
"Pocahontas" è il titolo del 33-esimo lungometraggio animato realizzato dalla Disney e, a mio avviso, è anche lindice di uno stadio fondamentale nellevoluzione dellanimazione.
La lavorazione è cominciata nel 1990, quando Mike Gabriel (co-direttore di Pocahontas insieme ad Eric Goldberg e di The Rescuers Down Under) ha scelto come tema portante la storia di uneroina indiana del popolo dei Powhatan; non riassumerò in questa sede la trama del film, ma ne prenderò in considerazione gli elementi, a mio avviso, più salienti.
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Spiragli della luce che Ratcliffe non vedrà mai, trapelano invece involontariamente dal suo maggiordomo Wiggins (creato da Chris Buck): le sue considerazioni, sempre a fior di labbra e di mente sono perfettamente calzanti alle varie situazioni:
| Ratcliffe: | Ma perché questi selvaggi dovrebbero mai esserci ostili? |
| Wiggins: | Forse perché gli abbiamo
invaso il territorio, distrutto alberi,
sparato addosso senza ragione? |
| Ratcliffe: | Non dire sciocchezze; è perché temono per il loro oro! |
Il lato più disimpegnato del film è affidato al triangolo formato da Meeko (Nick Ranieri), Flit (Dave Prujksma) e Percy (Chris Buck). Meeko è un procione insaziabile e completamente selvaggio (con selvaggio voglio indicare il fatto che Meeko fa ciò che il proprio cuore gli suggerisce, sempre e liberamente); nonostante tutto ciò, questo personaggio manifesta, in alcuni momenti, una consapevolezza del proprio ruolo e della propria natura che lascia sgomenti. Flit è un serissimo, diffidente e soprattutto vendicativo colibrì, molto spesso vittima degli scherzi e delle azioni di Meeko; Percy è il cane (un botolo per la verità) viziatissimo e snob di Ratcliffe, o almeno lo rimane fino a quando Meeko non gli sconvolge completamente la vita nel modo più divertente (per noi, questo è sottinteso). Ciascuno di questi personaggi è un simbolo molto chiaro: Meeko rappresenta la totale schiettezza e libertà dellanimo e del cuore di Pocahontas (e di tutti, in fondo), Flit il senso del dovere (è dunque ovvio che questi due siano sempre coinvolti in qualche scontro fisico) è Percy rappresenta la possibilità di recupero di valori fondamentali quali il rispetto reciproco e la tolleranza.
Particolare rilievo va dato ai fondali (Raoul Azadani): sono essi stessi degli attori (cosa non nuova nelluniverso Disneyano, soprattutto nei lungometraggi più recenti). La foresta, presente per tutto il film, ci avvolge, ci inquieta e ci rassicura allo stesso tempo; gli ambienti sono tutti imponenti, tanto che nei campi lunghi gli esseri umani appaiono come una cosa piccolissima dispersa in una natura forte, ma non ostile e che abbraccia le sue creature come una madre benevola. Fondamentali sono le metafore ed i simbolismi, che sempre accompagnano la narrazione: le folate di vento con il delicatissimo corteo di foglie, in grado di sussurrare allorecchio di chi "ascolta con il cuore" la voce della natura; le nubi che si sviluppano dagli accampamenti rivali prima della battaglia, che sorgono con colori diversi per poi fondersi e mescolarsi nella stessa colorazione dellodio e dellincomprensione e così via.
Tutte le considerazione fatte finora giustificano egregiamente la scelta di un tratto di animazione più essenziale e più verticale (orientamento predominante in tutto il film), che permette un grande dinamismo fisico ed emozionale.
Questo lungometraggio è caratterizzato da un approccio molto "adulto" allargomento; si ride molto poco ed i momenti divertenti coinvolgono personaggi con un notevole spessore psicologico, anche se si tratta di animali (che però, pur rimanendo assolutamente tali, dimostrano di capire perfettamente le vicende umane e forse di saperne un po' di più). Si spegne il tono fiabesco che pervade altri film per lasciare il posto ad un senso di partecipazione e di consapevolezza che difficilmente si riscontra nellanimazione. La chiave di lettura, stavolta, è una sola, seria ed impegnativa: linterazione razziale ed il rispetto per tutte le cose viventi e non viventi. La Disney è, in un certo senso, maturata; non è più tempo di curiose bestioline parlanti, ma di narrazioni intelligenti e molto intense. Con questo non voglio e non posso asserire che lungometraggi più fiabeschi debbano sparire, poiché sarebbe come eliminare una delle principali funzioni del cinema danimazione, e cioè la totale evasione dal mondo reale per 80 circa, ma voglio sottolineare la potenza del linguaggio animato, che può assurgere al livello di vero film adulto.
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Luca Fava |