The Secret Of NIMH

(Brisby e il Segreto di NIMH)
 
 






Questo lungometraggio, risalente al 1982, rappresenta il debutto solista di colui che diventerà un conosciuto regista nell'altra metà del mondo dell'animazione (quella non Disneyana per intenderci, anche se, come vedremo, questa definizione non è propriamente fino in fondo corretta): Don Bluth. La sua storia artistica è molto interessante; Bluth approdò alla Disney nel 1956, lavorando per un anno e mezzo come assistente sotto la guida di John Lounsbery. Dopo un intervallo di dieci anni ritornò all'animazione come lay-out artist della Filmation (la casa che nei primi anni '80 circa produceva la serie televisiva di He-Man, per intenderci). Nel 1971 fu di nuovo presso la Disney lavorando su diversi lungometraggi, tra cui anche The Rescuers. Ma anche questa parentesi durò poco: infatti nel 1979, insieme a John Pomeroy e Gary Goldman, Bluth lasciò definitivamente gli studios, lamentando il decadere della tradizione disneyana (e visti gli ultimi lungometraggi, fra cui anche Dinosaurs di prossima uscita, non mi sento proprio di dargli torto). Assieme ai colleghi aprì una casa produttrice autonoma, operazione sicuramente molto coraggiosa in un periodo in cui la Disney faceva il bello e il brutto tempo, e nel 1982 presentò The Secret Of NIMH, tratto dal romanzo "Mrs. Frisby and the Rats of NIMH" di Robert C. O'Brian. Il successo fu discreto, ma non eclatante per le ragioni che vedremo in seguito. Nel 1986, in coproduzione con l'Amblin Entertainment di Steven Spielberg, (che proprio ora comincia a mettere mano anche nel mondo dell'animazione) arriva il successo mondiale grazie a An American Tale, delizioso lungometraggio che narra il viaggio del topolino Fivel (c'è da chiedersi a questo punto se Bluth non abbia contratto la sindrome di Mickey Mouse, visto che i suoi principali lungometraggi erano basati su topi…) dalla natia Russia all'America, terra in cui "non ci sono gatti e le strade sono lastricate di formaggio". A queste pietre miliari nella produzione di Bluth, sono seguiti altri lungometraggi, con cadenza scostante, fra cui ricordiamo The Land Before Time (1988), Anastasia (1997) e il recente Titan A.E. (1999).

Ma veniamo al lungometraggio in questione, The Secret of NIMH. Si può affermare senza tema di smentita che questo lavoro rappresenta lo "stato dell'arte" dell'animazione di Bluth, almeno per un esteso periodo di tempo; fin dai primi fotogrammi si rimane colpiti dalla straordinaria qualità grafica che contraddistingue tutto il lungometraggio, senza un solo istante di caduta. Le colorazioni sono ricchissime, ora intense e squillanti, ora soffuse di sognanti tinte pastello, e tutte le scene sono caratterizzate da studiatissimi accostamenti cromatici. Ogni fotogramma è in pratica un bellissimo quadro, in cui l'insegnamento Disneyano relativo alla comunicazione emotiva dei colori trionfa pienamente. L'animazione è qui elevata quasi ad arte assoluta: i movimenti dei personaggi sono completamente fluidi, morbidi, l'interazione con i fondali è perfetta e la multiplane camera è usata indubbiamente in modo sapiente (il tutto va raffrontato con gli stardards del tempo). Anche le inquadrature che richiedono un campo lungo, come la scena del trattore ad esempio, sono ben concepite a livello di lay-out e ben realizzate dal punto di vista tecnico. Bluth non si risparmia nemmeno sui movimenti di camera: un esempio per tutti è dato dalla scena del combattimento fra Justin e Jennar; il tutto si svolge fra le rocce, su più livelli e la camera si sposta in tutte le direzioni dello spazio, dando una vera tridimensionalità alla scena e permettendo allo spettatore di partecipare completamente. Tuttavia, anche questo lavoro non è esente da diversi errori, che potremmo definire "di distrazione": la pietra magica al collo di Mrs. Brisby compare e scompare a seconda delle inquadrature, qualche ombra sparisce, un fotogramma è sfasato in fase di montaggio (Mrs. Brisby che sale sulla ruota del mulino ad acqua dopo essere sfuggita all'attacco di Dragon); a ciò si può aggiungere la fissità "di risparmio" di qualche personaggio nelle scene di gruppo e qualche errore nella continuità logica delle inquadrature (dettaglio sulla famigliola Brisby presso la nuova casa e campo lungo della stessa area per introdurre l'arrivo di Jeremy che però non comprende il gruppo). A difesa del lungometraggio c'è sicuramente il fatto che lo Studio di produzione non aveva l'organico che altri si potevano permettere; il numero di persone che curavano i fondali si potevano ridurre a tre o quattro, così come i responsabili dell'animazione dei personaggi; pochissimi inoltre anche gli intercalatori e gli addetti al montaggio alla multiplane camera. Certi errori sono quindi in un certo qual modo scusabili. E' bene ricordare che siamo nel 1982, periodo in cui c'è uno strano vuoto nel campo dell'animazione: la Disney in modo particolare risente di una crisi di ispirazione che si concretizza ne The Black Cauldron del 1985 (in assoluto il più grande flop che la casa di Burbank possa ricordare). Al 1981 risale infatti The Fox and the Hound, ultimo e stanco fuoco di una generazione di artisti (the nine old man, i meravigliosi autori di tante pietre miliari nel campo dell'animazione, fra cui The Jungle Book, The Aristocats, The Sword in the Stone e così via) che si andava spegnendo. Bluth compare in questo scenario come una sorta di cometa, proponendo uno stile di animazione solido, magico, coinvolgente e ammaliante (nella piena tradizione Disney, ma con qualcosa in più). Ma nonostante tutto, il lungometraggio non riesce a convincere completamente il grande pubblico. Ciò che purtroppo manca e che rappresenta un ingrediente fondamentale in qualsiasi tipo di narrazione, è una solida storia. Bluth racconta le avventure di Mrs. Brisby, topolina vedova e coraggiosa che, sfortuna fra le sfortune, dopo aver perso il consorte, si ritrova anche minacciata dall'arrivo della stagione dell'aratura in un momento in cui Timothy, il figliolo più piccolo, è molto malato e non si può spostare dal letto senza incorrere in certa morte. Chiederà aiuto al Grande Gufo, una creatura ammantata da un'aura di mistero e da un sacro terrore (i topolini piacciono moltissimo ai gufi, ma non il contrario.. chissà perché..). Arriverà a conoscere i misteriosi Ratti del NIMH, guidati dal vecchio e saggio Nicodemus; riuscirà a salvare la famiglia e a scoprire la verità sulla morte del suo consorte Jonathan Brisby. La storia è intrisa di magia e da un messaggio ecologista molto forte, ma lo spettatore tende a perdersi fra i tanti elementi dati per scontato e che compaiono senza fluidità narrativa. E' proprio in questi casi che si riconosce l'importanza assoluta di una buona storia e di una buona narrazione: la valenza tecnica è un mezzo per veicolare un messaggio, ma senza quest'ultimo ci ritroviamo ad assistere ad un pressoché inutile sfoggio esibizionistico, fenomeno questo che diviene sempre più tristemente concreto nelle nuove e più recenti produzioni.

Menzione particolare va fatta a Jerry Goldsmith, eccellente autore della colonna sonora: la fusione fra colori e musica è qui perfetta!! Il brillante compositore, autore di altre colonne sonore sia per l'animazione che per film in live action, riesce ad interpretare perfettamente le intenzioni e le esigenze emozionali del regista e del lungometraggio e il risultato è veramente ottimo. A ciò si aggiunge anche un fantastico cast vocale, fra cui ricordiamo Hermione Baddeley, John Carradine, Elizabeth Hartman, Derek Jacobi, gli eccellenti Paul Shenar e Peter Strauss. Impossibile infine non nominare Dom De Luise, veramente impagabile nel doppiaggio di Jeremy, corvo allergico ai gatti, perennemente alla ricerca dell'anima gemella, goffo e impacciatissimo (e anche frustrato dal fatto di essere sempre chiamato "tacchino" dai figlioli di Mrs. Brisby…). Inoltre, questo lungometraggio rappresenta anche l'inizio di una lunga collaborazione fra l'attore e lo stesso regista, visto che la sua voce ritornerà più volte a caratterizzare i personaggi di Bluth (ricordiamo per tutti Tiger, il gatto onicofago di An American Tale…).

In sostanza non si può negare a questo The Secret Of NIMH un'indubbia valenza artistica. Ma purtroppo manca quel qualcosa che avrebbe sicuramente consacrato questo lungometraggio come assoluto capolavoro.
 
 




The Secret of NIMH (1982)


Norbert Auerbach
Councilman 1
Hermione Baddeley
Auntie Shrew
Lucille Bliss
Mrs. Fitzgibbons
John Carradine
Great Owl
Charles Champlin
Councilman 3
Dom DeLuise
Jeremy
Shannen Doherty
Teresa
Ian Fried
Timmy
Elizabeth Hartman
Mrs. Brisby
Tom Hatten
Farmer Fitzgibbons
Jodi Hicks
Cynthia
Derek Jacobi
Nicodemus
Dick Kleiner
Councilman 2
Joshua Lawrence
Billy Fitzgibbons
Arthur Malet
Mr. Ages
Edie McClurg
Miss Right
Aldo Ray
Sullivan
Paul Shenar
Jenner
Peter Strauss
Justin
Wil Wheaton
Martin

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
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Luca Fava

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