mani, o meglio alla proboscide, di Manfred e Sid. Diego si unirà al gruppo con la scusa di aiutarli a riportare indietro il piccolo, ma con il segreto intento di tradire la fiducia dei due e di rapirlo per adempiere alla sua missione. Durante il viaggio avrà modo di imparare ad apprezzare l’onestà e lo spirito che anima i suoi compagni di viaggio, molto diversi fra loro, ma accomunati da una grande generosità e correttezza verso l’un l’altro. La sua "redenzione" sarà completa quando si unirà ai due per salvare il cucciolo d’uomo dagli intenti omicidi del branco, spezzando così una faida insensata.

Manfred è un mammut molto particolare. E’ isolato da tutte le altre creature, non migra insieme a loro, né desidera la loro compagnia. L’incontro con Sid lo smuove da questo suo "gelo", nonostante la tentazione di pestare come una svizzera lo sproloquiante bradipo sia fortissima in più di una circostanza. E’ forse il personaggio emotivamente più intenso; durante il viaggio scopriremo che la perdita della compagna e soprattutto del suo piccolo sono le cause della sua chiusura nei confronti del mondo; ma invece di rifugiarsi nell’odio come il branco dei "Sabers", le tigri dai denti a sciabola, trova la forza, davvero enorme, di non scaricare sulle spalle di un bambino assolutamente innocente (come sempre sono i bambini), le colpe dei genitori; Forse perché conscio dell’inimmaginabile dolore che comporta la perdita di un figlio, e forse proprio perché negli occhi di quel bambino rivede quelli del suo cucciolo, Manfred ricaccerà indietro l’odio, il rancore e la rabbia e rischierà la vita per riconsegnare il piccolo al suo popolo.

A questo punto, non si può non citare altri due straordinari eroi di questo lungometraggio: lo Scoiattolo preistorico e la sua ghianda!! Questo incredibile personaggio apre, chiude e costella il lungometraggio con i suoi tragici tentativi di mettere da parte le provviste per l’inverno (che sarà lunghino…), consistenti appunto in una ghianda! Scalerà vertiginosi strapiombi, verrà travolto da valanghe, colpito da fulmini, pestato ripetutamente da svariate specie animali (nessuna delle quali sotto la tonnellata di peso), inglobato in blocchi di ghiaccio e travolto da eruzioni vulcaniche. La concezione e l’animazione di questo personaggio sono davvero eccellenti e si rifanno in modo estremamente palese allo stile dei migliori lavori del mai abbastanza compianto Chuck Jones (che ha lasciato nel mondo dell’animazione un incolmabile vuoto il 22 febbraio 2002); movimenti rapidissimi, nervosi, scattanti, con mille espressioni facciali, una più divertente dell’altra. E’ il compendio dei personaggi più sfortunati di casa Warner, la cui summa è sicuramente Wile E. Coyote. C’è da dire che Wile è pervaso da una rassegnata accettazione delle sue tragedie, cosa che invece non troviamo in questo Scoiattolo, le cui urla sono una fra le cosa più divertenti del lungometraggio (Wile, mentre sfreccia verso il suolo da altezze vertiginose, non emette un solo suono; al massimo mostra un cartello con scritto "Yipe!"). Ma forse il personaggio che più ha ispirato gli animatori è lo scoiattolino protagonista di Much Ado About Nutting (1953), per la regia di Jones. In questo corto vengono narrate le comicissime avventure di uno scoiattolo di un parco cittadino, alle prese con vari tipi di frutta secca: dalle nocciole alle mandorle, dalle arachidi alle noci brasiliane, fino ad arrivare all’apoteosi: la noce di cocco!!!! I tentativi che il nostro eroe farà per aprire questa sorta di cassaforte naturale saranno sempre più estremi, fino alla divertentissima gag finale (la noce di cocco si apre e dentro ce n’è un’altra…). La somiglianza concettuale dei personaggi è davvero straordinaria e mi piace pensare che il tutto sia un omaggio ad uno dei più grandi padri dell’animazione mondiale.
 

La caratterizzazione dei restanti personaggi non lascia certo a desiderare; i dialoghi sono inoltre molto ben costruiti e questo fattore aiuta moltissimo a definire e a delineare una personalità. Bisogna però notare come i personaggi non siano originalissimi: il binomio Sid-Manfred, basato sui caratteri opposti, ricorda moltissimo quello Donkey-Shrek o Mike-Sully: il primo piccolo, dinamico, inarrestabile ed il secondo grande, grosso, flemmatico e con un animo molto buono. Anche la sceneggiatura dell’incontro fra Sid e Manfred sembra presa in prestito dall’ultimo lavoro della DreamWorks: Sid è in fuga da una situazione pericolosa (Donkey fugge dai soldati di Lord Farquaad) e si scontra letteralmente con il posteriore di Manfred (quello di Shrek). Sarà poi Manfred, volente o nolente a mettere in fuga gli aggressori (come fa Shrek, anche se con uno stile completamente diverso, senza ricorrere allo scontro fisico). Sid deciderà poi di seguire Manfred nel suo girovagare (come fa appunto Donkey). Ci viene riproposta anche qualche battuta del dialogo fra Donkey e Shrek: "… Posso rimanere con te, per piacere? Ma certo! Davvero? No!" (che in Ice Age diventa: "… Perché non mi sali in groppa così facciamo la strada assieme! Davvero? No!"). A parte queste osservazioni, il lungometraggio annovera altre scene davvero gustose, come il cambio del pannolino del piccolo da parte del trio (che ricorda vagamente Tre uomini e una culla), tutti i cameo dell’ormai meraviglioso Scoiattolo, e la sequenza con la popolazione dei Dodo che si prepara con un approccio militaresco all’avvento della glaciazione; l’inseguimento per la conquista dell’ultimo cocomero rimasto è assolutamente esilarante e si conclude in una sorta di partita a football americano con tanto di meta finale da parte di Sid. Inoltre capiremo anche la vera dinamica dell’estinzione del Dodo
 

Dal punto di vista meramente tecnico, il lungometraggio è ben realizzato, senza pur tuttavia raggiungere gli straordinari risultati che possiamo apprezzare in Monsters, Inc. ad esempio. Le animazioni degli animali sono fluide, ben calibrate. Le pellicce sono un po’ troppo "compatte" per essere davvero naturali, e dopo aver visto la sequenza di Sully nella tormenta di neve è difficile non notare questo limite. Il risultato è comunque più che buono. La animazioni degli umani sono come al solito le più dubbie; i movimenti nel loro complesso sono sufficientemente fluidi, ma le espressioni facciali e soprattutto l’illuminazione dei volti sono l’onnipresente limite tecnico. In generale comunque, rimane buona la scelta della paletta dei colori, il rendering dei fondali e delle superfici e l’illuminazione in generale. Assolutamente degno di rispetto il cast vocale, tra cui figura anche John Leguizamo, già doppiatore di Gune in TITAN A.E.; anche in questa occasione, possiamo assistere ad una buona caratterizzazione del personaggio. Opportuna la colonna sonora del lungometraggio, nel pieno rispetto della narrazione.
 

Tirando le somme, non possiamo non apprezzare il divertimento che emerge dal lungometraggio, grazie anche ad una regia (Chris Wedge) molto ben calibrata; non sarà originalissimo, ma ha tutti gli elementi per piacere. Davvero un buon esordio!
 
 



 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Ritorna a


Inviate i vostri suggerimenti, consigli, critiche e commenti a:
 
Luca Fava

 Autore: Luca Fava (Copyright © 2001)