The Spell of the Unown







Terzo capitolo della serie dei lungometraggi dedicati a i Pokémon, The Spell of the Unown si rivela forse come la migliore produzione fra tutte quelle che abbiamo visto finora. Non mi dilungherò più nel descrivere la struttura di quest’ultima realizzazione della Kids’WB!, visto che è esattamente identica alle precedenti: cortometraggio di introduzione, The Pikachu Movie 2001, seguito dalla main feature, il lungometraggio vero e proprio.
 

The Pikachu Movie 2001 è stavolta ambientato in città ed introduce, come da tradizione, nuovi personaggi; cuore della storia sono i fratelli Pichu, che coinvolgeranno in una girandola di guai anche il sempreverde Pikachu (per chi ancora non lo sapesse, Pichu è lo stadio evolutivo antecedente a quello di Pikachu). Il plot è come al solito molto semplice e si conclude con l’usuale morale sull’importanza della collaborazione, sullo spirito d’unione, fratellanza ed amicizia, comune denominatore anche dei due cortometraggi precedenti. Ciò che colpisce veramente in questa produzione è la sua straordinaria cura grafica (rispetto ai prodotti precedenti): il tratto è pulito, molto ben proporzionato; i movimenti dei personaggi sono molto fluidi, con un’eccellente integrazione personaggio-personaggio e personaggio-fondale. I lay-out ed i rendering in CGI sono di ottima fattura, di concezione dinamica, generosi e di ampio respiro. I classici travels e track sono pochi e le inquadrature sono davvero varie. Buona ed azzeccata la paletta delle colorazioni.
 

Il commento sonoro mostra un po’ più di personalità rispetto alla due produzioni precedenti, anche se certamente non brilla per inventiva ed originalità: dal primo momento che quest’avventura si svolge in città, ecco comparire citazioni dalla Rapsodia in Blue di Gerswin e di altri brani più o meno noti che sottolineano il dinamismo delle azioni e la dimensione "cittadina" dell’intero cortometraggio. Si potrebbe dire che ancora una volta l’animazione seriale degli anni ’40 ha fatto scuola!! Mi riferisco al meraviglioso "Mouse in Manhattan" (1945) per la fortunatissima serie Tom & Jerry di Hanna & Barbera e avente come protagonista assoluto Jerry alla scoperta dell’immensa Broadway. Il parallelo con i maggiori film musicali della MGM è eclatante, per gusto scenografico, coreografico e colori (non a caso sarà Jerry a danzare con Gene Kelly in "Anchor aweigh"). Con questa produzione non si raggiungono sicuramente le vette del cortometraggio del ’45, ma la cura e l’impegno nel realizzare un prodotto più che discreto è ben evidente. Il tutto è "condito" da una regia dinamica e divertente che riesce a rendere più che tollerabili, se non addirittura gradevoli, le petulanti e palilaliche avventure in solitario dei Pokémon.
 

The Spell of the Unown racconta la storia di Molly di Greenfield, una bambina molto sola e attaccatissima al padre, il professor Spencer Hale, noto studioso di Pokémon rari. Durante l’esplorazione di una cripta segreta, il professor Hale, sulle tracce del pokémon leggendario Unown, viene risucchiato in un’altra dimensione, lasciando Molly completamente sola nell’immensa casa di famiglia. L’unica cosa che rimane alla bambina sono i reperti che il padre stava studiando nella cripta: strane tessere riportanti incise lettere misteriose. Questi oggetti rappresentano la chiave per contattare Unown, una sorta di pokémon coloniale, costituito da centinaia di individui, ciascuno a forma di lettera; il potere di questa creatura è enorme: è in grado di leggere i pensieri ed i desideri degli esseri umani e di trasformarli in manifestazioni concrete. La bambina si rinchiude così involontariamente in un castello di cristallo, circondandosi di un padre virtuale (il potente e leggendario Entei, evocato da Unown attingendo alle memorie dei giochi e dei racconti fra Molly e il padre) e di una madre non sua, mitizzata nella signora Delia Ketchum! Sarà dura battaglia per il gruppo di allenatori capeggiati dal tredicenne Ash Ketchum riuscire a strappare Molly dal suo involontario incubo, le cui ripercussioni stanno mettendo in serissimo pericolo tutta la popolazione di Greenfield. Ovviamente tutto si concluderà nel migliore dei modi, con il ritorno di entrambi i genitori di Molly (anche se non è chiarissimo il plot della madre… ma lasciamo pure stare) e con la relativa morale: se si ama veramente qualcuno, allora bisogna anche avere il coraggio di lasciarlo crescere e andare per la sua strada.
 

I personaggi del lungometraggio sono sempre gli stessi; Brock fa il suo ritorno nel team di Ash, dopo un periodo passato ad accudire e studiare Pokémon (mancava infatti nel secondo lungometraggio, The Power of One). Inoltre assistiamo anche alla grande ricomparsa di Charizard, liberato nella Valle Charicific dallo stesso Ash durante la serie televisiva e che ritorna in aiuto dell’amico. Sempre più sacrificato è il contributo del Team Rocket, sempre più sulla via della redenzione e relegato stavolta ad una particina veramente striminzita; riuscirà però a "portarsi a casa" le battute e le inquadrature finali del lungometraggio.

Ancora una volta, l’elemento più eclatante dell’intera produzione è il livello dell’animazione: i lay-outs sono veramente ampi, con un’ottima tridimensionalità e profondità di campo. Le animazioni dei personaggi sono di ottimo livello e le integrazioni con i fondali sono soddisfacenti, sia dal punto di vista cromatico, sia da quello dinamico (anche se in punto, durante un banalissimo track-in, si assiste ad un pattinamento dei personaggi. Cosa banalissima davvero, dovuta forse più ad una distrazione in fase di animation check più che ad un errore di animazione vero e proprio). Abbondante come di consuetudine l’uso della CGI, ma i risultati sono più che buoni; tanto per fare un esempio, il rendering dello sviluppo dei cristalli e di Unown è veramente ben riuscito, armonico e gradevole, anche in forza di una vincente paletta cromatica.

Il commento sonoro è molto "classico": epico nei momenti più drammatici e leggero nelle fasi più comiche, come da manuale delle istruzioni per il provetto animatore.

In definitiva, il risultato è buono, l’impegno nella realizzazione del prodotto c’è e si vede molto bene. I contenuti sono ancora una volta semplici ed immediati, ma vanno benissimo per il genere. Molto probabilmente, The Spell of the Unown rappresenta il miglior lungometraggio realizzato finora per quanto riguarda l’universo Pokémon.
 
 



 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
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Luca Fava

 Autore: Luca Fava (Copyright © 2001)