S P I R I T

 

 

In realtà, le chiacchere sono poche: dopo un incredibile successo quale è stato Shrek, è davvero difficile pensare che una casa di produzione riesca a mantenere lo stesso livello di qualità per i lungometraggi successivi! Quindi non mi sono particolarmente stupito nel constatare che questo Spirit - Cavallo Selvaggio non sia stato in grado di sostenere il confronto con la straordinaria produzione precedente.

La DreamWorks ha spostato la sua attenzione creativa sul mondo western, costruendo una piccola epopea equina che ci parla della libertà, dello spirito americano (ovviamente indomabile e dagli ideali distillati e purissimi), del rispetto della natura e dell'essenza di ogni creatura. E il problema sta proprio qui: le tematiche, sebbene valide, sono trite e ritrite! E' verissimo, non se ne parla mai abbastanza, ma penso che sia opportuno presentare l'argomento con nuove vesti e con un'ottica un po' più ampia, con qualche risvolto in più. In buona sostanza, questo Spirit sembra praticamente un film Disney, di quelli più fortemente dedicati alla visione famigliare, travestito da prodotto SKG. E' come se la sceneggiatura dei film di animazione avesse fatto un salto di dieci anni nel passato; la chiave di lettura è una e una sola soltanto e questo non fa che restringere drammaticamente il target del lungometraggio, a questo punto centrato sui bambini del primo ciclo delle elementari. In questo contesto, lo spirito dell'Arte dell'animazione ne esce maltrattato, sofferente e sminuito nelle sue potenzialità comunicative. Sicuramente tutto ciò è il risultato di una scelta di produzione, ma personalmente non posso che sentirmi enormemente deluso.

Se la sceneggiatura e le tematiche sono la tragedia di questo lungometraggio, nulla invece si può dire riguardo la perizia della realizzazione tecnica. Tutto inizia con un bellissimo piano sequenza con il quale lo spettatore è invitato a seguire il volo di un'aquila (i simbolismi dell'universo americano ormai si sprecano) fra canyons, fiumi e vallate, fino ad un'immensa prateria dove corre libera una mandria (si dice anche per i cavalli, vero?) di cavalli; e da qui comincia a svilupparsi (per quel che può) la storia con la nascita di Spirit, il nostro zoccoluto eroe dallo spirito appunto libero ed indomabile. Ottima la scelta delle palette cromatiche, dotate di colori profondi e penetranti. Più che eccellenti sono anche le varie inquadrature ed i layout di base: ampi, con movimenti di camera dinamici fino a 360° e dotati di un'ottima integrazione fra l'animazione in 2D (peraltro perfetta!!) e i fondali e gli effetti visivi realizzati in CGI.

Più dolenti le note riguardanti la sezione audio. E' bene precisare che circa 60' del lungometraggio sono pervasi da nitriti: allo spettatore viene presentata l'imperdibile occasione di assaporare con voluttà tutto il ventaglio (ricchissimo, che fortuna!!!!) di intonazioni che l'apparato di fonazione equino è in grado di produrre. Nonostante il risultato finale possa personalmente farmi venire una gran voglia di biada (ma il mio è un parere assolutamente personale e quindi opinabile), trovo che la scelta della produzione sia stata volenterosa: dopo tanti animali parlanti non farebbe male ritrovare la dimensione "reale" della comunicazione animale. Per la verità, questa dimensione è comunque contaminata in modo eclatante dalle modalità di comunicazione umana, visto che solo i primati sono dotati della muscolatura facciale "espressiva": non mi è mai capitato di vedere un cavallo sorridere o sollevare con fare sarcastico un sopracciglio! Ma forse non ho guardato abbastanza documentari del National Geographic... Ci troviamo così a mezza strada fra il tentativo di fare qualcosa di innovativo e di diverso e la paura di farlo fino in fondo, un po' come è successo per Il Principe D'Egitto. Pessime invece le canzoncine scritte e interpretate da Brian Adams, sulle quali non c'è veramente nulla da dire se non "scontate" e "banali".

In definitiva, ciò che veramente taglia le zampe a questa produzione è proprio la mancanza di una sceneggiatura veramente valida. La platea ottimale risulta composta principalmente da bambini sui 6 -7 anni e dai maniaci dell'equitazione... Speriamo di vedere qualcosa di più con le prossime produzione DreamWorks.

 

 


 
 
 
 
 
 

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Luca Fava

 Autore: Luca Fava (Copyright © 2003)