Monsters, Inc.
 
 



Ormai è noto come la competizione Disney - DreamWorks SKG si sviluppi non solo sul piano dell’animazione classica (se così la vogliamo chiamare, visto che lo sviluppo tecnologico del settore è molto pronunciato e la "contaminazione" con la CGI è ormai un denominatore comune di tutte le produzioni, perfino di quelle italiane…), ma anche su quello dell’animazione digitale; in questo caso, le due fazioni che si affrontano sono la PIXAR (per la Disney) e la PDI (per la DreamWorks SKG). A parte alcuni outsider, come la Square Pictures (realizzatrice per la Columbia di Final Fantasy) e la FOX (in prossima uscita con la sua prima produzione completamente in CGI, Ice Age), bisogna dire che le due case hanno dato vita a degli interessantissimi "testa a testa", con alti e bassi talvolta a carico dell’una, talvolta a carico dell’altra produzione. Con Shrek, la PDI ha giocato una carta veramente straordinaria, non solo per la realizzazione tecnica, veramente mirabile (se non altro per la specificità dei programmi di animazione e di rendering utilizzati per i vari elementi del lungometraggio), ma soprattutto per i contenuti, portando sullo schermo una storia divertente, ben costruita e con trovate assolutamente geniali. E stavolta la PIXAR risponde per le rime con questo gustosissimo Monsters, Inc.!!
 

Il lungometraggio apre per noi la porta di tutti quei sottoscala, di tutti quegli armadi a muro che di giorno sono semplici ambienti in cui riporre oggetti vari, ma che di notte diventano il ricettacolo delle nostre più recondite paure, il condensato dei nostri più remoti terrori, nere paludi d’orrore dalle quali emergono le viscose ombre che si aggrappano con dita contorte ai punti dolenti del nostro animo. E se di notte ci alzassimo dal letto e ci avvicinassimo a questi pozzi neri nel tentativo di penetrare quella pece, di strappare quella tenebra, scopriremmo che dietro… c’è semplicemente un gruppo di gente perbene che fa il proprio lavoro. Forse il termine "gente" non è invero appropriato, viste le corna (soprannumerarie, dato che quelle le vediamo tranquillamente anche qui in svariate occasioni), i tentacoli, e i vari tipi di globi oculari (sicuramente peculiari per forma, dimensione e numero), ma a Monstropolis direbbero lo stesso di noi (come al solito, tutto è relativo). Eh si, Monstropolis è una vera e propria città, piena di abitanti indaffarati (che strisciano al lavoro leggendo il giornale, ad esempio…), moderna, al passo con i tempi; ovviamente una società del genere "consuma" e quindi ha bisogno di energia. E allora ecco stagliarsi nel bel mezzo del complesso urbano la centrale energetica, la Monsters, Inc.. Ed è proprio a questo punto che entriamo in gioco noi: la fonte di energia dell’intera Monstropolis sono infatti le urla di puro terrore dei bambini (e anche degli adulti, vediamo di non fare troppo gli smargiassi), ricavate dallo zelante lavoro di un team di mostri, gli Spaventatori, e opportunamente stivate in bombole. Appare dunque chiaro come per gli abitanti di Monstropolis questo lavoro sia di grande importanza ed in forza di ciò i mostri Spaventatori vengono osannati come veri e propri idoli, come modelli da seguire in tutto e per tutto. Ma come tutte le professioni (o quasi) anche questa comporta rischi, primo fra tutti la "contaminazione"!!! Nulla deve assolutamente passare dal nostro mondo a quello di Monstropolis: nel caso in cui questo incidente si verifichi, una squadra specializzata è prontissima ad intervenire (anche con modi, diciamo.. rudi) per distruggere immediatamente il contaminante, facendo così rientrare lo stato di allarme. Questo è il contesto e l’atmosfera in cui si sviluppa tutta la vicenda, che ha per protagonisti lo Spaventatore professionista in testa a tutte le classifiche, James P. 'Sulley' Sullivan (John Goodman), gigantesco mostro cornuto e peloso (anche se con delle tinte tra l’azzurro e il viola, veramente "uno schianto"…) e il suo ciclopico "coach" Mike Wazowski (Billy Crystal) (in realtà, oltre ad essere una palla con gambe e braccia e con un occhio che occupa il 30% della sudetta palla, è l’operatore di porta, cioè colui che seleziona le porte degli armadi da cui Sullivan dovrà sbucare ruggendo in modo orribile; ma è anche l’amico che lo sveglia alla mattina sottoponendolo ad una serie di "esercizi propedeutici": flessione-ruggito, addominali a testa in giù-ruggito… veramente terrificante!!!). Altri personaggi si aggiungono alla vicenda: e sono il titolare della Monsters, Inc., Henry J. Waternoose (James Coburn), Celia (la "serpentina" e probabile ragazza di Mike) e Randall Boggs (Steve Buscemi), l’acerrimo rivale di Sullivan nella lotta alla testa della classifica degli Spaventatori. L’attività della Monsters, Inc. scorre sicura e tranquilla (con tanto di pubblicità, con stile americanissimo, rassicurante ed estatico, e che si conclude con la frase "We scare… Because we care"!!!), fino a che non si verifica il classico incidente di percorso: una porta viene lasciata collegata oltre l’orario di lavoro e Sullivan si ritrova dietro le spalle l’abitante della stanzetta relativa: una bambina, Boo, peraltro nient’affatto spaventata dal colosso peloso (infatti ogni bambino ha un "suo" Spaventatore, il mostro che incarna le sue personali angosce e paure). La reazione di Sullivan è di puro ed assoluto orrore (in una sequenza assolutamente comica!!!) e da qui comincerà una girandola di sotterfugi, di avventure, di colpi di scena che porteranno lo stesso Sullivan ed un recalcitrante Mike a scoprire un insidioso complotto che mina le fondamenta della Monsters, Inc.. Ma soprattutto porteranno i nostri eroi a capire che la risata di un bambino ha una potenza infinitamente superiore a qualsiasi urlo di terrore.
 

Il lungometraggio si avvale di un’eccellente sceneggiatura, veramente ben costruita, di ottimi dialoghi (almeno nell’edizione americana), e di una storia che si sviluppa in modo interessante e dinamico. Il tutto è inoltre costellato da una serie di riuscitissime gags (grazie anche allo straordinario talento e all’innata vena comica di coloro che hanno dato al voce ai personaggi): la scena iniziale del simulatore con il quale vengono allenati i giovani aspiranti Spaventatori è veramente divertente, ad esempio. Oppure la scena finale in cui Randall (mostro vagamente ramarriforme) viene pestato come una zampogna, cosa che lo fa cambiare di colore ad ogni legnata (cambia non solo colore, ma anche tipo di tessuto: dall’écru al pois passando attraverso i quadrettoni tipo plaid…). Altre sequenze memorabili sono l’entrata dei mostri Spaventatori, al rallentatore e con un tema musicale e un’inquadratura di camera degna di un Armageddon o di un Apollo 13 e le sequenze finali dell’inseguimento fra Randall, Sullivan, Mike e Boo all’interno della Monsters, Inc. fra le migliaia di porte del deposito, che porteranno i personaggi ad inseguirsi veramente per tutto il globo terracqueo.
 

Ma il punto di forza di tutto il lungometraggio è sicuramente la caratterizzazione dei personaggi. Sullivan è un mostro grande come il cuore che porta in petto; immensa è la sua costernazione quando si rende conto delle sofferenze che causa con il suo "lavoro", finora considerato solo per il successo personale che gli recava, senza considerare il prezzo che le sue "vittime" erano costrette a pagare. Dedicherà anima e corpo per proteggere Boo dalle mire di Randall, fino a fare per essa uno fra i più grandi sacrifici che si possano fare nei confronti di chi si ama: lasciarla tornare al suo mondo. E’ un personaggio intenso, profondo e straordinariamente interpretato dall’ottimo Goodman, ultimamente molto impegnato nel campo dell’animazione (vedi ad esempio l’eccellente prova data ne The Emperor’s New Groove). Mike è l’ipercinetico e inizialmente cinico amico di Sullivan; è uno di quei personaggi che se la sanno sempre cavare: parlantina pronta, scusa sempre in tasca per ogni momento di emergenza e con aspirazioni da comico intrattenitore, aspirazioni che vanno continuamente frustrate (sul finale, infatti, i ruoli si invertiranno: la fonte di energia di Monstropolis non saranno più le urla di terrore, ma le risate; e quindi sarà Mike a entrare in contatto con i bambini. La sequenza in questione è veramente bellissima: il bambino si sveglia sentendo parlare qualcuno e si trova vicino al letto Mike con tanto di microfono, seduto su di uno sgabello modello Night Club (in effetti è come vedere davvero Billy Crystal!!!). Le battute del nostro occhiuto personaggio non vengono assolutamente "colte" dal marmocchio che lo guarda molto perplesso, fino a che Mike, con un gesto di vinta rassegnazione, ricorre al sempreverde Toilet-Humor inghiottendo i microfono e sparandoselo in mano dopo pochi secondi sull’onda di un poderoso rutto da competizione. E’ superfluo dire che sarà chiaramente il primo in classifica in tutta la Monsters, Inc.…).
 

La realizzazione tecnica prevede l’impiego di modelli di animazione già visti e di altri nuovissimi e sviluppati per il lungometraggio. Fra i primi rientra l’animazione di Mike che si sovrappone perfettamente con quella di Flik ne A Bug’s Life; bisogna dire che i personaggi in definitiva si assomigliano molto: forme tonde, carattere dinamico e ipercinetico; i movimenti piuttosto frenetici degli arti sono quindi un denominatore comune che rende accettabile la riproposta di uno stesso modello dinamico. Sullivan è animato in modo veramente eccellente, a partire dalla camminata, lenta, dinoccolata, serena e tranquilla, ben diversa da quella saltellante di Mike (perché significativamente diversi sono i personaggi). L’elemento sicuramente di picco è dato dall’animazione del pelo: Sullivan è infatti un personaggio a pelo lungo (non come Donkey in Shrek)! Non se ne contano molti nel campo dell’animazione in generale: infatti, il movimento del pelo deve accompagnare tutta l’animazione del soggetto, ovviamente con una dinamica sensata e che corrisponda il più possibile alle esigenze della fisica, se si vuole rendere credibile l’animazione e questo è un problema e un onere sicuramente non sottovalutabile. La PIXAR è riuscita a fare una simulazione assolutamente straordinaria!!! Gli esempi sono davvero tantissimi, ma sopra tutti c’è la sequenza nella tormenta di neve, vera dimostrazione di grande maestria (anche se sarebbe molto meglio definirla una "dimostrazione di tecnica", visto che la maestria in questo campo è ben altra e al momento ha un solo nome: Glenn Keane!).

L’unica nota dolente è come al solito l’animazione degli umani: migliorata nell’organizzazione complessiva dei movimenti, ma con la solita pecca della "faccia di plastica"; del resto, rendere una credibile animazione del viso non è riuscito nemmeno alla Square Picture

La colonna sonora (dell’ormai affezionatissimo Newman) svolge la sua funzione con coerenza e con interventi molto azzeccati. Inoltre la canzone dei credits finali è cantata da Goodman e da Crystal, in perfetta armonia con lo spirito del lungometraggio. Molto divertente è anche la sigla di apertura con uno stile grafico che ricorda moltissimo le produzioni degli anni ’60 di alcuni corti della Warner e della UPA.

Questa produzione è in definitiva veramente gradevole, un piccolo capolavoro in un certo senso; e penso che farà bene sia ai bambini (che forse potranno così stemperare alcuni timori), sia agli adulti…
 
 


 
 

Cast and Characters


 
Mike Wazowski……………………. Billy Crystal
James P. 'Sulley' Sullivan………….. John Goodman
Henry J. Waternoose………………. James Coburn
Celia……………………………….. Jennifer Tilly
Flint………………………………... Bonnie Hunt
Boo………………………………… Mary Gibbs
Randall Boggs……………………… Steve Buscemi
Yeti………………………………… John Ratzenberger
Fungus…………………………….. Frank Oz

 
 
 
 
 
 
 
 
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Luca Fava

 Autore: Luca Fava (Copyright © 2001)