Kirikou et la Sorcière

(Kirikù e la Strega Karabà)






Kirikou et la Sorcière (Kirikù e la Strega Karabà) rappresenta in un certo senso il debutto al grande pubblico del regista francese Michel Ocelot. Ocelot si mise in luce già nel 1980 con Le trois inventeurs, un apologo sull'intolleranza di grande finezza, realizzato animando ritagli di carta goffata (adottando la tecnica del mosaico, insomma). Di stile più tradizionale fu La légende du pauvre bossu del 1982, anch'esso apologo sull'intolleranza, ambientato nel Medio Evo e graficamente ispirato alle incisioni di quel periodo storico. La princesse insensible (1984), un miniserial composto da cinque episodi della durata di cinque minuti l'uno, confermò le doti di sottile inventiva di questo brillante artista; l'argomento è l'incomprensione fra persone: i diversi pretendenti che ambiscono alla mano della bella principessa non riescono a far breccia nel cuore di lei a prescindere da quante prove di destrezza diano, non per un gelo turandotico, ma solo perché la poveretta è miope!! Ocelot ha il dono di riuscire a raccontare con gusto ed ispirata ironia storie che in mani altrui risulterebbero sicuramente leziose e sciocche. Con questa produzione europea, peraltro premiata come miglior lungometraggio del 1999 al Festival di Annecy, il regista francese conferma ancora una volta il suo talento di narratore. La storia è quella di un villaggio africano e di un particolarissimo bambino, di nome Kirikou, che fin nel ventre materno sa perfettamente ciò che vuole: "mamma, fammi nascere" è la sua prima frase. La madre, donna saggia, comprensiva e forte quanto una regina, gli risponde: "un bambino che sa parlare nel ventre materno sa nascere da solo" e così è. Kirikou, costantemente interessato al perché delle cose (con la costanza, la lucidità, la semplicità e la perseveranza che solo i bambini posso avere) viene immediatamente a conoscenza della tristissima situazione in cui versa l'intero villaggio: tutta la popolazione è sotto il giogo della terribile e dispotica Strega Karabà. La malvagia creatura ha ucciso tutti coloro che hanno tentato di porre un freno alle sue perfidie, ha estinto la fonte che dava acqua e quindi vita e pretende tributi in oro da tutte le donne del villaggio. Kirikou decide di liberare la sua gente da questa maledizione e intraprenderà così un'avventura che lo porterà a scoprire tutto ciò che si cela dietro la maschera della terribile Karabà. Inutile dire che mille sono gli ostacoli che il piccolissimo bambino affronta; fra questi trova anche, e soprattutto, l'incomprensione e l'ottusa rassegnazione della gente del villaggio, che nulla fa per aiutarlo nella sua impresa e quindi per sollevarsi da una situazione di cieca ignoranza e di sottomissione.
 
 



Il bagaglio tecnico con il quale è stato realizzato questo Kirikou et la Sorcière rientra nei parametri dell'animazione classica; non ci sono le mirabolanti rotazioni di camera che contraddistinguono altri lungometraggi, mancano le animazioni in CGI che vengono ultimamente riversate a piene mani in quasi tutte le produzioni e nonostante tutto questo il risultato finale è assolutamente magico! La scelta dello stile grafico, profondamente ispirato alla cultura e alle tradizioni africane (basta guardare i feticci di legno animato di Karabà per rendersene conto) è semplice e in un certo senso essenziale. Le colorazioni (realizzate in parte con l'ausilio del cpu) sono ricche e bellissime e danno un'intensità pittorica ad ogni fotogramma. Il quadro finale è di grandissima suggestione. I personaggi sono ben tratteggiati e ciò su cui viene maggiormente posto l'accento è il contrasto fra Kirikou e Karabà: il primo piccolo e nudo, la seconda altissima e coperta di gioielli da capo a piedi. La colonna sonora di Youssou N'Dour costituisce un'ulteriore perla che si aggiunge a questa preziosa collana. Le intuizioni sonore dell'artista senegalese (che ha già ampiamente collaborato con i maggiori artisti mondiali, e in particolar modo con Peter Gabriel) si sposano perfettamente con le intenzioni del regista e con lo spirito dell'intero lungometraggio. Particolarmente meritevole è infine il doppiaggio dell'edizione italiana, con una bravissima Veronica Pivetti che dona la sua voce alla perfida Karabà.
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
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Luca Fava

 Autore: Luca Fava (Copyright © 2000)