M E T R O P O L I S

La Nuova Babele

 

Nell'anno 2001, dopo circa 50 anni dal suo concepimento, Metropolis viene portato sugli schermi dall'arte e dalle capacità registiche di Rintaro (Hayashi Shigeyuki) e Katsuhiro Otomo. E molto probabilmente valeva la pena di aspettare così tanto, poichè il risultato è davvero molto buono ed interessante.

Metropolis nasce come manga nel 1949 dall'infinito talento di Osamu Tezuka (1928-1989), l'artista che in patria viene tutt'ora definito come "Dio del Fumetto" grazie alle innovazioni introdotte dalla sua arte e grazie anche all'immensa produzione che ci ha lasciato: oltre 75.000 tavole disegnate e oltre 250 milioni di copie vendute, a far data alla metà degli anni '80!! Il suo merito più grande è stato quello di dare il classico colpo di spugna alla produzione fumettistica di quegli anni; con il suo primo lavoro "Shin Takara Jima" (La Nuova Isola del Tesoro), Tezuka introdusse nelle sue narrazioni un dinamismo e un montaggio di stampo cinematografico, assolutamente estraneo alla fino ad allora statica e "teatrale" produzione nipponica. Da questo momento in poi l'ascesa dell'artista (peraltro laureato in medicina) fu assolutamente inarrestabile; Tezuka fondò la propria casa produttrice, la MUSHI, la cui prima produzione (siamo nel 1961) fu un serial televisivo dal titolo "Tetsuwan Atom" (Astro Boy in occidente e Capitan Jet in Italia); nel 1965 l'artista fu il primo nella corsa al colore e produsse "Jungle Taitei" (L'Imperatore della Giungla, Kimba il Leone Bianco).

Il lungometraggio si apre con le sontuose autocelebrazioni della grandezza dell'uomo, indette in occasione della costruzione dell'immensa Ziggurat che sovrasta e domina tutta Metropolis. Da questo trono in grado di toccare (nel vero senso della parola) il cielo, l'uomo, nella persona del Duca Red, fa palese la sua intenzione di dominare il mondo. Ma ben presto lo spettatore comincia a rendersi conto che tale grandiosità è solo facciata; in realtà la struttura sociale della megalopoli (che si dirama come un cancro in ogni dove; non c'è modo di vedere uno spazio che non sia rivestito da cemento o che non sia illuminato da un inferno di neon) è "stratificata": c'è una "superficie", con palazzi sontuosi e lussuosi e un "sottosuolo", diviso in tre livelli, una sorta di inferno dantesco. Gli abitanti dei vari livelli sono sia esseri umani che androidi, questi ultimi dediti alle più svariate mansioni e "marchiati"!! Per loro è impossibile allontanarsi dalla loro zona ed accedere a livelli per i quali non sono autorizzati, pena la distruzione. Palpabile è inoltre la tensione politica che pervade la città; troviamo una fazione rivoluzionaria, decisa ad abbandonare il fango nel quale è relegata in difesa dei diritti di tutti gli abitanti della megalopoli ed una fazione fascista, supportata e finanziata dallo stesso Duca Red, decisa a spazzare via tutti gli androidi e capitanata da Rock, figlio adottivo dello stesso Duca. La sete di potere di colui che a tutti gli effetti è il padrone di Metropolis è praticamente infinita e tale da spingere Red a finanziare in segreto le deliranti ed illegali ricerche scientifiche del dottor Laughton: lo scopo ultimo è quello di ottenere da costui un androide di concezione superiore, l'arma risolutiva che permetterà al Duca di controllare alla luce del sole non solo la megalopoli, ma tutto il mondo. Ma il progetto non va perfettamente in porto: Rock scopre il collegamente fra Laughton e Red e rifiutandosi di concepire che qualcuno che non sia suo padre sieda sul trono di Metropolis, tenta di distruggere il laboratorio dello scienziato e la sua creazione, un androide con le sembianze di Tima, la scomparsa figlia del Duca. Tima riesce però a scampare alla distruzione grazie all'intervento di Kenichi e di Shunsaku Ban, un detective giapponese giunto in Metropolis sulle tracce del ricercato dottor Laughton. Da questo momento in poi, la situazione precipiterà in un tentato e fallito colpo di stato, e in una serie di eventi che vedranno Tima protagonista, destinata a scoprire la sua vera natura e la sua vera funzione. E ancora una volta, la Ziggurat, la "Torre di Babele" che era stata edificata con lo scopo di toccare il cielo per eguagliare il Creatore, crollerà al suolo seppellendo sotto le sue macerie tutta la presunzione e l'arroganza umana.

I punti di forza di questa produzione sono indubbiamente diversi! Il talento registico di Rintaro (già regista di molte pietre miliari dell'universo nipponico come Ghinga Tetsudo 999 (Galaxy Express 999), Space Pirate Captain Harlock, Record of Lodoss War, si palesa perfettamente in questo Metropolis. La scelta dei Lay-outs e delle inquadrature è veramente eccellente: si passa da campi lunghissimi a primissimi piani, a volte caldi e in grado di trasmettere una sensazione di intimità nel dialogo fra i personaggi, a volte spietatamente indagatori, in un certo qual modo soffocanti. I movimenti di camera sono estremamente fluidi, complessi, in grado di dare allo spettatore l'esatta emozione che il momento vuole trasmettere, e la scelta dei tempi delle scene e di alcuni rallentando è assolutamente oculata, sapientemente azzeccata. Non bisogna dimenticare che il tutto si appoggia sulla sceneggiatura di Otomo, che non ha certo bisogno di essere presentato, soprattutto dopo che il suo capolavoro assoluto AKIRA lo ha consacrato nell'olimpo dei maestri giapponesi nel campo dell'animazione. In effetti, ci sono parallelismi fra la megalopoli di Metropolis e Neo Tokyo, entrambe tentacolari e soffocanti. C'è però da dire che la prima mostra un aspetto di lusso e di opulenza che la seconda non ha mai avuto occasione di far trapelare dallo spesso strato di decadenza sociale: è una struttura molto più "rugginosa" e malsana.

Anche la realizzazione dei personaggi è molto ben calibrata; di particolare rilevo sono le figure di Tima e di Rock, in un certo senso i veri antagonisti della vicenda. Sono opposti su tutti i piani: la prima è un androide (pur non sapendo di esserlo) e il secondo è un essere umano; la prima è desiderata e ricercata dal Duca (sebbene solo per ciò che Red vede in Tima: lo strumento atto a realizzare i suoi spropositati sogni di potere), mentre il secondo è respinto, non gli è nemmeno permesso di chiamare "padre" il Duca in pubblico. Il desiderio di essere accettato come figlio e la sua continua frustrazione si concretizzano in un odio parossistico nei confronti di Tima e in una devozione cieca ed insana nei confronti del Duca, che lo porterà a compiere con la serenità e la convinzione propria dei folli, azioni agghiaccianti, fino alla distruizione materiale dell'intera Ziggurat.
In Tima è struggente la ricerca della propria identita, della propria storia (la sua ultima frase sarà infatti "chi sono io?"; in un certo senso è così anche per Rock: cerca il proprio posto nella vita del padre); una volta scoperta la sua vera natura, l'androide ragazzina crolla psicologicamente (al pari di David in AI), cancella tutta l'umanità che la vicinanza di Kenichi gli aveva trasmesso e si trasforma nell'arma finale.

La realizzazione tecnica del lungometraggio è a dir poco mastodontica. Analogamente a AKIRA, anche in questo caso è stato creato un Metropolis Committe, in modo da sostenere l'immane produzione. Onestamente penso sia l'unico lungometraggio oltre al già più volte citato capolavoro di Otomo a presentare una metropoli così vasta, infinita. La cura per i fondali è pressochè maniacale, curatissima in tutti i minimi dettagli. Inoltre, l'integrazione con la CGI è molto ben riuscita. Lo stile che caratterizza tutto il lungometraggio trae ispirazione dalle produzioni degli anni '60 dello stesso Tezuka: i personaggi sono disegnati con tratti molto morbidi, rotondeggianti; inoltre gli occhi hanno il classico riflesso a "fetta di torta", indubbio marchio di un'era nell'animazione di tutto il mondo. I macchinari e le apparecchiature avrebbero potuto benissimo essere concepite da un Verne, ad esempio; ci troviamo così di fronte a complessi sistemi di ingranaggi, con enormi volani e quadri luminosi imperscrutabili, completamente diversi dalla tecnologia presente in AKIRA: il futuro concepito con gli occhi degli anni '60... Da riportare ci sono però alcune "macchie": in alcune inquadrature si può notare qualche "pattinamento" (per "pattinamento" si intende lo scivolamento del piede di un personaggio che cammina rispetto ad una superficie: non c'è perfetta corrispondenza fra il movimento compiuto e la velocità di scorrimento del fondale) e una ripezione in loop del movimento dei personaggi in background nei campi lunghi; è facilissimo accorgersi dei movimenti ripetitivi della folla, ad esempio, animata con una quarantina di pose mandate in loop per tutta la durata dell'inquadratura (un piccolo espediente per risparmiare sui tempi e sui costi dell'animazione...). Ma questi sono comunque dettagli che nulla tolgono all'ottimo lavoro svolto e al valore artistico della produzione.

Il lavoro di Tezuka è sempre stato in un certo qual modo sperimentale, futuristico, al di fuori delle ordinarie concezioni, a prescindere dal soggetto trattato e tutto ciò lo si può pienamente apprezzare anche in questa trasposione animata del suo Metropolis. Nonostante si possa pensare ad un parallelismo con l'omonimo capolavoro di Fritz Lang del 1926, le somiglianze ed i punti di contatto tra queste due produzioni non sono poi così tanti (nonostante lo stesso Tezuka abbia dichiarato di essere stato influenzato nella concezione del suo lavoro dalla produzione tedesca; e un omaggio a tale produzione lo si incontra proprio all'inizio del lungometraggio: i personaggi si trovano ai piedi di un'enorme statua raffigurante il robot che prende vita nel film di Lang). Entrambi descrivono una futuribile società rivestita di opulenza, stratificata, dove i "signori" che abitano in alto, in superficie, vivono sfruttando ed ignorando le sofferenze di un popolo nascosto, recluso, schiavo; questa società è composta anche da robot (nella specifica visione di Tezuka), da androidi, relegati a svolgere le mansioni che un essere umano non sarebbe mai in grado di compiere. Onnipresente è la ricerca di potere da parte di alcuni soggetti, che affidano a scienziati senza scrupoli il compito di realizzare gli strumenti che serviranno per soddisfare la loro insana bramosia di potere; in questo contesto, si definisce la figura dello scienziato che costruisce l'androide per eccellenza, la macchina in grado di simulare in tutto e per tutto l'essere umano. Da questo momento in poi, le strade della narrazione si dividono e le due opere condividono solamente il titolo. Lang diede al suo lavoro un taglio molto politico e una visione meno pessimistica concentrata sul rapporto signori-popolo: al termine delle vicende c'è riappacificazione fra la "superficie" ed il "sottosuolo" e tutti i sogni di rivalsa e di giustizia trovano terreno sul quale concretizzarsi. Il lavoro di Tezuka ha invece maggiori punti di contatto con produzioni come Blade Runner (per la regia di Ridley Scott) ed il recente AI (per la regia di Steven Spielberg); di primaria importanza è la ricerca di identità che anima la protagonista femminile, Tima, in un certo qual modo ricollegabile ad Astro Boy, potentissimo androide ragazzino, grintoso ma non privo di melanconia per la sua irrealizzabile aspirazione a divenire un essere umano (e qui i collegamenti con David di AI sono veramente tantissimi).

Davvero particolarissima ed inaspettata la colonna sonora scritta da Toshiyuki Honda: praticamente parliamo di Jazz, che con il Giappone non ha mai avuto nulla a che fare! Sebbene la prima impressione sia disorientante, ben presto ci si rende conto di come l'integrazione con le immagini e con lo spirito della vicenda sia davvero ottima, dando vita ad un effetto inusitato non solo per gli stilemi nipponici, ma per l'animazione in genere. In modo particolare, la distruzione della Ziggurat è sottolineanta da "I can't stop loving you" e vista la situazione e la relazione fra i personaggi coinvolti nella scena (il Duca Red e Rock) la scelta musicale si rivela perfetta poichè va ben oltre il mero commento sonoro, ma affonda le sue radici nella psicologia dei personaggi.

Indubbiamente questo Metropolis non è un film per tutti i palati, potrà piacere o meno, ma indubbiamente rappresenta qualcosa di veramente nuovo nel panorama dell'animazione.

 

 

 

 

 

Yuka Imoto
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Tima
Kei Kobayashi
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Kenichi
Kouki Okada
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Rock
Jamieson Price
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Duke Red
Toshio Furukawa
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General
Dave Mallow
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Pero
Michael Reisz
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Rock
Brianne Siddall
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Keni-chi
Junpei Takeguchi
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Dr. Laughton
Scott Weinger
....
Atlas

 

 

 


   
 
 
 

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Luca Fava

 Autore: Luca Fava (Copyright © 2002)