TREASURE PLANET

Il Pianeta del Tesoro

 

Per questo nuovo lungometraggio Disney, ritorna alla regia la coppia John Musker e Ron Clements, già autrice di diverse produzioni caratterizzate da ritmo, dinamismo e una buona dose di umorismo: parliamo di The Great mouse detective (1986), The Little Mermaid (1989), Aladdin (1992) e Hercules (1997). Sicuramente questo Treasure Planet rappresenta una svolta radicale nello stile e nella metodologia dell'animazione Disney; le tecnologie sviluppate gradatamente in questi ultimi anni, da Beauty and the Beast per intenderci, ed utilizzate singolarmente nei vari lungometraggi, sono state fuse ed integrate fino ad ottenere un risultato veramente strabiliante, realizzato in un arco di 4 anni e mezzo dal lavoro di un equipaggio di circa 350 artisti, fra animatori tradizionali e tecnici CGI!

Ma veniamo alla storia. Treasure Planet è liberamente tratto da "L'isola del tesoro" di Robert Louis Stevenson, racconto classico di pirati, tesori nascosti e perigliose avventure sul mare; Musker e Clements cominciarono a sviluppare l'idea di un adattamento in chiave animata di questo racconto circa 17 anni fa. Il progetto fu poi successivamente accantonato per dare spazio ad altre produzioni meno ambiziose (dal punto di vista realizzativo). Il lungometraggio racconta la storia di Jim Hawkins, un ragazzo di 15 anni ribelle e costantemente nei guai, alla ricerca della propria strada e della propria identità. La via per raggiungere questo scopo si presenta casualmente a lui sotto forma di mappa stellare al Pianeta del Tesoro, il leggendario forziere cosmico del famigerato Capitano Flint (probabilmente il più grande pirata mai esistito al mondo); secondo la leggenda (che un Jim di soli tre anni divorava avidamente con gli occhi e con il cuore sotto le coperte nella sua cameretta, invece di dormire) su questo pianeta sarebbe celato il "bottino di centinaia di mondi", la straordinaria ricchezza accumulata da Flint in anni e anni di scorrerie piratesche. Jim decide di partire alla ricerca del tesoro (e in verità del suo sogno) e con l'aiuto ed il finanziamento del dottor Delbert Doppler, valente astrofisico nonchè amico di famiglia degli Hawkins, si imbarca allo spazio-porto di Crescentia sulla RLS Legacy, guidata dal flessuoso e felino Capitano Amelia e dal suo primo "roccioso" ufficiale Mr Arrow. Fra l'equipaggio, costituito da alieni di tutte le forme e le dimensioni possibili, spicca subito la figura del cuoco di bordo, il corpulento John Silver, metà uomo e metà cyborg. Da qui le avventure si susseguono attraversando supernove che collassano, fughe da buchi neri, ammutinamenti e così via, fino al Pianeta tanto agognato. Alla fine dell'avventura, Jim diventerà padrone del tesoro più prezioso: la propria coscienza e la propria vita.

E' un dato di fatto: lo standard dell'animazione Disney ha con questo lungometraggio fatto un nuovo balzo avanti, che la mette al momento a qualche lunghezza di distanza rispetto alle altre produzioni dello stesso periodo. Ci viene presentato un lavoro davvero "ibrido", dove animazione 2D e CGI si fondono, si integrano e si completano vicendevolmente; si passa da personaggi animati nel modo classico, come Jim, ad esempio, a quelli completamente generati al computer, come B.E.N. (Bio-Electronic-Navigator), passando attraverso personaggi come John Silver che sono il risultato di una integrazione costante fra animazione 2D e CGI. Ma l'elemento sicuramente di maggior spicco riguarda l'introduzione del Virtual Set. Ripercorrendo la storia dell'integrazione 2D-CGI, dobbiamo partire dalla scena del ballo nel meraviglioso Beauty and the Beast, dove pesonaggi completamente animati in 2D si muovevano in un salone generato al computer; l'integrazione dei vari fattori veniva fatto con il CAPS, sistema computerizzato che faceva allora la sua prima comparsa. Successivamente, e arriviamo a Tarzan, il CAPS è stato integrato con il Deep Canvas, sistema che permetteva una maggiore fluidità e dinamicità alle riprese (e i volteggi di Tarzan fra rami e liane ne sono la dimostrazione più esplicita); il limite di questo sistema consiste nella realtiva mancanza di elasticità: una volta che la sequenza era stata realizzata, gli elementi grafici e il painting della geometria 3D non potevano più essere utilizzate per altre sequenze simili (bisognava praticamente riprogettare un'altra sequenza). Il Virtual Set è un'ulteriore espansione delle metodologie finora elencate: permette di costruire un set completamente virtuale e soprattutto completamente manipolabile; i punti di ripersa possono essere spostati e modificati a piacimento dagli animatori, in modo da generare sequenze con layout e piani di ripresa assolutamente nuovi per il mondo dell'animazione. Non è solo una questione di "novità"; i movimenti di camera con le riprese dall'alto a discendere della scena del ballo in Beauty and the Beast sono ancora mozzafiato e in un certo senso non hanno nulla da invidiare a quest'ultimo lavoro! Il grande avanzamento consiste nel fatto che ora questi layout "arditi" diventano un denominatore comune di tutto il lungometraggio, non più relegati alla scena "principale" della produzione. Un esempio dell'enorme duttilità di questo sistema è ad esempio la sequenza di introduzione del Jim quindicenne, mentre sfreccia fra ostacoli artificiali (macchinari e costruzioni varie) e naturali (canyons e rocce più o meno grosse) sul suo surf solare, con tanto di skydiving; la camera segue passo passo le acrobazie di Jim, tanto che lo spettatore tende ad accusare qualche vertigine. Altri set virtuali sono l'intera RLS Legacy e lo stesso Pianeta del Tesoro (forse si fa prima ad indicare quali set non sono virtuali, dato che il 75% del lungometraggio è realizzato così...). Altra ottima realizzazione in CG è B.E.N., un catastrofico androide palilalico e dissociato, con seri problemi di memoria (visto che ha fisicamente perso proprio quel componente del suo hardware...). E' stato realizzato da Oskar Urretabizkaja (l'Hydra di Hercules era sua) in ben due anni di lavoro. La complessità dell'animazione risiede (non è certo una novità) nelle caratteristiche di questo personaggio, veramente assurdo: i suoi discorsi e movimenti, come i suoi stati emotivi, sono praticamente random, miscelati e mescolati come da un shaker (la voce originale è di Martin Short, non c'è bisogno di aggiungere altro); tutto ciò richiede un'animazione schizofrenica, già complessa da realizzare in 2D, figuriamoci in CGI... Il risultato è comunque soddisfacente. E arriviamo al personaggio di John Silver, realizzato dal sempre più stupefacente Glen Keane. Non mi dilungherò nel citare la serie di personaggi memorabili che il Maestro ha realizzato finora; questo suo pirata, in bilico tra bene e male, è ulteriore riprova del suo incredibile talento e dimostrazione del fatto che il pubblico non ha ancora visto il massimo che Keane può dare. Dal punto di vista tecnico, John Silver è la sommatoria di animazione 2D e CGI, come lo stesso Silver è in parte umano (animato in 2D) e parte cyborg (animato in CGI). La realizzazione della componente CG è stata affidata a Eric Daniels. Keane ha portato alla vita il personaggio disegnandolo prima completamente in 2D e "semplificando" poi le componenti meccaniche (lato destro del volto, braccio e gamba destra) in elementi più semplici, di riferimento; una volta terminata e approvata l'intera sequenza, i disegni venivano scansionati e rielaborati da Daniels, che si occupava di renderizzare le parti meccaniche. Il braccio destro, in modo particolare, è un sorta di via di mezzo fra un coltello dell'armata svizzera e un jukebox (del quale ricorda il meccanismo di rotazione dei vari accessori, tra cui sciabola e pistola) e il suo concepimento meccanico non è stato certamente immediato; Keane era in grado di disegnare perfettamente da ogni angolazione ogni movimento dell'apparecchiatura, in modo da scegliere la posa migliore da renderizzare per il frame in questione. Ma la difficoltà più grande risiede nell'integrare i due stili di animazione nello stesso personaggio; non ci si limita più solamente alla scelta della più opportuna paletta di colori, ma si va alle radici dell'animazione del movimento. L'animazione classica si basa praticamente sempre sui dogmi base, vangelo degli artisti della matita fin dallo slapstick, fra cui la "deformazione" degli arti per dare più enfasi al movimento stesso; con un personaggio come Silver tutto ciò non è così immediato: il movimento in 2D è stato realizzato in maniera più "solida", mentre quello in CG ha introdotto fattori di elasticità che normalmente non appartengono al mondo della Computer Grafica. Il risultato è davvero più che eccellente.

Fortunatamente, questo Treasure Planet non è solo uno sfoggio di mirabolante tecnica; Musker e Clements (i quali, oltre che registi, sono anche gli sceneggiatori - produttori del lungometraggio) hanno saputo tenere le briglie della narrazione senza cedere a tempi morti, ad eccessi drammatici e così via. I ritmi sono ben calibrati, rendendo la visione veramente piacevole. Sicuramente buona la caratterizzazione di tutti i personaggi. Jim Hawkins è un ragazzino a cui la vita ha riservato una prova veramente difficile da superare e cioè l'assenza di una figura paterna. Il ragazzo non è orfano, ma peggio: il padre, di cui significativamente vediamo solo gli stivali o nel migliore dei casi la schiena, non è mai stato presente nella vita di Jim, fin da quando era piccolissimo e finirà con l'abbandonare completamente la famiglia. L'arco dell'infanzia di questo personaggio si rivela in una stupenda sequenza (il cui story-board lo dobbiamo a Glen Keane, ormai veramente ad un passo dalla regia) in cui ci viene presentato Jim a diverse età, ma sempre costantemente ignorato, fino all'abbandono finale; vediamo il curioso e affamato di sogni ed avventura bambino di tre anni, che legge delle scorribande del pirata Flint nel buio della sua cameretta di nascosto sotto le coperte, ripiegarsi progressivamente su sè stesso, schiacciato dal peso della trascuratezza del padre nei suoi confronti. Va da sè che a 15 anni, etichettato da tutti come "perdente", il ragazzo è completamente sfiduciato, si crede un buono a nulla, e non possiede nè autostima nè speranza per il futuro. Sarà proprio l'incontro-scontro con John Silver ad infondere coraggio e fiducia nel ragazzo, fino alla sua realizzazione finale! La rivisitazione che Musker e Clements ci offrono, si allontana in verità dal personaggio letterario in diversi punti. Nell'opera di Stevenson, Jim rimane orfano del padre; la madre è una figura debole e spenta (totalmente il contrario della donna risoluta, ma sempre "madre" che vediamo nel lungometraggio) che non fornisce nessun supporto, ne fisico, nè morale, al ragazzo, il quale non cerca nemmeno dei modelli sostitutivi delle figure genitoriali: "egli è il ragazzo che cresce, matura, diventa uomo da solo, fidando sulle proprie forze"(1). Jim è il vero personaggio attivo del romanzo, il deux ex machina che vive quell'avventura per il solo desiderio di viverla, non per altro. Personalmente ritengo che l'interpretazione Disney sia stavolta ottima, in un certo senso meglio di quella originale per le finalità e "l'economia narrativa" del lungometraggio; che probabilità ha un ragazzino rimasto orfano del padre, che non ha avuto e non ha un riferimento genitoriale saldo e rassicurante, di sviluppare autostima, intraprendenza e solida coscienza di sè tali da giustificare il comportamento che troviamo nel romanzo? In base alla mia esperienza, molto poche. Trovo il Jim sviluppato dagli autori Disney molto reale, molto attuale (purtroppo) ed estremamente sensibile. E' facile entrare in emaptia con un personaggio del genere, senza considerare che questo background fornisce un ottimo substrato per la relazione Jim - John Silver, veramente ben sviluppata, il vero cuore di questa narrazione.

John Silver è un pirata in bilico fra il male ed il bene; anche lui è da anni alla caccia del Pianeta del Tesoro ed è risoluto ad ottenerlo, a tutti i costi. L'incontro con Jim scuote la parte "umana" del suo cuore e la porta in superficie. Durante la sua permanenza sulla RLS Legacy, sotto le finte spoglie di cuoco di bordo, imparerà ad apprezzare le doti in embrione di Jim e finirà per affezionarsi al ragazzo, facendo per lui ciò che il padre non aveva mai fatto: considerarlo, litigandoci spesso semmai, ma cercando di strappare quella pellicola di apatia e di abbandono che rischiava di soffocare irrimediabilmente la vita del giovane Hawkins.

Il dottor Doppler è un astrofisico, ottimo amico della famiglia Hawkins, che coltiva un segreto sogno di avventura. Quando Jim scopre la mappa del Pianeta del tesoro, non temporeggerà un solo istante e si lancerà a capofitto nell'avventura, finanziandola personalmente. Inizialmente impacciato e fuori posto nelle sue osservazioni e considerazioni ad alta voce, si scontrerà con il carattere forte e determinato del Capitano Amelia; inutile dire che fra i due scoccherà la segreta scintilla dell'amore, fin dal primo istante (scintilla che ovviamente nessuno dei due vorrà riconoscere fino alla fine). E' un personaggio che si dimostra affidabile anche nelle situazioni più pericolose (come la sequenza della Supernova), mantenendo sempre umanità e gentilezza; un vero e proprio gentleman, insomma.

Il Capitano Amelia è l'officiale a cui viene affidata la responsabilità della RLS Legacy; dall'aspetto felino, ne conserva intatti fascino, eleganza e determinazione. Un personaggio dal cervello e dall'umorismo tagliente, concreto e diretto. Non si perde mai d'animo in nessuna situazione e mantiene un sangue freddo e un'autorità ammirevoli.

Degna di nota è anche l'ambientazione e la collocazione temporale della vicenda; non è il passato e non è il futuro: è come trovarsi nel 18° secolo, ma con una tecnologia molto avanzata, in un rapporto 70% - 30% (e questo si riflette sul taglio grafico di tutto il lungometraggio, dalle abitazioni alle strutture meccaniche). Inoltre, lo spazio è davvero come un mare: c'è un'atmosfera in cui sono immersi tutti i pianeti, chiamata Etherium. Questo è il motivo per cui le astronavi sono veri e propri galeoni... Rilevante anche il tipo di colori utilizzati: quello che l'art director Andy Gaskill voleva ricreare era un effetto di pittura a olio (come in Bambi); vista l'impossibilità di realizzare i backgrounds con questo tipo di tecnica pittorica (per ovvi motivi legati ai tempi tecnici di asciugatura del colore), la colorazione è stata effettuata completamente al computer, ricreando l'effetto cromatico tipico della pittura ad olio.

La colonna sonora è stata scritta da James Newton Howard, già collaboratore della Disney per Dinosaurs e Atlantis. Nel lungometraggio compaiono solo due canzoni, scritte da John Rzeznik (Goo Goo Dolls), di cui la prima "I'm still here" sottolinea la sequenza in cui sorge l'amicizia fra Jim e Silver (la seconda è sui titoli di coda). Nell'edizione italiana, il primo brano è interpretato da Max Pezzali che, nonostante i difetti macroscopici della sua linea di canto, mantiene un colore adattissimo alla sequenza, senza snaturarla e arrivando davvero ad un buon risultato complessivo.

 

 

 

Personaggi ed Interpreti

John Silver............................. BRIAN MURRAY
Jim Hawkins............................. JOSEPH GORDON-LEVITT
Captain Amelia.......................... EMMA THOMPSON
Doctor Doppler.......................... DAVID HYDE PIERCE
B.E.N. ................................. MARTIN SHORT
Billy Bones............................. PATRICK McGOOHAN
Mr. Arrow............................... ROSCOE LEE BROWNE
Sarah................................... LARUIE METCALF

 

 


 
 
 
 
 
 

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Luca Fava

 Autore: Luca Fava (Copyright © 2002)


 

Bibliografia: (1) P. Citati, Il Male Assoluto. Nel cuore del romanzo dell'Ottocento, Mondadori, Milano 2000, pp. 442-55.