La progenie di Avery




Ci sono sicuramente tutti gli estremi per una causa legale!! Per anni, la popolazione degli orchi è stata infamata da un'immagine negativa diffusa con tutti i media; favole, fiabe, libri di fantasy e così via, hanno sempre dipinto le verdastre ed ingombranti creature come esseri crudeli, sanguinari, sporchi e puzzolenti… Ma finalmente è giunto il momento della vendetta, della verità! E la verità è che… "gli orchi sono come le cipolle"!!!

Con questo Shrek la DreamWorks aggiunge un altro pezzo alla scacchiera dell'animazione; un pezzo prezioso in verità, visto che il risultato del lavoro di 275 artisti, fra computer animators, software developers e engineers, è innegabilmente ben riuscito sotto tutti i punti di vista. Il nuovo lungometraggio è sicuramente un prodotto completo; è stata apportata cura nello studio della sceneggiatura (aspetto che soffre di una carenza più o meno generalizzata in questi ultimi tempi, purtroppo), nella visione registica delle varie scene, nella scelta del cast (assolutamente esplosivo!) e ovviamente nella realizzazione tecnica, ancora una volta ad opera della PDI (la stessa casa produttrice che ha realizzato AntZ nel 1998).

Shrek racconta la storia dell'omonimo orco la cui tranquilla e solitaria vita di palude viene sconvolta dall'arrivo di un esercito di insoliti campeggiatori forzati: i personaggi delle fiabe! L'involontario ospite si ritrova i tre topini ciechi per casa (e tre topi ciechi, dotati di una animo determinato e di un bastone bianco sono in grado di creare non pochi problemi), la bara di cristallo di Biancaneve sulla tavola, il lupo di Cappuccetto Rosso (ovviamente vestito da nonna) infilato nel letto e il resto della palude occupato da burattini di legno (uno solo ovviamente, ma bastante, visto che non fa altro che gridare "io non sono un burattino, sono un bambino vero!!"…), fate svolazzanti, streghe (con una dedicata pista di atterraggio), folletti colorati, nani e quant'altro. Lo sconvolto Shrek viene a sapere che la causa di questo cataclisma è Lord Farquaad, signorotto del vicino reame; il simpatico omino (e quando dico "omino" non sto usando un eufemismo, visto che è veramente un nano dalla testa grossa; "simpatico" invece è un eufemismo…) è alla ricerca dello Specchio Magico, l'unico in grado di svelargli il modo di diventare Re e per questo motivo sta mettendo taglie su tutte le creature delle fiabe. Ma la sue efferatezza non si ferma qui, oh no! Arriva perfino a torturare senza pietà l'omino di pan di zenzero (intingendolo ripetutamente in un bicchiere di latte, orrore!!!) per farsi svelare il segreto.
 

Ma come ben sappiamo, la malvagità viene sempre premiata (almeno all'inizio) e Farquaad "scoprirà" che per diventare Re deve sposare una Principessa; la sua scelta cade sulla Principessa Fiona, prigioniera nell'alta torre di un castello arroccato su di un'altissima montagna circondato da un lago di lava e custodito da un drago proverbialmente sputafuoco. Lord Farquaad indice immediatamente un torneo per scegliere il Campione che dovrà recuperare la bella per suo conto ("sicuramente molti di voi moriranno… Ma sono disposto al sacrificio"…) e l'onore andrà accidentalmente a Shrek, giunto al castello per lagnarsi dell'invasione subita dalla sua tranquillità domestica. Da questo momento in poi comincia una girandola di colpi di scena e di situazioni esilaranti che condurranno la vicenda al suo finale, lieto, questo lo possiamo dire; scopriremo che le cose non sono sempre così come appaiono ad una prima occhiata. Ci sarà qualcuno che troverà buono perfino Lord Farquaad, alla fine…
 

Il lungometraggio si apre con il solito libro di fiabe, le cui pagine ci introducono nella storia, raccontandoci di una principessa, di un castello, di un drago, di un sortilegio, di un bacio di vero amore… E su questa frase compare la mano di Shrek che strappa la pagina. Subito dopo udiamo lo scarico del bagno e lo vediamo uscire dalla casupola in legno allacciandosi le brache… Il destino di quella pagina e lo spirito dissacratorio del lungometraggio risultano immediatamente palesi. Da questo momento in poi, le gags si susseguiranno talvolta con ritmo davvero incalzante. Tutte le fiabe sono prese in giro, ma per la verità quello che viene dissacrato non è la fiaba o la favola in sé stessa (anche perché il valore educativo ed empatico di quelle storie è assoluto, innegabile e necessario per ogni bambino), bensì il modo caramelloso e zuccheroso con il quale il più delle volte le stesse vengono presentate (è bene ricordare che purtroppo le versioni delle fiabe più diffuse sono quelle edulcorate e modificate molto spesso per introdurre un lieto fine, con il solo risultato di uccidere il significato educativo della storia) . E siccome la Disney è stata la casa di produzioni animate che più ha attinto da quel magico calderone, aggiungendo molto spesso badilate di dolcificante alla ricetta, appare evidente come ogni riferimento non sia affatto casuale. Vediamo così scene in cui, vista la taglia sulle creature delle fiabe, Geppetto (o un omino che assomiglia incredibilmente a lui) consegna Pinocchio (o un burattino di legno che condivide la somiglianza) per pochi scudi; Peter Pan che si disfa di Tinklebell, i Tre Orsi in gabbia (con il più piccolo che si lamenta dicendo "questa gabbia è troppo piccola"…) e così via. E' bene specificare che anche altri sono i personaggi travolti da questa ondata dissacratoria: è il caso di Robin Hood e dell'allegra compagnia di Sherwood. Arriva cantando e saltellando con un'irresistibile pronuncia francese (nell'edizione italiana), determinato a salvare la Principessa Fiona da Shrek (che dopo averla salvata veramente, la sta accompagnando al castello di lord Farquaad) e finisce per prendere un sacco di legnate dalla stessa gentile dama che in tal occasione rivela tecniche di combattimento degne di Matrix (c'è infatti anche la bellissima scena del calcio in Bullet Time)! E' l'assoluto dileggio (come già aveva fatto anche Mel Brooks) di tutti quei film della vecchia Hollywood, in cui Robin Hood veniva raffigurato come un allegrissimo brigante buontempone che se la spassava nella foresta con un gruppo di amici, tra un duello con lo sceriffo di Nottingham e un flirt amoroso con la dama di turno.
 

Lo stile e lo spirito che caratterizza questo lungometraggio non è però una innovazione; le sue radici posso essere ricondotte al primo episodio di Screwy Squirrel, "Screwball Squirrel" del 1944, per la regia di Tex Avery (MGM); al suo esordio, Screwy liquida in modo brutale lo scoiattolo palesemente disneyano Sammy, protagonista del cartoon assieme ai suoi gentili amici della foresta, impossessandosi così della scena. Da questo momento in poi, è lo scontro fisico con il suo principale nemico (il cane Meathead) ad essere il fulcro della vicenda, attraverso un'infinita e riuscitissima girandola di gags. Altri esponenti di questo esplosivo modo di fare animazione saranno Chuck Jones e Robert Clampett, pilastri degli shorts Warner Bros degli anni '40 e '50. Shrek ha, fra le altre cose, il pregio di riproporre questo spirito Warneriano in modo assolutamente riuscito e gustoso.
 

Dal punto di vista tecnico, il lungometraggio è la riprova di come la PDI stia al passo con in tempi. Le animazioni sono fluide e piuttosto realistiche, sia per quanto riguarda i movimenti dei personaggi, sia per quanto riguarda le interazioni con gli elementi dei fondali. La realizzazione di Shrek si è avvalsa del software e_motion, precedentemente utilizzato in AntZ, ma solo per i volti; in questo caso, invece, è l'intero corpaccione dell'orco ad essere costruito con tale strumento. La sintesi del personaggio procede ancora una volta per layers successivi, a partire dalla struttura scheletrica, dall'impalcatura sulla quale vengono poi collocati muscoli, grasso, pelle e capi di abbigliamento (cosa comunque già vista in Dinosaurs ad esempio e fiore all'occhiello della ILM già di un bel po' di tempo). I liquidi, come il fango ad esempio, sono stati realizzati con il FLU (Fluid Animation System), mentre per l'abito della Principessa Fiona ci si è avvalsi del sempreverde MAYA. Molto ben curati i dettagli, come i fili d'erba che si piegano sotto i passi dei personaggi, il movimento dei peli delle pellicce degli animali e così via. Il discorso è leggermente diverso quando compaiono i personaggi secondari alla vicenda; il livello di animazione, inteso come qualità dei modelli di movimento, cala palesemente e in modo molto più marcato per i personaggi umani. Le illuminazioni e le textures sono in linea di massima soddisfacenti, tanto più funzionali quanto più ci si allontana dall'esigenza della riproduzione naturalistica di una scena. Purtroppo però, l'effetto "plastificato" che caratterizza la CGI tende a conservarsi e a comparire in modo talvolta più evidente del solito, ma questo è un difetto generalizzato alle varie case di Computer Animation (anche se forse sarebbe più appropriato considerarlo più come un marchio di fabbrica della CGI che come un difetto vero e proprio).

La caratterizzazione dei personaggi è molto ben riuscita, sicuramente grazie alle voci che costituiscono il cast. L'esempio per tutti è Donkey (Ciuchino), doppiato nell'originale da Eddie Murphy; ci troviamo di fronte ad un irriducibile quadrupede palilalico, dotato di una costanza nel perseguire i propri obiettivi (a prescindere da quali essi siano) assolutamente ferrea. Il suo modo di fare è talmente travolgente che nemmeno i draghi resistono al suo carisma… Degno di nota è anche il commento sonoro del lungometraggio, costellato da canzoni rock classiche, sempre molto brillanti e adatte allo spirito della vicenda.

In definitiva, se è vero che gli orchi sono come le cipolle, di questo Shrek vale sicuramente al pena scoprirne e gustarne tutti gli strati!!!
 
 



 
 

Mike Myers .... Shrek
Eddie Murphy .... The Donkey
Cameron Diaz .... Princess Fiona
John Lithgow .... Lord Farquaad
Vincent Cassel .... Monsieur Hood
Peter Dennis .... Ogre Hunter
Clive Pearse .... Ogre Hunter
Jim Cummings .... Captain of Guards
Bobby Block .... Baby Bear
Chris Miller .... Geppetto/Magic Mirror
Cody Cameron .... Pinnochio/Three Pigs
Kathleen Freeman .... Old Woman
Michael Galasso .... Peter Pan
Christopher Knights .... Blind Mouse/Thelonious
Simon J. Smith .... Blind Mouse



 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
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Luca Fava

 Autore: Luca Fava (Copyright © 2001)