A cavallo di due mondi
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Il 18 dicembre 1998, in contemporanea mondiale esce sugli schermi il primo grande impegno nellanimazione della Dream Works: "Il Principe dEgitto".
Le implicazioni collegate a questo lungometraggio, allimponenza
dei contenuti e della macchina pubblicitaria messa in moto per il suo lancio
sul mercato sono ampie e riguardano diversi campi. Viene coinvolto, ovviamente,
il mondo dellanimazione, poiché il tentativo nonché la bandiera
degli autori è di proporre al pubblico una storia "adulta" con il
mezzo del disegno animato (forma da sempre ritenuta ideale per raccontare
di coniglietti saltellanti e di bambine disperse in foreste incantate,
ad esempio); è palese una sorta di "sfida personale" fra un astro
nascente della produzione cinematografica e un colosso che da sempre detiene
il posto donore nel cuore di generazioni e generazioni di bambini e famiglie
(sto ovviamente parlando della Disney); e forse azzarderei anche il tentativo
di rivincita personale di una "dinamo umana" (come lo definiscono in Dream
Works) quale è Jeffrey Katzenberg
nei confronti dellamministrazione Disney, che nel 1994 lo ha liquidato
senza troppi complimenti dal suo staff (nonostante lenorme successo dei
progetti che egli stesso ha portato avanti, realizzando nel 1993 ben il
43% del totale dei profitti della casa di animazione di Burbank).
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La realizzazione de "Il Principe
dEgitto" ha inizio nellagosto del 1994; lintenzione è
quella di raccontare con lanimazione una parte della Bibbia, ovvero la
storia dellEsodo del popolo dIsraele dalla regione di Gosen in Egitto
e laffrancamento dalla schiavitù. Argomento della trama, in sostanza,
la storia di Mosè, il
"salvato dalle acque", prima fratello del faraone e poi "risvegliato" strumento
di Dio per riportare la libertà al suo popolo. Il resto è
ben noto: il rifiuto del faraone (Ramses,
nome che in questo anno è stato più popolare dellinfluenza),
le Dieci Piaghe dellEgitto, il passaggio del Mar Rosso,
la lunga marcia fino al Monte Sinai per ricevere le Tavole della
Legge, i Dieci Comandamenti. La storia raccontata nel lungometraggio
si arresta a questo punto, ma direi che come imponenza ed impegno sia più
che sufficiente! Mastodontico limpegno, mastodontica la macchina produttiva:
100 milioni di dollari il budget stimato, 600 effetti digitali previsti
nelle riprese; la sequenza del Mar Rosso ha richiesto, oltre ad
uno staff e ad un direttore specifico solo per questa fase di realizzazione,
circa 380 ore-uomo! In totale, quattro anni di lavoro per 350-800 persone.
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Non si può negare che limpatto visivo, fin dai primi fotogrammi, sia efficace; la fatica, la sofferenza del popolo ridotto in schiavitù per "costruire fisicamente" la gloria dellEgitto è tangibile e anche cruda se vogliamo (sempre però estremamente "politically correct"! Gli stenti, le morti si immaginano solamente; non si vede nulla del genere per tutto il film, non una sola goccia di sangue). Le scene corali sono di grandissimo respiro, i backgrounds sono vastissimi, con colori e dettagli sempre ricchi ed emozionanti. Le folle che si muovono sullo schermo sono più che mai reali, prodotto di una CGI avanzatissima e tarata al millimetro. Ma tutto ciò non basta! In realtà cè qualcosa che non convince, qualcosa che non ci permette di uscire dal cinema con un sentimento unitario; non siamo stati i testimoni dellepico film che ci era stato suggerito dalla macchia di promozione.
In realtà ci troviamo di fronte ad un prodotto discontinuo per tensione emotiva ed anche per rendimento tecnico. Siamo certamente testimoni di scene fortemente coinvolgenti come il sogno rivelatore di Mosè ad esempio, scena in cui i geroglifici recanti nei secoli la gloria dellEgitto si animano per mostrargli lorrore della strage dei primogeniti ebrei ordinata dal Faraone per contenere la popolazione. Le immagini colpiscono lo spettatore come frustate in un crescendo parossistico fino allorrore finale, la scoperta della verità. Tutta la scena è sottolineata da un "silenzio urlante", uneco di urla e gemiti, quelli della madri a cui sono stati strappati i figli CGI e animazione classica si mescolano e si integrano perfettamente, creando leffetto "onirico" del sogno; non si può non menzionare la ricchezza espressiva di Mosè (realizzato da William Salazar e da James Baxter, questultimo sottratto alla Disney ed autore di personaggi di successo, come Belle e Quasimodo, ad esempio), in cui lo smarrimento di fronte ad unesistenza che si rivela improvvisamente una menzogna è realmente tangibile attraverso il viso, gli occhi, le tensioni del corpo e le movenze.
Ci sono altre scene di straordinario impatto, come la corsa delle bighe tra Ramses e Mosè, ancora fratelli in tutto e per tutto, sprezzanti del sudore e del sangue che sostiene la loro gloria, in cui lanimazione è assolutamente perfetta per dinamica, per inquadrature e per montaggio (anche se in alcuni momenti la CGI diventa in po troppo tangibile e lincantesimo è sul momento di spezzarsi ); o come la rivelazione di Dio a Mosè attraverso larbusto che arde del fuoco divino, caldo ed avvolgente, ma anche orribile e distruttore. Non si possono non citare le Scene delle Dieci Piaghe dellEgitto, ed infine la separazione delle acque durante la fuga attraverso il Mar Rosso. Laggettivo "grandioso" è quello che più si adatta alleffetto finale.
Ma proprio qui risiede il limite di questo pretenzioso lungometraggio, che solo a metà riesce a mantenere le proprie promesse ed ambizioni. Si ricordano solo "scene"! Manca quella continuità narrativa ed emozionale che lega i vari momenti di un lungometraggio (o anche di un mediometraggio o anche di un cortometraggio, il discorso è sempre applicabile: è chiaro che più lungo è il prodotto, più importante diventa questo fattore). E come una composizione musicale spezzata: ci sono bellissimi momenti intercalati da banalità o da materiale in disarmonia con la narrazione. Un esempio per tutti: quando Mosè si reca a Palazzo per intimare o meglio pregare il Faraone di lasciare libero il suo popolo, mostrando la trasformazione del bastone in serpente come "biglietto da visita" della Potenza Divina, i maghi di corte lo beffeggiano con un momento musicale e ripetendo "il trucco" con i loro bastoni; risultato è che il tutto si trasforma in un numero da cabaret! La caduta emozionale è palpabile in tutta la platea e lincantesimo è ormai spezzato. Concausa di questo deludente effetto è forse un commento sonoro non integrato nello spirito del momento (sicuramente anche a causa di una trasposizione italiana veramente ingrata). E dire che gli autori sono nientemeno che Hans Zimmer e Stephen Schwartz, reduci dal successo non ancora affievolito della colonna sonora de "The Lion King" luno e di "Pocahontas" laltro.
Altri elementi che lasciano dubbi sono, ad esempio, i rapporti ed i comportamenti della "famiglia faraonica": i due fratelli che scherzano e parlano al Faraone come si parlerebbe ad un padre autoritario Non si rivolge la parola ad un dio in terra in quel modo, se non a prezzo della propria vita! Ammetto che siano stati necessari momenti per mettere in risalto lumanità dei vari personaggi in modo da coinvolgere maggiormente il pubblico, ma un modello comportamentale così "americano" mi sembra eccessivo e causa di "scollamenti" dal background storico tanto ripetutamente ostentato. Ci si chiede in buona sostanza "ma questa scena che cosa centra?".
In definitiva non si può negare che il prodotto sia importante e ottimamente realizzato; i personaggi sono visti attraverso il loro spessore umano (anche se talvolta in una visione un po troppo schematica). Mancano le tipiche "mascotte" che popolano la produzione disneyana, proprio per sottolineare il carattere "serio" del lungometraggio. Cè anche una certa dose di humour (tipicamente americano!) che stride decisamente in alcuni passaggi, dove suona più come una caduta di stile che come un alleggerimento umoristico. Sembra evidente però come la Dream Works non abbia avuto il coraggio di valicare il confine che separa lanimazione intesa come vero e proprio mezzo di espressione per qualsiasi argomento, dal "modello Disney", costituito da trame abbordabili intercalate con numeri musicali vari.
The Prince of Egypt
VOICE TALENT:
| Val Kilmer | Moses |
| Ralph Fiennes | Rameses |
| Michelle Pfeiffer | Tzipporah |
| Sandra Bullock | Miriam |
| Jeff Goldblum | Aaron |
| Danny Glover | Jethro |
| Partick Stewart | Seti |
| Helen Mirren | The Queen |
| Steve Martin | Hotep |
| Martin Short | Huy |
PRODUCTION STAFF:
| Directed by | Brenda Chapman, Steve Hickner, Simon Wells |
| Produced by | Penney Finkelman Cox, Sandra Rabins |
| Executive producer | Jeffrey Katzenberg |
| Associate producer | Ron Rocha |
| Original Songs by | Stephen Schwartz |
| Score Composed by | Hans Zimmer |
| Art directors | Kathy Altieri, Richard Chavez |
| Production designer | Darek Gogol |
| Supervising editor | Nick Fletcher |
| Supervising production manager | Ken Tsumura |
| Production manager | Bill Damaschke |
| Artistic Supervisors Story | Kelly Asbury, Lorna Cook |
| Writer story | Philip LaZebnik |
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Luca Fava |