~ Il ritorno del Mito ~
 
 
 
 
 
 
 

Veniamo ora all’interpretazione di Bakshi dei personaggi di Tolkien.

 

Gandalf: la sua realizzazione coincide largamente con quella del libro, un vecchio circondato da un’aura di mistero e di potenza, che parla senza mai rivelare troppo di ciò che sa, che scompare e ricompare senza dare troppe giustificazioni ai suoi compagni. Nella versione animata, risulta talvolta pomposo e declamatorio, ma si può supporre che ciò sia dovuto alla natura del doppiaggio italiano e alla necessità di uscire dalla linea guida del romanzo per ricucire la trama del lungometraggio, orfana di alcuni elementi fondamentali che devono per forza essere riassunti in tempi brevi.
 
 
 
 
Gli Hobbit: personalmente ritengo che l’interpretazione di Bakshi sia veramente ottima; tutto trova rispondenza con le descrizioni di Tolkien: i visi sono gioviali, con sorrisi limpidi da bambini, i movimenti sono agili e scattanti. Unica nota leggermente stonata è l’animazione di Sam Gamgee, il fedelissimo compagno di Frodo: nel lungometraggio compare come una vera e propria "macchietta", sia per movimenti (ecco cosa accade ad utilizzare il rodovetro di un nano) sia per l’aspetto fisico; in effetti, la somiglianza con Pinotto è altissima, per cui i doppiatori italiani, molto spesso irrispettosi nei confronti dei disegni animati (più nel passato che ora, fortunatamente), hanno pensato bene di dargli una voce analoga (se non proprio la stessa!). Il risultato non è certo felicissimo e piuttosto stridente nei confronti della restante compagnia di Hobbit. La personalità è improntata su un lato comico che in realtà non è l’elemento dominante dell’animo di Sam; la curiosità e l’interesse per il mondo all’esterno della Contea, per i misteri, per gli esseri magici come gli Elfi, l’amore e la devozione per Padron Frodo, sono tutto elementi che purtroppo fanno solo capolino nella trasposizione di Bakshi. Nonostante questa mancanza, il bilancio è comunque fortemente positivo.
 
 
 
Gollum: per la verità abbiamo veramente poche occasioni di vedere il "povero Sméagol" in questo lungometraggio, poiché il suo ruolo attivo nella vicenda del "Signore Degli Anelli", comincia proprio nel terzo libro della saga. La realizzazione grafica è efficace ed attinente al romanzo: quello che forse prima, come avrà modo di raccontare Gandalf a Frodo, era un Hobbit, ora era diventato a causa dell’Anello una creatura repellente che vive nell’ombra, commettendo nefandezze e malvagità. Il doppiaggio italiano purtroppo non mette in risalto tutti gli aspetti del personaggio (come le "esse" sibilanti, così viscide da far accapponare la pelle) che invece sono presenti nella edizione originale.
 
 
 
Orchetti: Nota dolente del lungometraggio; la realizzazione di orchi e orchetti è affidata al completo uso della live action opportunamente ricolorata; la descrizione delle razze goblinoidi è trattata in modo soddisfacente da Tolkien, mentre i personaggi realizzati da Bakshi richiamano alla memoria popolazioni africane sul piede di guerra; l’effetto complessivo è veramente poco gradevole. Attinente risulta invece la raffigurazione del Balrog, il demone custode degli orrori di Moria.
 
 
 
Cavalieri Neri: questi sono, insieme agli Hobbit, tra i personaggi più riusciti del lungometraggio; sono creature fatte di ombra, presenze inquietanti (se non proprio orribili) costantemente sulle tracce dell’Anello del loro supremo padrone e signore, Sauron. Vengono realizzati con la tecnica del rodovetro e della live action, allo scopo di creare un distacco visivo dal restante contesto dell’animazione: esistono infatti in un altro piano dimensionale, quello dell’Ombra, tangente e parallelo a quello della Luce in cui vivono gli altri personaggi.
 
 
 

 
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Luca Fava

 
Autore: Luca Fava (Copyright © 1997)