Il ritorno del Maestro
Ancora una volta riecheggia sugli schermi il possente
grido dell'uomo scimmia, Tarzan!
Ma questa volta, escludendo il lungometraggio belga di Picha, Tarzoon,
la honte de la jungle (1975) dileggio non sempre aristocratico
del mito di Edgar Rice Burroughs, è
a disegni animati e arriva da casa Disney. Per questo ennesimo prodotto
dell'animazione c'era una grande aspettativa: in gran parte soddisfatta!
Ma è anche vero che in esso si possono rilevare i segni di una stanchezza
creativa, in termini di contenuti, in un certo senso preoccupante. Ma veniamo
ai vari elementi che compongono questo godibilissimo lungometraggio…

Sicuramente in questo, più che in altri lungometraggi di casa Disney (e non), il livello tecnico dell'animazione raggiunge supremi livelli! E' difficile descrivere a parole come la complessità dei layouts, delle integrazioni fra rendering e painting in CGI e animazione propriamente detta si mescolino in modo eccezionale, portando sullo schermo un prodotto assolutamente omogeneo nonostante sia composto da diversi stili creativi. Chiaramente il punto di forza di tutto il lungometraggio è la giungla, maestosa, avvincente, ricca di toni blu verdi; già dal track-in che apre il film si può intuire la cura con la quale è stato riprodotto il mondo quasi incantato in cui vivono i gorilla e lo stesso Tarzan. Contrariamente agli altri lungometraggi (Beauty and The Beast, The Hunchback of NotreDame, Hercules, per citarne alcuni) in cui la carrellata introduttiva è sostanzialmente lineare, anche se arricchita da numerosissimi piani di animazione, in questo Tarzan vengono introdotte alcune rotazioni che rendono perfettamente la tortuosità del percorso che farebbe un ipotetico visitatore. Ma questo è solo un esempio; altro picco tecnico è sicuramente rappresentato dalle acrobazie che Tarzan, novello skater in perizoma, esegue fra liane, tronchi e intrecci arborei degni di una montagna russa. La fluidità dell'animazione, già di per sé stessa mirabile visti i continui cambi del punto di osservazione, è perfettamente integrata con i fondali, in continua rotazione e tutto questo grazie alla migliorata tecnologia del CAPS. Enormi progressi sono stati palesemente compiuti da lungometraggi, comunque validissimi per carità, come Beauty and the Beast (indimenticabile la scena del ballo), Aladdin (durante la fuga dalla Caverna delle Meraviglie, esempio alquanto "cigolante" di integrazione fra animazione disegnata e CGI), The Lion King (carica degli gnu), The Hunchback of NotreDame (salvataggio di Esmeralda), Pocahontas (Grandmother Willow).
Anche in questa produzione troviamo scene di massa, come
l'inseguimento di Jane da parte
di un intero branco di babbuini inferociti. Il dinamismo delle azioni è
assolutamente straordinario. La cosa veramente ammirevole è che
questo altissimo livello tecnico si mantiene per quasi tutto il lungometraggio;
tranne che per alcuni episodi, come il dialogo fra Clayton,
Jane
e Porter nel loro accampamento.
In questo caso, i colori, i fondali, i layouts appaiono irrimediabilmente
appiattiti, ma questo effetto non è tanto imputabile ad un effettivo
calo dell'attenzione e dell'accuratezza nell'animazione, ma quanto al contrasto
con il resto del film; in confronto a quello standard, anche un'animazione
medio-buona potrebbe apparire addirittura scarabocchiata!

Ma veniamo ora ad un'analisi dei personaggi che popolano
questo film. Non si può non partire se non dallo stesso Tarzan.
Basti dire che il suo creatore, nonché Supervising Animator è
Glen
Keane, già creatore di Ariel
(The Little Mermaid), Beast
(Beauty and the Beast), Aladdin
(Aladdin) e Pocahontas.
Io ritengo il suo talento assolutamente indiscutibile: è in grado
con semplici tratti di matita di delineare perfettamente lo spirito delle
sue creazioni, che mai risultano banali e piatte (basti pensare ad uno
dei suoi primi successi: Ratigan in
Basil
The Great Mouse Detective!!). Anche in questo caso da' vita ad un personaggio
valido (nonostante Tarzan non
sia facilmente gestibile), disegnando prima un bambino e poi un uomo sempre
assetato di conoscenza, sempre curioso, in grado di imparare dai propri
errori e che soffre per la sua diversità fintanto che non ne comprende
la ragione. La resa grafica, l'interpretazione della psicologia mediante
l'animazione sono assolutamente dei capolavori nel loro genere. Il viso
è franco, limpido e gli occhi sono, insieme alle posture del corpo,
il principale strumento di comunicazione di questo Tarzan
(secondo forse solo a Beast, che praticamente
aveva solo il viso per manifestare il proprio spirito). E' chiaro che di
fronte a cotanto talento, gli altri personaggi tendono un po' a perdere
di spessore. Ma rimangono di picco le interpretazioni grafiche e le animazioni
di Kala (animata da Russ
Edmonds), di Kerchak (animato
da Bruce W. Smith) e di Tarzan
neonato e bambino (John Ripa). Gli altri personaggi "umani" tendono
ad essere un po' opachi.
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Clayton, la guida-bracconiere della spedizione scientifica del dottor Porter, è un connubio fra Gaston (Beauty and the Beast) ed il bracconiere di The Rescuers Down Under; non gli riesce di risultare né particolarmente antipatico, né particolarmente affascinante, ma forse è questa banalità che gli animatori (e nel caso specifico Randy Haycock) andavano cercando.
Jane, animata da Ken Stuart Duncan (che aveva già lavorato con buoni risultati in Pocahontas) ci appare come una ragazza che vive in un mondo tutto suo, leggermente scollato dalle grettezze di quello reale. Non proprio svampita, ma semplice, sempre ben disposta, o quasi, a tutte le situazioni che le si presentano davanti (compreso l'assalto dei babbuini, che avrebbe sconvolto a morte qualsiasi essere umano…). Ma in effetti è un personaggio che può conquistare proprio per queste sue particolarità.
Porter, il
padre di Jane e curatore della
spedizione scientifica è disegnato da David Burgess, altra
vecchia conoscenza di casa Disney. Svampito al pari, se non di più,
della figlia, è un incrocio fra il Bianconiglio
di Alice in Wonderland e Merlin
di The Sword in the Stone. Una macchietta di colore nella giungla…
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Terk, la gorilla (lo so che detto così non suona proprio molto bene, ma le cose stanno in questo modo…) migliore amica di Tarzan è animata da Michael Surrey, incredibile animatore di Timon, il suricata di The Lion King. Il personaggio gode così dell'incredibile dinamismo tipico delle animazioni di Surrey.
Tantor, l'elefante
compagno inseparabile di Terk
è il risultato del lavoro di Sergio Pablos. E' sicuramente
uno dei personaggi più divertenti di tutto il lungometraggio, a
partire dal suo esordio in prossimità della polla d'acqua nella
quale gli altri elefanti del branco si stanno bagnando; ci sono in embrione
moltissimi aspetti del carattere di Tantor
che però purtroppo non trovano spazio nell'economia del film e rimane
un po' la delusione di non aver visto "crescere" del tutto questo personaggio.
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La regia del lungometraggio, ad opera di Chris Buck (al suo debutto nella regia dopo 20 anni di animazione in casa Disney) e Kevin Lima (A Goofy movie) è molto ben congeniata. Non ci sono tempi morti, tutto il film "fila" con un ritmo serrato e godibilissimo. Ci sono alcuni momenti molto belli come la sequenza di apertura con il parallelo fra il naufragio della famiglia di Tarzan ancora in fasce e la tragedia che colpisce la famiglia di Kala e Kerchak: in poche inquadrature c'è tutta una narrazione che getta le basi per lo sviluppo successivo della storia. L'incontro fra Kala e Tarzan è veramente delizioso, sia per la scelta dei tempi, sia per le caratterizzazioni dei personaggi. Sullo stesso stile anche la sequenza della crescita del giovane Tarzan nella giungla, anche se in alcuni momenti sembra di rivedere la crescita di Simba ne The Lion King. Ottima la scena finale con la morte di Clayton, in perfetta armonia con il resto del film: non si vede in filo di sangue (al massimo proprio un filo, un semplice segno di pennello rosso), nemmeno nelle scene più cruente e tragiche (come durante gli assalti di Sabor, il giaguaro). Ancora una volta, la scelta dei colori, i layouts e la dinamica delle sequenze si rivelano vincenti nel costruire un momento di grande intensità emotiva e coinvolgimento generale.
Ma come avevo preannunciato non sono proprio tutte rose e fiori; guardando bene i vari personaggi e il disegno generale dell'intero lungometraggio ci si accorge di come pochissimo materiale sia in effetti originale (e non mi riferisco certo all'opera di Burroughs, visto che l'ispirazione è più che palese!). Da un po' di tempo a questa parte, la Disney ha cominciato a citarsi addosso (come direbbe Woody Allen…); il film non è certo sostenuto da una storia mirabile: alcune tematiche, come la diversità, l'integrazione con il gruppo, l'impatto con la cosiddetta "civiltà" vengono solo accennate e ben presto lasciate da parte per dare libero campo all'azione e al dinamismo. Inoltre ci sono forti ridondanze con The Jungle Book, forse per la similarità del soggetto; al posto del branco di lupi di Akela ci sono i gorilla guidati da Kerchak. Troviamo pure un surrogato di Sherkan la tigre, stavolta nei panni o meglio nella pelle di Sabor, il giaguaro che va spargendo il terrore fra i gorilla fintanto che Tarzan non ne fa scendiletto… Anche stavolta compare un analogo di Kha, che come il suo predecessore finisce per annodarsi irrimediabilmente al termine di un inseguimento. Inutile dire poi come l'aspetto di Tantor (e degli elefanti in generale, compresa la "pista" che lasciano fra l'innocente vegetazione della giungla) ricordi in modo inconfutabile quello del Colonnello Hathi (anche se il carattere è completamente diverso). Ma forse il caso di clonazione più clamoroso riguarda la giovanissima Terk e la scena della presentazione di Tarzan neonato al gruppo dei gorilla da parte di Kala; In sostanza si ripete la sequenza di Bambi, con Terk al posto di Thumper. Gli interventi e il succedersi delle sequenze sono molto similari. In questa massa di "rivisto" figura però un simpaticissimo cameo costituito dalla teiera e dalla tazzina sbeccata che compaiono sui tavoli dell'accampamento della spedizione. I più attenti avranno sicuramente riconosciuto Mrs. Potts e Chip, da Beauty and the Beats. Ma il momento in assoluto più negativo riguarda sicuramente la ultime scene del lungometraggio, quelle in cui si vedono Tarzan, Jane, Porter (tutti rigorosamente in perizoma!) e tutti gli amici della giungla sfrecciare fra le fresche frasche, su tronchi o aggrappati a liane; ma che motivo c'era di immettere una sequenza che non aggiunge nulla alla narrazione e che per giunta ricorda in modo spaventoso le figurazioni di Holiday on Ice e la pubblicità di una nota marca di cereali al cioccolato! Per un ulteriore sfoggio tecnico? Ma se tutto il film esalta i livelli raggiunti dall'animazione targata Disney! Purtroppo, questa è una scelta che non riesco assolutamente a giustificare, né a comprendere, se devo esser sincero…
Ultimo, ma non ultimo, aspetto di questo lungometraggio è la colonna sonora, stavolta targata da una divinità dell'universo musicale mondiale: Phil Collins. L'ex-Genesis si è dilettato a comporre nuove canzoni, rigorosamente cantate solo dal medesimo e in tutte le lingue dei paesi in cui il film è stato distribuito!! A parte l'eccesso di protagonismo, il risultato è comunque gradevole e più che funzionale per il film, anche perché un talento come quello dello scafatissimo Collins non può non emergere da una produzione. L'unico appunto che mi sento di fare deriva dalla scarsa padronanza che l'artista ha della lingua italiana; non interpreta veramente ciò che canta, lo canta e basta. E confrontando le due edizioni (inglese e italiana) questa differenza si sente e non poco.
Alla fine della fiera, per tirare le somme, non si può
negare che questo Tarzan sia un validissimo prodotto. E' sicuramente godibilissimo e affascinante
ed è difficile non uscire dalla sala a bocca aperta. Ma il vero
vincitore, il vero artista che si erge incontrastato su tutti gli altri,
è ancora un volta Glen Keane, che riesce ogni volta
a stupirci con il suo talento, con la sua maestria e con la sua sensibilità!
CHARACTER ANIMATION
TARZAN
Supervising Animator - GLEN KEANE
Animators
GEORGES ABOLIN PIERRE ALARY MARCO ALLARD
DAVID BERTHIER BOLHEM BOUCHIBA PATRICK DELAGE
ERIC DELBECQ THIERRY GOULARD KRISTOFF VERGNE
BORJA MONTORO CAVERO TRAN-QUANG-THIEU JC
ENIS TAHSIN ÖZGÜR STÉPHANE SAINTE-FOI
JANE
Supervising Animator KEN STUART DUNCAN
Animators
JARED BECKSTRAND DOUG BENNETT ROBERT BRYAN
CAROLINE CRUIKSHANK MARK KOETSIER DOUG KROHN
KALA
Supervising Animator RUSS EDMONDS
Animators
MARIO J. MENJIVAR DOUGG WILLIAMS ANDREAS WESSEL-THERHORN
YOUNG & BABY TARZAN
Supervising Animator JOHN RIPA
Animators
STEVEN PIERRE GORDON JEFF JOHNSON YOSHIMICHI TAMURA
TERK
Supervising Animator MICHAEL SURREY
Animators
ADAM DYKSTRA DANNY GALIEOTE
DAVID MOSES PIMENTEL CHAD STEWART
CLAYTON
Supervising Animator RANDY HAYCOCK
Animators
TIM GEORGE RICHARD HOPPE MICHAEL STOCKER
PORTER
Supervising Animator DAVID BURGESS
Animators
DAVID BLOCK THERESA WISEMAN
KERCHAK
Supervising Animator BRUCE W. SMITH
Animators
ROBB PRATT MARC SMITH
TANTOR
Supervising Animator SERGIO PABLOS
Animators
JAMES HULL MIKE KUNKEL
JEAN MOREL STEVAN WAHL
SABOR
Supervising Animator DOMINIQUE MONFERY
Animators
MARC EOCHE DUVAL JUANJO GUARNIDO ZOLTÁN MAROS
APE FAMILY
Supervising Animator JAY JACKSON
Animator
CATHERINE POULAIN
BABOONS & BABY BABOON
Supervising Animator BRUCE W. SMITH
CAPTAIN & THUGS
Supervising Animator T. DANIEL HOFSTEDT
FLYNT & MUNGO
Supervising Animator CHRIS WAHL
BACKGROUNDS
Traditional & Deep Canvas
Supervising Digital Background Painter DAVID MC CAMLEY
VISUAL EFFECTS ANIMATION
Supervising Animator 3D Effects DAN CHAIKA
Supervising Animator MARK MYER
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Luca Fava |
Autore: Luca Fava (Copyright © 1999)